Argentina, nuove proteste contro la presidente Kirchner

I cartelli sventolati in aria dai cittadini accorsi per protestare contro la Kirchner

Mar del Plata – Le proteste di piazza, in Argentina, sono spesso accompagnate dalle pentole. Pentole e mestoli che vengono colpiti con forza per creare rumore, rumore che si associa alle grida, ai cartelli e agli striscioni. I caceroleros, un termine che in italiano suonerebbe come “pentolacciari” o “casseruolari”, si sono dati appuntamento in massa ieri per le strade di Mar del Plata, notissima località turistica argentina a qualche centinaio di chilometri dalla capitale Buenos Aires, per protestare contro la presidente Cristina Fernandez de Kirchner, in carica dal 2007, rieletta nel 2011 per un secondo mandato con il 53,7% dei voti.

Le ragioni della protesta popolare, che con alti e bassi e azioni a volta violente, prosegue ormai da diversi mesi, sono molteplici: la rinnovata instabilità finanziaria, le accuse di corruzione dei membri del governo, nonché un rapporto incrinato con la comunità internazionale, dagli Stati Uniti d’America all’Europa a causa del blocco delle esportazioni, sino al Regno Unito, con il quale si è riaccesa la polemica per il controllo sulle isole Falkland/Malvinas, oggetto di una guerra lampo nel 1982 che fece quasi mille morti.

La Kirchner, succeduta al marito Nestor nel 2007, ha ottenuto nel tempo un consenso elettorale e popolare fortissimo, e ha rinvigorito il sentimento patriottico con la nazionalizzazione di numerose attività industriali ed economiche, alle Aviolinee argentine sino alla Ypf, compagnia petrolifera controllata da Repsol, la cui espropriazione ha dato il via a un duro scontro con il governo spagnolo e con i vertici dell’Unione Europea.

Dal 2011 in poi, tuttavia, l’adesione popolare alla politica peronista che da dieci anni è legge imperante nel paese sudamericano ha iniziato a incontrare il crescente disappunto del popolo, che ha visto con sospetto alcune nomine e azioni puramente propagandistiche, e che hanno intaccato la fiducia nella prima presidente donna eletta nella storia dell’Argentina.

Così ieri, mentre la presidenta riceveva la nave Libertad, tornata in patria dopo un sequestro giudiziario in Ghana duramente contestato dalle autorità (e che ricorda, per certi versi, la vicenda italiana dei Marò detenuti in India), le pentole suonavano per le strade, in un clima sostanzialmente pacifico, ma non per questo meno carico di risentimento e speranze per il ritorno «della democrazia, della giustizia e della libertà».

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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