Appello Parmalat, chiesti 11 anni per Calisto Tanzi

Il procuratore denuncia:Troppa pervicacia nell’accumulare beni di ingente valore ai danni dei risparmiatori

di Chantal Cresta

Calisto Tanzi

Undici anni e un mese di reclusione. Tanto ha chiesto, pochi giorni fa alla Corte d’Appello di Milano, il procuratore generale, Elena Maria Visconti, per la condanna all’ex patron della Parmalat, Callisto Tanzi, già agli arresti domiciliari.

La richiesta avanzata dal pg Visconti prevede, dunque, un aumento di pena rispetto alla sentenza stabilita in primo appello che condannava Tanzi a 10 anni. Secondo il magistrato, infatti: “Tanzi ha continuato ad accumulare beni di ingente valore, senza dare mai ristoro ai danneggiati”. Il magistrato si riferisce al gran numero di opere d’arte di varia natura e provenienza, trovate dagli investigatori in alcune delle dimore di proprietà di Tanzi e famiglia. Un possesso illegale di tesori che ha reso ancora più difficile la posizione del patron di Collecchio, soprattutto perché quest’ultimo aveva sempre giurato, agli inquirenti e alla stampa, di non aver celato per sé neppure un centesimo dei 14 miliardi di euro bruciati nel crack Parmalat.

Il caso delle opere d’arte scoppia lo scorso dicembre 2009, in seguito ad un servizio televisivo firmato da Sigfrido Ranucci, giornalista del programma d’informazione Report condotto da Milena Gabanelli. In esso si parlava di un caveau sotterraneo nella villa dell’ex patron a Fontanini di Vigazzo (frazione di Parma) dove sarebbero stati stivati gioielli, pellicce e quadri di valore inestimabile. Subito dopo la trasmissione, il procuratore di Parma, Gerardo Laguardia e la Guardia di Finanza del nucleo tributario di Bologna, iniziarono le indagini. Nei primi giorni di dicembre 2009, gli investigatori entrarono nella casa di Stefano Strini, genero di Tanzi e marito di Laura Tanzi. La polizia riuscì a recuperare 19 quadri d’autore, tra i quali Manet, Monet, Picasso, Pizarro, Cezanne e Modigliani, stipate in tre soffitte e tre cantine di Strini, il cui valore si aggira intorno ai 100 milioni di euro.

Le indagini continuarono e pochi giorni dopo toccò alla Procura di Parma recuperare altre 26 opere. Un tesoro composto da 16 dipinti, 5 sculture e un’anfora di epoca romana, disseminati tra l’abitazione dei coniugi Tanzi, la casa di Rovereto (Trento) del mercante d’arte Paolo Dal Bosco, amico e collaboratore di Tanzi e quella della figlia dell’ex re del latte, Francesca Tanzi. Quest’ultima, a seguito della scoperta, è tornata in carcere dopo la revoca degli arresti domiciliari che le era stata imposta a causa del suo coinvolgimento nel crack Parmalat.

Inoltre, l’8 febbraio scorso, Callisto Tanzi, pochi ore prima del dibattimento in appello alla Corte di Milano, ha consegnato spontaneamente al procuratore Laguardia altre 13 opere tra cui dei lavori di De Nittis e Kandinskij.

La guardia di finanza mostra le opere ritrovate da Tanzi

Insomma, un vero patrimonio quello della pinacoteca segreta di Tanzi, stimato ben oltre gli iniziali 100 milioni di euro del primo blitz nelle cantine del genero. Un capitale di cui le migliaia dei truffati ex azionisti e obbligazionisti Parmalat hanno già chiesto la vendita all’asta per il recupero del loro danaro.

Il pg Visconti, in sede di Corte d’Appello, ha anche sollecitato pene comprese tra i 3 e i 5 anni di reclusione per i 3 funzionari di Bank of American, Antonio Luzi, Luca Sala e Luis Moncada. Stesso avviso per i 2 ex consulenti Paolo Sciumè e Luciano Silingradi, oltre che per Givanni Bonici, ex presidente del Parmalat Venuzuela. Tutti indagati, in vario modo, per corruzione, collusione, tangenti, bancarotta fraudolenta ed aggiotaggio.


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