Arianna: principessa o dea del Labirinto?

E così Teseo esce dal Labirinto e scopre la Verità. Scopre che, dopo aver esplorato ogni anfratto del labirinto, ha finito per ritrovarsi al punto di partenza. Ma il punto di partenza e d’arrivo sono sempre Arianna, e il filo non è  altro che il cordone ombelicale che unisce l’uomo alla caverna primordiale, cioè all’utero materno, nel cui interno il nascituro si trova in uno stato di gioia al quale l’uomo vuole e deve ritornare.

Simboli Hopi della Madre Terra

Queste immagini di labirinti della cultura Hopi, prese a esempio di una lunga tradizione grafica presente in tutto il mondo e in tutte le epoche, stanno a simboleggiare le braccia della Madre creatrice. La Terra che genera e accoglie. Quindi il labirinto, oltre a rappresentare il Regno degli Inferi, è il simbolo dell’alveo materno.

Ma Kern nel suo Labirinti. Forme e interpretazioni. 5000 anni di presenza di un archetipo, si spinge oltre e individua nelle sequenze dei tracciati della danza la forma originaria nella quale per la prima volta si manifestò l’idea di labirinto. Le figure di Arianna e Teseo sono legate proprio dalla danza, la più primordiale tra le forme d’arte: attraverso di essa l’uomo si fonde con l’universo, si può affermare allora che il labirinto prima di essere edificio, fosse un movimento, una danza per l’appunto.

Il mito narra che a Delo Teseo effettuò per la prima volta la geranos o “movimento della gru”, che imita la sinuosità del labirinto. Tale danza è compiuta da una catena di danzatori che stringevano tra le mani una corda e compivano un movimento verso sinistra per entrare nel labirinto, avvicinandosi alla morte, e un movimento verso destra all’uscire dal labirinto per riconquistare la vita, per ri-nascere.

La geranos era legata all’aspetto ciclico della prova del labirinto e deve probabilmente il suo nome alla gru, che è un uccello migratore; essa, almeno in origine, doveva significare non soltanto “danza alla maniera delle gru”, ma anche “la danza del tempo in cui volano le gru”, doveva aver, dunque, luogo in autunno, durante una festa di lutto per Arianna.

Kerényi ricorda che l’elemento femminile è strettamente connesso con la danza, la nascita e la fune, e che i testi antichi menzionano danze simili in onore di Artemide, Britomarte – figura corrispondente ad Artemide nella cultura cretese, ma la si potrebbe definire anche una figura cretese di Persefone – Persefone, tre dee che hanno a che fare con la nascita, con la morte o con entrambe contemporaneamente.

La danza delle gru

Il labirinto è, indubbiamente, un fulcro generatore di pensiero da non meno di 4000 anni fino a oggi: l’archetipo “labirinto” appartiene alla sfera del mistero che evoca, il problema che si pone è se il labirinto traduca o meno un bisogno comune a tutta l’umanità. È molto probabile che la Creta minoica (III-II millennio a.C.), sede di una sviluppata e viva società matriarcale poi soppiantata dalla più “razionale” società patriarcale greco-ateniese, fosse il luogo d’origine di questa “idea” diffusasi successivamente in altre parti del mondo grazie a quella che Kern definisce una situazione “labirintogena”.

La primordialità dell’immagine del labirinto che viene dalla spirale, simbolo costante dovunque l’uomo cominci a tracciare i suoi segni, sia che rappresenti il grembo femminile, sia che si materializzi nel movimento di una danza o nelle vie tortuose di una caverna, lascia l’impronta sinuosa che certi serpenti disegnano sulla sabbia. Un simbolo d’eternità da cui non si può prescindere per leggere, in miti vecchi come il tempo, l’importanza generatrice e viscerale del femmineo in un costante ma riequilibrante conflitto con l’elemento maschile.

Laura Dotti

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