Arctic30: cosa spinge a rendersi “colpevoli di pacifismo”

Arctic30

Una scena del video diffuso da Greenpeace

«Sono scene molto forti, fanno rabbrividire». Così, a caldo, Cristiana De Lia, responsabile per Greenpeace della Campagna Artico, commenta le scene del video diffuso dall’organizzazione ambientalista lo scorso venerdì: un video che mostra l’abbordaggio delle Forze speciali russe sull’imbarcazione degli Arctic30 che stavano tentando un’azione dimostrativa e pacifica alla piattaforma di estrazione petrolifera Prirazlomnaya, nella Russia Artica. «Nel video – riprende Cristiana De Lia – si vede abbastanza chiaramente come uno dei ragazzi venga spinto a terra con violenza per lasciare passare gli uomini delle Forze armate».

Non trova ancora una via di risoluzione la vicenda degli Arctic30, così sono chiamati i 28 volontari Greenpeace tra cui l’italiano Cristian D’Alessandro e i due giornalisti free lance che, dopo essere stati bloccati dalle forze russe, sono tuttora in stato di detenzione nel carcere russo di Murmansk, con l’accusa di pirateria cui si è aggiunta in un secondo momento quella di “Hooliganism”, cioè vandalismo, che può costare ben 7 anni di carcere.

«Il prossimo 24 novembre – spiega la De Lia – scade il secondo mese di custodia cautelare, e sapremo quali saranno gli sviluppi, se cioè verrà estesa o meno la detenzione e quali decisioni verranno prese». Intanto rimangono stretti e serrati i contatti con il console, gli ambasciatori e i legali di Greenpeace. «Abbiamo attivato tutti i canali diplomatici possibili. Grazie ai contatti, sappiamo che gli Arctic30 stanno bene, certo hanno perso peso, sembra che i primi giorni fossero tenuti a pane e acqua. Ma il loro morale è alto, perché sanno che stiamo lavorando per loro e ci stiamo spendendo con tutte le nostre forze».

Chi mai avrebbe immaginato un esito di questo tipo, per un’azione dimostrativa. «Certo, tutti noi siamo consapevoli dei rischi che le nostre azioni possono avere – chiarisce la responsabile De Lia – Avevamo messo in conto un fermo, ma non certo una risposta così spropositata come un’accusa di pirateria. Non era mai successo, e ci hanno colto di sorpresa».

Sono stati bollati come “pirati” solo per avere protestato pacificamente, per aver voluto far sapere a tutti che è sbagliato cercare il petrolio nell’Artico, una zona così fragile e importante per il nostro Pianeta.
«Non solo le trivellazioni possono agevolare lo scioglimento dei ghiacci – sottolinea con forza la giovane attivista – ma in caso di incidente, eventualità non remota, il disastro sarebbe immane: non possiamo intervenire in zone come quella artica, dove le temperature sono estremamente basse. L’Artico è un ecosistema fragile, cui non sempre si dà la giusta attenzione, perché è talmente lontano da tutto. Eppure, è il frigorifero” globale, regola il clima di tutto il Pianeta. E pensare che ha già perso i ¾ dei ghiacci, pari al 75%».

Arctic30

Cristian D’Alessandro

Parla con foga, Cristiana, perché la cosa le sta a cuore, e vorrebbe si accendesse più interesse da parte di tutti. Lei lavora da tre anni presso Greenpeace, i primi due li ha passati a Londra, poi si è spostata a Roma. «Io ho scelto il lavoro d’ufficio, ma provo molta ammirazione per chi sceglie invece di battersi in prima linea, di scendere sul campo con azioni dimostrative, come Cristian D’Alessandro. Non lo conosco direttamente, so che è un ragazzo molto introverso, non desidera stare al centro dell’attenzione. Ha studiato, si è dato molto da fare, e alla fine ha deciso di lasciare il laboratorio scientifico per battersi in prima persona per qualcosa in cui crede, nella speranza di poter contribuire a cambiare il mondo».

Il coraggio, la forza  di Cristian e degli altri ragazzi saranno premiati, Cristiana De Lia ne è sicura, fiduciosa nel fatto che la vicenda presto si risolverà al meglio. Tutti sono schierati con loro, hanno dimostrato sostegno anche molti personaggi della cultura e 11 premi nobel: un’ondata di solidarietà che aiuta a mantenere alto l’ottimismo.

Valeria Nervegna

foto: repubblica.it – quotidiano.net – change.org

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