Arriva il vaccino per i cocainomani

Grandi aspettative per il rimedio farmacologico all’uso di cocaina, ma combattere il problema comporta sempre una buona dose di volontà. In Italia più di un milione sono dipendenti

di Fabrizio Prosperi

cocaNew Haven – Arriva da oltre oceano, e più precisamente dall’Università di Yale, la speranza per migliaia di persone tossicodipendenti che, va precisato, vogliano realmente combattere la dipendenza da cocaina. Non si tratta di un comune vaccino contro l’influenza, per un virus o un agente batterico, ma di una sostanza che, nelle intenzioni, promette di aumentare il numero di anticorpi nel sangue contro l’alcaloide, irrobustire il sistema immunitario e neutralizzare la polvere bianca prima che arrivi al cervello, eliminando il suo effetto euforico.

Lo studio presentato sul numero di ottobre della rivista Archives of General Psychiatry lascia ben sperare i ricercatori sulla fase 3 di sperimentazione. I risultati sono frutto del lavoro di Thomas Kosten che, insieme al suo team, studia da 15 anni la composizione del vaccino. Partiti dagli animali, si è passati alle persone. Sono stati reclutati 115 soggetti tossicodipendenti, metà trattati con placebo come gruppo di controllo e metà col vaccino. Delle 58 persone che ricevono il trattamento, 21 (il 38%) mostra livelli di anticorpi più alti e una riduzione della cocaina nel sangue.

In totale l’esperimento è durato 12 settimane e, per stessa ammissione degli autori, “il trattamento ottimale richiederà probabilmente vaccinazioni ripetute per mantenere appropriati livelli di anticorpi nel sangue. Inoltre, occorre uno sforzo per trattenere i soggetti durante le serie iniziali delle iniezioni poiché i livelli di anticorpi aumentano lentamente durante i primi tre mesi previsti dal protocollo per l’immunizzazione.

Occorrono poi altri trattamenti durante il primo periodo di somministrazione per facilitare l’astinenza, per esempio arruolando soggetti dipendenti dalla cocaina già in programma di mantenimento con metadone. Per questo l’obiettivo per il prossimo futuro sviluppo del vaccino – concludono i ricercatori – sarà quello di incrementare la proporzione dei soggetti in grado di raggiungere i livelli di anticorpi desiderati ed estendere i periodi di astinenza attraverso un programma di mantenimento a lungo termine di tali livelli”.

Proprio per la natura del problema in discussione è d’obbligo quindi anche una forte motivazione personale, una componente comportamentale oltre che un aiuto chimico all’assuefazione. Come ogni dipendenza che assurge a tale status, il consumo di “coca” presenta necessariamente due facce della stessa medaglia. Si corre sul doppio binario fisiologico/psicologico, due componenti che del resto regolano incessantemente la nostra esistenza. Resta dunque pacifico che la maggior parte dei consumatori sceglie di fare uso di sostanze stupefacenti, proprio per la sensazione di piacere che ne deriva, spostando il contrappeso anche sulle terapie comportamentali che hanno un ampio range di efficacia.

cocainePreoccupante l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Europeo sulle Droghe, presentato due giorni fa a Bruxelles. Nell’Unione Europea sono circa 13 milioni le persone che hanno provato la cocaina almeno una volta nella vita, di cui la metà sono giovani tra i 15 e i 34 anni. Nella classifica stilata dall’European Monitoring Centere for Drugs and Drug Addiction l’Italia figura tra i 5 paesi a maggior consumo, insieme a Danimarca, Spagna, Irlanda e Regno Unito, con percentuali che oscillano tra il 3,1% e il 5,5%. Nell’arco di 7 anni nella nostra penisola, tra il 2001 e il 2008, in numeri sono quasi triplicati passando da 400.000 a oltre 1 milioni di persone.

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