Approvato il Milleproroghe. Battibecco Cicchitto-Fini in aula

L'accusa di Antonio Di Pietro: «L'esecutivo è come il governo di Gheddafi»

ROMA – Con 309 voti favorevoli e 287 contrari la Camera ha approvato oggi il decreto Milleproroghe. In mattinata la maggioranza era stata battuta su un provvedimento proposto dall’Udc, ma i numeri danno ragione a Berlusconi che può contare, sulla carta, su 319 deputati. Prevista per domani la votazione in Senato.

GOVERNO ASSENTE, FINI SOSPENDE LA SEDUTA – Durante la seduta molti episodi di tensione. In occasione del discorso di Antonio Di Pietro i banchi dell’esecutivo erano vuoti. Situazione che ha costretto il presidente della Camera ad interrompere la seduta. Solo con l’arrivo del sottosegretario Laura Ravetto l’assemblea ha potuto ricominciare. Bacchettata di Gianfranco Fini nei confronti di Di Pietro, che aveva paragonato l’esecutivo italiano al governo libico. «Seppure in modo irrituale, me ne rendo conto – ha affermato la terza carica dello Stato – mi permetta di farle osservare che non può essere consentito in quest’Aula paragonare un governo democraticamente eletto, per quanto possa essere avversato, ad una feroce e spietata dittatura quale quella del colonnello Gheddafi. E soprattutto in giornate come queste, credo che, comprendendo la passione politica, utilizzare termini corrispondenti alla realtà sia un dovere per tutti».

BOTTA E RISPOSTA FRA CICCHITTO E FINI – Ad animare la seduta il battibecco fra il presidente della Camera e Fabrizio Cicchitto. Al termine del discorso del capogruppo Pdl, Fini è intervenuto dicendo: «Sono costretto a rilevare – lo ha interrotto Fini – che ha già superato di cinque secondi, ma siccome immagino quel che lei intende dire le do trenta secondi per dirlo. A queste parole è seguita la pronta risposta di Cicchitto: «La ringrazio i trenta secondi li spendo in una parola sola: la situazione è istituzionalmente insostenibile e lei si trova in una situazione di contrasto e di contraddizione fra la sua figura di presidente della Camera e di leader di un partito politico». «Concordo con lei – ha replicato Fini – che la situazione è istituzionalmente insostenibile».

Presente alla votazione anche Silvio Berlusconi. Dopo il voto, però, è uscito dall’Aula per intrattenersi con alcuni deputati. Assenti invece Pier Ferdinando Casini, Pier Luigi Bersani e Adolfo Urso.

Nicola Gilardi

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