Antidoping in parlamento. Un onorevole è positivo

Giovanardi propone i test antidroga per i parlamentari e uno risulta positivo. Impossibile sapere chi sia e scoppia il caso

di Chantal Cresta

drugIn Parlamento c’è un consumatore di droga. Questa è l’unica informazione certa che emerge dai risultati del test antidoping volontario per i parlamentari, richiesto ed ottenuto dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi.

La vicenda è questa. Lo scorso novembre 2009, il sottosegretario alla presidenza e responsabile del Dipartimento nazionale antidroga, Carlo Giovanardi, sostenuto da altri parlamentari, aveva avanzato la proposta di sottoporre senatori e deputati ad un test anti doping per rilevare l’eventuale consumo di cocaina, eroina, cannabis ed anfetamine. Lo scopo dell’azione era più che altro dimostrativa: assicurare gli elettori che gli italici parlamentari, non solo possiedono una immacolata moralità ma anche un assoluto equilibrio, indispensabile per amministrare il Paese. In effetti, l’iniziativa del sottosegretario, tesa a garantire la dirittura morale del Parlamento, si era resa necessaria a causa di alcuni fatti pubblici, non proprio edificanti, che ne avevano offuscato l’immagine. Nell’ottobre 2006 alcuni inviati del programma Le Iene avevano provveduto ad effettuare test antidroga su 66 parlamentari a loro insaputa. Responso: 16 erano positivi a sostanze stupefacenti. Ancora: in una notte del 2007 l’esponente dell’Udc Cosimo Mele si fece pescare in una stanza d’albergo in compagnia di un paio di procaci signorine e qualche dose di cocaina. La stessa mortificante scena si ripeté nell’estate del 2009 per Piero Marrazzo, con la sola variante della trans al posto delle squillo. A questi casi si era aggiunto l’ultimo rapporto europeo sull’abuso di droga che nel 2009 denunciava l’Italia tra i Paesi con un consumo di stupefacenti in forte aumento.

Episodi scomodi, dunque,  che avevano minato profondamente la rispettabilità della classe politica italiana e ai quali era doveroso rispondere con un atto ufficiale.

Fu così che il sottosegretario Giovanardi mise a disposizione i locali del Dipartimento per le politiche di contrasto agli stupefacenti per tutti quei parlamentari che avessero deciso di aderire al test volontario, garantendo loro la completa privacy e, se lo avessero voluto, il totale anonimato.

Detto fatto: furono 232 i politici che tra il 9 il 13 novembre presero parte al test fornendo un campione di urine ed un capello, esaminati in due diversi laboratori onde evitare la possibilità di qualunque fuga di notizie sull’originario donatore dei campioni. Tra i primi ad aderire: Paola Binetti, Pierferdinando Casini, Sandro Bondi, Cesare Damiano, Maurizio Gasparri, Renato Schifani, Enrico La Loggia, Ermete Rialacci, Lucio Stanca, Roberto Speciale, Vincenzo Vita.

Da pochi giorni i risultati generali del test sono visibili sul sito del Dipartimento delle politiche antidroga e da essi appare evidente che sui 232 soggetti almeno uno è, se non un drogato, certamente un consumatore di stupefacenti accreditato.

Ora in Parlamento è cominciata la caccia allo sciagurato che si è sottoposto al test pur avendo assunto stupefacenti. Tuttavia, trovare il colpevole non è facile, come ammette lo stesso Giovanardi: “Non so chi sia. Non ho la più pallida idea, se è senatore o deputato, uomo o donna. Il risultato del test è segreto. Non si può arrivare all’identità della persona: i test sono identificati con un codice conosciuto solo dalla persona che si è sottoposta al test.” Quindi, solo attraverso il detto codice è possibile accedere alla scheda corrispondente. L’individuo, dunque, resterà sconosciuto.

Giovanardi, però, non perde la fiducia sull’onestà dell’operazione: “Il risultato del test prova che il Parlamento non è un covo di drogati come alcuni avevano voluto dimostrare”- e ancora: “Il test è stato fatto come Dio comanda”. E sia.

Tuttavia, è lecito avanzare alcuni dubbi. Tralasciando il reo parlamentare resta sempre il fatto che l’iniziativa ha raccolto solo una parziale adesione. Se gli onorevoli membri del Parlamento sono 945 e solo 232 sono stati testati, ve ne sono altri 713 di cui non si sa alcunché.

Casini si sottopone al test

Inoltre, lascia perplessi la reazione del sottosegretario Giovanardi il quale alla notizia del reo positivo, prima dichiara: “Non so chi sia e non lo voglio sapere”. Successivamente ricorda che se anche si venisse a conoscenza dell’identità del parlamentare scoperto, non accadrebbe nulla poiché, in Italia, il consumo personale di droga non è punibile.

Il concetto è chiaro ma la domanda resta: perché fare test antidoping per poi non prendere iniziative nei confronti di coloro che macchiano quella rispettabilità governativa che si cerca di garantire?

Inoltre, questo atteggiamento permissivo stride fortemente con l’esemplare comportamento che si vorrebbe dai comuni cittadini ai quali, spesso, non si concedono attenuanti. Uno per tutti il recente caso del cantante Morgan che dopo aver confessato la propria dipendenza dagli stupefacenti è stato squalificato dal Festival di Sanremo, soprattutto per la decisa pressione del Parlamento sul comitato Rai.

Per quanto riguarda l’onorevole dalla misteriosa identità è possibile che egli stesso non sappia di essere oggetto della “caccia”. In effetti, su 232 parlamentari testati, solo 176 persone hanno ritirato il referto, mentre 56 non lo hanno fatto. Ergo, il soggetto potrebbe non sapere di essere l’ultima delle cause di imbarazzo parlamentare.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews