Arresto Lusi: il Senato vota sì alla custodia cautelare dell’ex tesoriere della Margherita

Luigi Lusi (bolognatg24.it)

ROMA – Dopo una giornata di attesa il Senato vota e decide per il sì alla richiesta dei pm per l’arresto dell’ex tesoriere della Margherita, Luigi Lusi. Nessuna segretezza per un voto che ha visto in conclusione 155 sì, 13 no (Diana De Feo; Sergio De Gregorio, Marcello Dell’Utri, Piero Longo, Marcello Pera, Guido Possa, Valerio Carrara, Mario Ferrara, Salvo Fleres, Elio Palmizio , Riccardo Villari, Antonio Del Pennino e Alberto Tedesco) un astenuto (Piergiorgio Stiffoni) e il già annunciato gesto del Pdl: l’abbandono dell’aula. Lusi, che ha lasciato Palazzo Madama passando da un’uscita secondaria insieme ai suoi avvocati, ha commentato dopo il verdetto: «Sono una persona che sta vivendo un incubo».

Lusi ha espresso il suo giudizio anche sul comportamento dei senatori del suo partito («Ho notato che Bianco ha votato: almeno Rutelli ha avuto la decenza di non votare»), sulla partecipazione del Carroccio («Se la Lega non avesse partecipato non ci sarebbe stato il numero legale») ed ha speso qualche parola anche all’indirizzo dei giornalisti che aspettavano una sua dichiarazione («Vi dispiace se dico che non ne approfitto ma vado dove devo andare»). Se questo luogo sia il carcere di Rebibbia oppure la sua abitazione di Genzano, verso cui è partito su un’auto privata e dove aspetterà l’arrivo della Guardia di Finanza che dovrà eseguire la misura cautelare, è questione di interpretazione.

Nel suo intervento in aula, durato circa 30 minuti, Lusi ha chiesto che gli venga riconosciuto «il diritto dei comuni cittadini ad un giusto processo», ricordando il suo decino no ad azioni volte a trovare «un capro espiatorio, un colpevole per tutte le stagioni», nei confronti del quale applicare «inutili e fuorvianti misure afflittive dal sapore inevitabilmente punitivo e persecutorio». L’ex tesoriere ha ricordato la sua assunzione di reponsabilità in passato, quando spontaneamente si presentò davanti ai giudici, responsabilità cui non intende sottrarsi.  In conclusione quasi un appello ai colleghi senatori che è insieme un puntare il dito contro certa precisa politica: «Qualora, nel mio caso e per la prima volta nella storia del Senato, si decidesse di procedere con il voto palese contro il sacro principio di libertà di coscienza dei parlamentari, vorrà dire che il voto sarà di significato esclusivamente politico. Non è mai stato dato che dei dirigenti di partito inondino le tv con dichiarazioni per cui non avrebbero mai saputo alcunché sull’attività gestionale del proprio partito. Non è credibile che il tesoriere da solo abbia preso ogni decisione di spesa per 314 milioni, usando tra l’altro per 90 volte il bonifico che è il più tracciabile dei pagamenti, questo non solo non è credibile ma non è materialmente possibile».

L’interrogatorio di garanzia per lui potrebbe svolgersi già domani davanti a Simonetta D’Alessandro, il gup che il 3 maggio scorso firmò il provvedimento con cui chiedeva l’arresto per il reato di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita.

Laura Dabbene

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