Arabia Saudita, da Abdullah a Salman nel segno della continuità

La nomina di Salman al Saud conferma le direttrici politiche tracciate finora dall'Arabia Saudita, in un contesto caratterizzato da forti incertezze

salman

Salman bin Abdulaziz al Saud

Da re Abdullah a re Salman, l’Araba Saudita affronta la successione al trono in maniera rapida e senza causare squilibri alle politiche che la monarchia ha avviato negli ultimi anni. Una scelta oculata, in virtù delle numerose sfide che la dinastia Saud sarà chiamata ad affrontare in ambito energetico ed in politica estera, le quali richiedono anzitutto stabilità sia all’interno del regno che nei rapporti con i partner strategici.

RE SALMAN E I GIOCHI DI POTERE – In questo senso, la nomina di Salman bin Abdulaziz Al Saud rappresenta la realizzazione di un preciso disegno politico. Settantanove anni, il nuovo re saudita è stato governatore della provincia di Ryad dal 1955 al 1960 e dal 1963 al 2011, anno in cui è divenuto ministro della Difesa. Motore della diplomazia saudita anti-Iran e nemico giurato dell’Isis, con cui Ryad è entrata in rotta di collisione da quando lo Stato Islamico ha messo in dubbio la legittimità della dinastia Saud, Salman già da qualche tempo esercitava di fatto i poteri che ora gli sono stati formalmente attribuiti, considerato il grave stato di salute in cui versava già da tempo il fratello Abdullah. Ma la nomina del nuovo re è anche un chiaro segnale di continuità all’interno della famiglia Saud, le cui ramificazioni si estendono fino a coinvolgere molte delle tribù presenti nel Paese. Salman difatti, insieme al nuovo principe della corona, Muqrin bin Abdulaziz, già indicato come suo successore, rappresenta l’intenzione del defunto Abdullah di far rimanere il potere tra i Sudairi, ovvero i sette figli che Abdulaziz IbnSaud, fondatore del regno wahabita, ebbe da Hassa al-Sudairi, dei quali entrambi fanno parte.

POLITICA REGIONALE: UNA FASE DELICATA – Un’indicazione di continuità che dovrebbe riflettersi anche nella politica estera del Paese, attualmente di fronte ad una delle fasi più delicate della sua giovane storia, scandita dai tumulti che stanno ridisegnando la geopolitica mediorientale. Al sud del Paese si fa sempre più reale la minaccia rappresentata dal colpo di stato in Yemen, con la conquista del potere politico da parte degli sciiti, con i quali l’Arabia Saudita ha di fato un conflitto a bassa intensità in corso. A nord-est le preoccupazioni invece arrivano dall’Isis, contro il quale Ryad sta partecipando attivamente nei raid guidati dagli Stati Uniti. Inoltre, rimane in piedi la partita che il regno saudita sta giocando contro i Fratelli Musulmani ed Hamas, con il Qatar nelle vesti dell’avversario statuale di riferimento.

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Abdullah bin Abdulaziz Al Saud

LA PISTA ASIATICA – Una continuità che probabilmente non verrà messa in discussione nemmeno per quanto riguarda i rapporti che re Abdullah ha avviato e consolidato nei primi anni del 2000 con le potenze asiatiche. A differenza dei suoi predecessori, il defunto sovrano ha oltrepassato le politiche regionali per indirizzare la politica estera di Ryad verso potenze emergenti orientali come India e Cina. Abdullah è stato difatti il primo sovrano saudita a visitare ufficialmente Pechino, concludendo una serie di accordi che hanno reso la Cina il primo acquirente di petrolio saudita, un posto fino ad allora riservato agli Stati Uniti. Una direttrice asiatica che ha portato Ryad a concludere importanti accordi, specialmente in materia commerciale e nel settore della difesa, anche con India, Indonesia, Pakistan, Bangladesh e Malaysia, che ora re Salman dovrà saper mantenere e valorizzare, specialmente finché la situazione mediorientale non perderà quella fluidità che la sta caratterizzando negli ultimi tempi.

CHE SUCCEDE AL PREZZO DEL PETROLIO? – Una questione inevitabilmente legata al prezzo del petrolio, che dopo la morte di re Abdullah è aumentato notevolmente. Tuttavia gli analisti, secondo quanto riportato da nbcnews hanno scartato l’ipotesi di una reazione istintiva dei mercati, facendo notare che l’aumento non si discosta sensibilmente dal trend manifestato negli ultimi giorni. Eventualmente, si tratterebbe di un rialzo dovuto all’incertezza causata dalla successione, al quale seguirà con ogni probabilità un riassestamento dei prezzi di fronte alla conferma, da parte di re Salman, delle politiche energetiche portate avanti dal suo predecessore. Una scelta verso la continuità a tutto campo, che, secondo la maggioranza degli analisti, abbraccerà anche le questioni interne, proseguendo nelle riforme portate avanti da re Abdullah. «Specialmente in un momento in cui il prezzo del petrolio è basso e ci sono diversi tumulti nella regione – ha spiegato al Telegraph Bernard Haykel, professore di studi sul Medio Oriente alla Princeton University – l’ultima cosa di cui hanno bisogno è alterare la popolazione ».

Carlo Perigli
@c_perigli

 

foto: farah.net.au khaleejtimes.com

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