Argentina: la morte di Nisman e la strage dell’Amia, dov’è la verità?

La morte del procuratore Nisman getta nuove ombre sulla strage dell'Amia, un caso ancora irrisolto a distanza di vent'anni, tra indagini e complotti

nismanUna strage avvenuta nel 1994 e tuttora irrisolta, una Presidente, Cristina Kirchner, al centro delle indagini e un procuratore, Alberto Nisman, trovato morto nella sua abitazione il giorno in cui avrebbe dovuto presentare il proprio dossier di fronte al Parlamento argentino. Una storia a tinte fosche, che con la morte del magistrato si arricchisce di un nuovo quanto inquietante particolare, i cui dettagli sembrano allontanarne ulteriormente la soluzione.

OMICIDIO O SUICIDIO? – In seguito ai risultati dell’autopsia, Viviana Fein, il Pubblico ministero incaricato delle indagini sulla morte di Nisman, ha escluso un qualsivoglia intervento esterno nella morte del magistrato, confermando le prime testimonianze che avevano negato movimenti sospetti nell’abitazione di Nisman. Affermazioni che non sembrano smentite dall’assenza di polvere da sparo riscontrata sulle mani del magistrato, considerato che, come ha ribadito il pm, potrebbe trattarsi di un «problema tecnico», dato dal piccolo calibro della pistola, che non permette una completa rilevazione. Tuttavia, anche la pista del suicidio presenta diversi ostacoli, tra cui l’assenza di una lettera in tal senso e le preoccupazioni che il procuratore aveva esternato riguardo la sua incolumità negli ultimi giorni, fino ad ipotizzare la necessità di una scorta.

IL GIORNO DELLA RELAZIONE – Ovviamente, è impossibile slegare la morte di Nisman dalla relazione che il magistrato avrebbe dovuto presentare di fronte al Congresso a porte chiuse, nella quale la Presidente argentina Cristina Kirchner veniva accusata di aver svolto un ruolo di primo piano nei depistaggi compiuti sulle indagini svolte sulla strage di Amia.

LA STRAGE DI AMIA – Un attentato avvenuto nel 1994, il cui obiettivo fu l’associazione ebraica Amia – Associazione Mutualità Israelita Argentina – e che costò la vita a ottantacinque persone, causando il ferimento di altre duecento. Secondo la tesi avanzata negli anni da Nisman, che segue le indagini dal 2004, la strage sarebbe stata organizzata dall’Iran ed eseguita materialmente da uomini riconducibili ad Hezbollah. In seguito all’evento, la Presidente Kirchner avrebbe aperto una trattativa con Teheran, garantendo l’immunità per gli agenti iraniani indagati, sei dei quali nel 2007 sono stati fatti oggetto di un mandato di cattura internazionale, in cambio di un canale preferenziale per l’importazione del petrolio iraniano.

nismanL’IRAN, LA COMMISSIONE, LE INTERCETTAZIONI –  L’Iran, dal canto suo, ha sempre affermato la propria estraneità alla vicenda, rendendosi disponibile a collaborare nella Commissione d’inchiesta proposta dal governo argentino. L’accordo che avrebbe dovuto portare alla creazione di tale organo fu però bocciato per incostituzionalità dalla Corte Federale argentina lo scorso maggio. Proprio dalle difficoltà di creare una struttura ‘bipartisan’ sono nate le indagini di Nisman, che negli ultimi due anni ha raccolto una serie di intercettazioni telefoniche tra diversi funzionari governativi e uomini ritenuti vicini alla Kirchner, il cui telefono non è stato però intercettato.

TANTI INTERROGATIVI - Una morte che senza dubbio solleva una notevole serie di interrogativi, a partire dalla documentazione che Nisman avrebbe dovuto presentare in Parlamento, ritrovata sulla scrivania del magistrato. Se il dossier, il cui contenuto non è stato ancora reso noto nei particolari, venisse certificato come autentico e completo in ogni sua parte, verrebbe meno la pista che vede nell’omicidio la volontà di far scomparire verità scomode. Bisogna anche considerare che, se da un lato il compimento dell’attentato da parte di Hezbollah è stato negli anni confermato da più fonti, la partecipazione dell’Iran, punto centrale della teoria di Nisman, venne messa in dubbio già nel 2009 dall’Fbi.
È comunque presumibile che, presto o tardi, i fascicoli redatti dal magistrato argentino verranno analizzati, insieme alle intercettazioni; solamente allora, forse, si riuscirà a fare un minimo di chiarezza sulla vicenda.

FOLLA IN PIAZZA – Nel frattempo, la notizia della morte di Nisman ha portato molti argentini in strada, dando vita a diverse proteste nelle vie di Buenos Aires. Al grido di “Todos somos Nisman”, slogan evidentemente mutuato dal celebre “Je suis Charlie”, tra Plaza de Mayo e Olivos, il quartiere in cui sorge la residenza presidenziale, la folla ha invocato a gran voce la verità sia sulla morte del magistrato che sugli eventi del 1994. Episodi che dipingono una realtà degna della migliore delle spy story, all’interno dei quali sembra sia in tuttora in atto una partita che va avanti da vent’anni.

 

Carlo Perigli
@c_perigli

foto: yalibnan.com diariodecaracas.com

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