Argentina e Onu mettono all’angolo la Spagna per i crimini franchisti

La giustizia argentina presenta una denuncia contro i responsabili dei crimini franchisti per i delitti contro l'umanità. E l'Onu pressa il governo spagnolo

Il giudice Maria Servini responsabile delle indagini contro i crimini franchisti

È dal 2010 che il giudice argentino Maria Servini ha tentato d’indagare i crimini franchisti commessi in Spagna tra l’inizio della guerra civile nel 1936 e le prime elezioni democratiche nel 1977. Lo ha fatto presentando un fascicolo penale con più di trecento testimonianze di vittime e familiari di queste che soffrirono la brutale repressione di quasi quarant’anni di dittatura. Le prime reazioni da parte dei poteri pubblici spagnoli furono il sistematico rifiuto alla collaborazione e il silenzio, protetto da una legge d’amnistia approvata nel 1977. Adesso, però, diversi organismi internazionali, tra i quali Amnesty International e l’Onu, hanno pressato il governo spagnolo affinché intraprenda azioni legislative per recuperare la memoria storica, riesumare i cadaveri e condannare i colpevoli. La giustizia universale è chiara: i crimini contro l’umanità non si prescrivono.

I DESAPARECIDOS – La Spagna è il secondo Paese al mondo, dopo la Cambogia, con il maggior numero di Desaparecidos, si calcola che più di 114mila persone sono scomparse durante la guerra civile nel periodo della dittatura franchista per motivi ideologici e, tuttora, si trovano sepolti nelle almeno duemila fosse comuni situate in tutta la penisola. I campi di concentramento, le fucilazioni, i lavori forzati, le sottrazioni di minori, le torture e le sparizioni nel nulla di oppositori politici sono, sfortunatamente, la cruda realtà della storia contemporanea spagnola. Nonostante la diffusa ignoranza, Francisco Franco ha imposto una delle dittature più longeve d’Ooccidente e anche dopo la sua morte – avvenuta nel 1975 – le istituzioni pubbliche spagnole non sono riuscite a salvaguardare pienamente la democrazia, preservando la casta privilegiata franchista le sue posizioni di potere.

IL SILENZIO DELLE ISTITUZIONI SPAGNOLE – Ancora oggi, le conseguenze per la mancata “depurazione politica” si sentono forti nella società spagnola. Da una parte, le persone che non sanno dove sono sotterrati i propri parenti e continuano ad affrontare numerosi ostacoli nella loro battaglia per il diritto alla giustizia e alla verità. Dall’altra, le autorità giudiziarie che archiviano le denuncie delle vittime, dichiarandosi incompetenti a giudicare la causa presentata nel 2006, relativa agli omicidi e alle sparizioni forzate, basandosi sulla legge d’amnistia ancora vigente. Inoltre il governo nega i fondi necessari all’applicazione della “legge di memoria storica”, approvata nel 2007, e addirittura intralcia i Paesi terzi nella conduzione delle indagini.

Mappa delle più di duemila fosse comuni presenti in Spagna Fonte: www.memoriahistorica.gob.es

LA GIUSTIZIA ARGENTINA – Nonostante tutto il giudice Servini è più che decisa nelle sue azioni e ha coinvolto il governo nel suo insieme e la società argentina, mettendo a disposizione le sedi consolari di tutto il mondo per raccogliere denunce e testimonianze. Dopodiché ha deciso di passare a una seconda fase, accusando di crimini di lesa umanità oltre trecento responsabili del regime franchista. Tra questi sono imputati tre ex ministri di Franco per aver firmato condanne a morte, uno dei quali è suocero dell’attuale ministro della Giustizia spagnolo, Alberto Ruiz Gallardòn. Figurano inoltre due ex capi della Polizia franchista, cui, a scopo cautelare – essendo stato riconosciuto un rischio di fuga – gli è stato ritirato il passaporto. Tra loro, il tristemente noto Billy el Niño (Antonio Gonzalez Pacheco), i quali metodi di interrogatorio vengono descritti come sadicidi. Da qui, l’ordine di estradizione dalla penisola iberica per essere processati in Argentina per crimini di tortura.

AMNESTY INTERNAZIONAL E L’ONU – Se questo non fosse sufficiente a mettere in imbarazzo la Spagna, Amnesty International ha pubblicato quest’anno un rapporto intitolato “Il tempo passa, l’impunità rimane”, con cui si sollecitano le autorità spagnole a garantire il diritto internazionale in materia di diritti umani assicurando la verità, la giustizia e il risarcimento alle vittime e alle loro famiglie. Inoltre, l’Onu ha emesso un dossier nel quale richiede al governo di adempiere il suo obbligo di cercare tutte le persone scomparse e creare una commissione ad hoc sulla verità della guerra civile e la dittatura, dopo che il mese scorso il Gruppo di lavoro sulle sparizioni forzate esaminasse la situazione del Paese.

UN POPOLO SENZA MEMORIA - Lo Stato spagnolo ha ora un anno di tempo per presentare prove di avvenuti progressi sulla questione e cercare di chiudere con veridicità e giustizia una ferita ancora aperta nella memoria recente della società. Perché si sa, un popolo che ignora il proprio passato è condannato a ripetere i propri errori.

Sandra Alvarez

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