Approvati i tagli ai tribunali. Severino:«Un risparmio di 51 milioni»

abcrisparmio.it

Roma – Alla fine il Consiglio dei Ministri ha approvato all’unanimità  anche il decreto attuazione della delega sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie, quindi  un altro tassello va ad incastonarsi nel grande mosaico dello spending review.

Dopo i grandi tagli che hanno colpito soprattutto l’amministrazione pubblica (via 24 mila dipendenti e riduzione dello stipendio per gli statali in mobilità), la sanità (diminuzione dei posti letto, siringhe e lenzuola) e l’istruzione (il fondo per il finanziamento ordinario delle università sarà ridotto di 200 milioni), arrivano anche i tagli nel sistema giustizia. Il testo approvato qualche giorno fa prevede la riduzione e l’accorpamento di 37 tribunali sui 165 esistenti, di 38 procure e la soppressione di tutte le 220 sezioni distaccate.

Non subiranno la stessa sorte i tribunali di 20-28 magistrati collocati nelle zone caratterizzate da un elevata incidenza della criminalità organizzata o il cui spostamento comporterebbe dei disagi di trasporto. A farne le spese soprattutto il Piemonte che rinuncerebbe ad almeno 7 tribunali.

I tagli riguarderanno anche la figura del giudice di pace: infatti saranno 647 gli uffici aboliti. Mentre non saranno previsti tagli sul personale di magistratura ed amministrativi impiegati nel settore giustizia: per loro sarà prevista una ridistribuzione sull’intero territorio nazionale.

Nella nota diffusa da Palazzo Chigi viene fatto presente come alcuni criteri di delega seguiti dal Governo rappresenteranno dei limiti notevoli per l’attuazione completa del decreto. Infatti sia l’obbligo di permanenza del tribunale ordinario nei circondari capoluoghi di provincia sia la cosiddetta “regola dei tre”, secondo cui per ciascun distretto della Corte di Appello non si possono avere più di tre tribunali e procure, non hanno dato modo di sopprimere o accorpare  quegli uffici di dimensioni inferiori agli standard individuali.

Il ministro della Giustizia Paola Severino parla di «provvedimento epocale che cambia la geografia giudiziaria del Paese» e aggiunge che, approvando questo decreto finalizzato al recupero dell’efficienza, «si risparmieranno circa 51 milioni di euro in tre anni». Il risparmio verterà soprattutto sulla riduzione degli edifici della giustizia, anche in considerazione degli eclatanti casi  di inefficienza come quello, ha dichiarato il ministro, « di una sede con 5 unità di personale amministrativo impegnate nel corso di un intero anno ad occuparsi di poco più di un centinaio di procedimenti, usando strutture che costano al cittadino 50 mila euro l’anno».

Il ministro ha voluto precisare come il provvedimento non sia legato allo spending review visto che « deriva dalla delega che aveva il precedente governo e che questo governo ha ereditato, una delega che consentiva la riorganizzazione dei tribunali e delle aree giudiziarie».

L’ottimismo espresso dalla Severino non ha trovato conferma da parte dei diretti destinatari della riforma giudiziaria. Infatti gli avvocati, dopo le proteste della settimane scorse, minacciano altre azioni dimostrative, come l’astensione alle udienze, contro i tagli previsti dal decreto. In settimana è prevista un’assemblea nazionale degli ordini e delle associazioni forensi a Roma dove verranno stabilite le nuove forme di dissenso.

Mentre l’Associazione nazionale dei magistrati ha adottato un profilo più diplomatico a riguardo: pur condividendo i tagli e il ridimensionamento degli uffici, hanno mostrato preoccupazione per eventuali problemi di ordine logistico, riservandosi la possibilità di suggerire correttivi e miglioramenti.

Riduzione in vista anche per la spesa penitenziaria: è in programma una diminuzione di 3,5 milioni di euro per l’approvvigionamento del vestiario.

Il ministro della Giustizia Paola Severino

Passate al setaccio anche le intercettazioni: tramite una gara unica nazionale sarà possibile uniformare i prezzi sul territorio con un risparmio previsto sui 60 milioni di euro nel biennio 2012-2013. Bisogna sottolineare che il taglio riguarderà soltanto i costi e non la quantità:  il numero dei colloqui ascoltati resta invariato.

Anche se, in questo caso, il ministro Severino ha dichiarato: «è difficile coniugare in maniera equilibrata tre situazioni giuridiche di fondamentale importanza, senza sacrificare alcuna di esse: il diritto del cittadino alla tutela della privacy, il diritto-dovere del giornalista di informare su situazioni di pubblico interesse e, infine, la tutela del segreto delle indagini».

Raggiunto questo traguardo, bisogna tornare a dare priorità a temi molto cari al ministro della Giustizia, come l’ampliamento dei progetti di lavoro in carcere e la conclusione del travagliato iter della legge per la riforma della corruzione.

Con gli avvocati  ormai sul piede di guerra, il Governo dovrà prendere in considerazione l’eventuale possibilità di fare qualche passo indietro.

Giorgio Vischetti

foto|| abcrisparmio.it; 1.bp.blogspot.com; il corriereabruzzo.it

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