Aracnofobia nella terra dei canguri. Ma il colpevole è l’uomo

A Sidney, in Australia, una preoccupante invasione di tarantole velenose. Una nuova conseguenza del riscaldamento globale

di Adriano Ferrarato

Una tarantola

Una tarantola

“Fece scivolare un pannello e infilò dentro una mano per deporre il grillo sul terreno. La tarantola non aspettava altro. Le sue grosse zampe pelose si mossero tutte insieme, per lanciarsi sulla preda. I cheliceri si alzarono e si abbatterono sul grillo in un colpo solo. L’insetto si mise a tremare, poi non si mosse più. La tarantola era immobile, con il suo pasto stretto tra i palpi” . Nel bellissimo thriller di Maxime Chattam, “Il veleno del ragno”, il formidabile investigatore Joshua Brolin è alle prese con un misterioso serial killer che nasconde all’interno delle abitazioni di Portland proprio questo pericoloso animale, gettando nel panico l’intera popolazione.

Tuttavia non è frutto di invenzione letteraria quello che sta accadendo in questo periodo a Sidney, in Australia, dove la popolazione locale sta combattendo contro l’impressionante invasione di “Funnel Web”, un particolare tipo di tarantola il cui morso può anche condurre la vittima al decesso. I numerosi aracnidi, così come annunciato dal quotidiano Sidney Morning Herald, stanno infestando la città penetrando nei giardini e nelle abitazioni dei numerosi residenti. Predatori dotati di scarsa capacità visiva ma di acuta sensibilità nel percepire qualsiasi tipo di vibrazione, questi ragni non esitano ad attaccare rapidamente non appena si sentono minacciati.

Una straordinaria proliferazione che è frutto tuttavia degli effetti del riscaldamento globale, che ne favorisce lo sviluppo e la riproduzione grazie all’innalzamento delle temperature terrestri. E non è certo il primo caso di anomalia dovuta ai cambiamenti climatici. Numerosi studi infatti hanno dimostrato una sorprendente diminuzione della produttività del miele da parte delle api. I valori più alti del termometro e le stravaganze del tempo (piogge torrenziali seguite da giornate di caldo secco) hanno completamente cambiato i cicli di fioritura delle piante, stravolgendo la vita dei poveri insetti che si ritrovano a creare il delizioso nettare anche “fuori stagione”.

Ape

Ulteriori ricerche hanno inoltre confermato un rapido e costante adattamento dei topi alle continue variazioni del clima. Oltre a quelle relative all’accoppiamento e alla sopravvivenza della specie, i roditori stanno addirittura modificando la loro morfologia fisica in funzione dei nuovi valori del termometro. Il meteo stravagante sta anche incidendo sulla tipica vita dei cani da slitta, che da diversi mesi hanno cominciato a mutare il pelo in pieno inverno. E non solo, i poveri quattro zampe sono soggetti a eventi di grande stress, trovandosi molte volte costretti a correre su sentieri continuamente battuti dalla pioggia e dove la neve è ormai sparita da tempo.

La natura sta così stravolgendo tutto e tutti: se è già noto a molti il progressivo scioglimento dei ghiacciai e l’aumento delle temperature medie di oceani e mari di tutto il mondo (non è un caso che nel Mar Mediterraneo abbiano di recente fatto comparsa alcune razze di squali  e pesci mai osservate in queste acque), non si è certamente potuto non notare la ritardata migrazione autunnale degli uccelli.

Si tratta di irregolarità molto preoccupanti: il maggior calore della terra ha oltretutto aumentato la moltiplicazione di batteri e parassiti, che con il caldo si rinforzano sempre di più devastando flora e fauna. In Germania ad esempio molti alberi vengono attaccati e indeboliti, come l’abete rosso, e rischiano addirittura di avviarsi all’estinzione. Per non parlare della raccolta nei campi di frutta e verdura, con conseguenti perdite di tipo economico e con effetti nocivi anche sugli animali delle fattorie.

L’invasione australiana delle tarantole non è quindi che una conferma ulteriore di un clima impazzito. Ma non sarà certo l’ultima e la più pericolosa, se l’uomo non deciderà di correre ai ripari e rimediare ai numerosi danni di cui egli stesso è responsabile. Se in futuro vogliamo evitare come i poveri cittadini di Sidney di avere sgradite sorprese dentro le nostre case bisogna darsi da fare e salvare la natura. Soprattutto da noi stessi.

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