Antonio Razzi: «Vedrò Kim Jong-un per la pace in Corea»

Il senatore Antonio Razzi, segretario della Commissione Esteri del Senato

Pyongyang – Il personaggio – politico e mediatico – di Antonio Razzi è ormai noto a molti. Il senatore in quota PdL, già all’Italia dei Valori, protagonista di interventi in Aula non particolarmente apprezzabili da parte dei linguisti e dei puristi dell’italiano, ha però in mente stavolta qualcosa di molto, molto grande, un’utopia forse, ma che se avesse successo lo consegnerebbe direttamente ai libri di storia (sic!).

Razzi, infatti, è partito ieri sera alla volta della capitale della Corea del Nord, Pyongyang, per una missione diplomatica della durata di tre giorni, durante la quale – parole sue – dovrebbe incontrare il nuovo dittatore coreano, Kim Jong-un, per convincerlo ad avviare nuovamente i colloqui di pace con la controparte sudcoreana.

Il segretario della Commissione Esteri del nostro Senato della Repubblica, infatti, ha fatto sapere – parlando con alcuni colleghi – che «ci sono spiragli di dialogo tra le due Coree», e che il suo intento, un po’ favolistico visti i recenti venti di guerra tra le due nazioni, è quello di far sedere Kim Jong-un e Park Geun-hye davanti a una bozza di pace.

La mossa, secondo quanto spiega sempre Razzi, è ben studiata e avrebbe delle possibilità concrete: «Qualcuno ha ironizzato, ma forse ci voleva proprio Antonio Razzi per cercare di promuovere un progetto che nelle mie intenzioni dovrebbe portare, perché no, a un ravvicinamento tra i due Paesi, e a una riunificazione, a distanza da quel lontano 1953 quando al termine della guerra si separarono. Far cadere quel “muro”, lungo il 38° parallelo, come si è riusciti a buttare giù quello delle due Germanie nel 1989, è ancora un sogno che potrebbe, però, diventare realtà».

Razzi, che vive dagli anni ’70 in Svizzera dove si occupa di un’industria tessile, avrebbe incontrato nei suoi anni giovanili il capo del paese asiatico, che proprio a Berna ha frequentato l’università e si è formato, ma senza mai avvicinarlo direttamente, avendo cioè mancato la possibilità di un «colloquio a quattr’occhi» con quello che ora, a soli 30 anni, è il “Supremo Leader” della polveriera coreana.

Se questa missione sarà un successo o no, non è dato saperlo. Se da tutto ciò ci sia più da ridere che da stare sicuri di un successo diplomatico italiano, non è dato sapere neanche ciò. A Razzi, comunque, va riconosciuto un lodevole spirito d’iniziativa, nell’immaginare di poter risolvere, da solo, una crisi che dura ormai da più di mezzo secolo.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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