Roma – Il chirurgo Tim Goodacre, presidente dell’Associazione britannica per la chirurgia plastica, ricostruttiva ed estetica, sostiene che tutte le 40 mila donne britanniche con protesi mammarie della francese Pip dovrebbero sottoporsi a un intervento di espianto e rimuovere le protesi in questione: «Con questo tasso di rottura degli impianti, in particolare con questo tipo di materiale non certificato a livello medico, è ragionevole che vengano rimossi».
La motivazione è l’alto tasso di rottura riscontrato nelle protesi Pip, sette volte superiore al tasso ritenuto accettabile dall’Agenzia britannica di controllo sui prodotti medici che si aggira intorno all’1 percento.
Ieri la Transform, il più importante gruppo britannico operante nel campo della chirurgia estetica, ha denunciato che circa un impianto ogni14 haavuto problemi dal2006 aoggi, dati che concorrono al raggiungimento del 7 percento del tasso di rottura.
Proprio la denuncia della Transform ha spinto il ministero della Sanità britannico a ordinare una revisione dei dati per verificare quali siano i rischi reali e potenziali delle protesi sotto accusa.
Ricordiamo che le protesi in questione sono state prodotte dall’azienda francese Pip, che avrebbe usato gel non corrispondenti agli standard richiesti, con un costo pari a un decimo di quello del materiale a norma. A causa del materiale scadente possono verificarsi rotture delle protesi, infiammazione dei tessuti e sviluppo di tumori al seno.
Francesca Penza
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