Apre a Racale il Cannabis social club

cannabis social club italia

Apre un club dedito alla coltivazione della canapa indiana

Racale – Sarà ufficialmente inaugurato il prossimo 29 gennaio il primo “Cannabis social club” italiano; il gruppo, fondato a Racale, nel Salento, avrà lo scopo di promuovere ed effettuare la coltivazione della canapa indiana per ragioni mediche, in modo che i malati bisognosi di questo antidolorifico possano ottenerlo senza rivolgersi al mercato illegale della cannabis. Si tratta di un’aperta sfida alla legge Fini-Giovanardi, che potrebbe entro breve sollevare discussioni e polemiche.

L’iniziativa è promossa dall’associazione LapianTiamo ed è per ora rivolta ai soli malati gravi, bisognosi di cure antidolorifiche per le quali la cannabis sarebbe particolarmente indicata.
«Ogni giorno migliaia di malati sono costretti ad acquistare la canapa che consumano per il proprio benessere da organizzazioni più o meno criminali, con le ben note conseguenze – spiega Andrea Trisciuoglio, presidente dell’associazione – mentre in Europa esiste da anni una rete di cannabis social club». Questi club europei si sono dati anche un’associazione unica, l’Encod, ma, garantisce Trisciuoglio, «il nostro club sarà riservato alla coltivazione a scopo terapeutico».

La proposta ha raccolto la solidarietà e l’appoggio anche del mondo politico, soprattutto dal Partito radicale, con le posizioni dell’onorevole Rita Bernardini. L’iniziativa, anche se ristretta ai soli malati, viola infatti la normativa contenuta nella legge Fini-Giovanardi: «il nostro è un atto di disobbedienza civile e non è il primo. In questo momento in Italia vige una legge proibizionista e per questo abbia spesso manifestato». La situazione all’estero è a volte sensibilmente diversa e anche negli Stati Uniti ci sono state recenti importanti aperture.

L’appoggio sembra abbastanza ampio, per il momento: «non ci sono ancora arrivate critiche o minacce anzi, ovunque parliamo della nostra iniziativa raccogliamo sostegno, persino via mail e dall’estero – continua Trisciuoglio, – il nostro obiettivo è essere aperti a tutti coloro che possono trovare beneficio terapeutico dalla cannabis. Bisogna per forza avere dei dolori lancinanti o essere ridotti in sedia a rotelle per ribadire il proprio diritto alla salute?».
Serve però un passo in più perché la battaglia possa essere vinta: è necessario che «le persone abbiano il coraggio di “metterci la faccia”», come spiega sempre Trisciuoglio, perché si attendono battaglie legali per le quali solo il numero può fare la forza.

Andrea Bosio

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