Annuario Ispra, dati ambientali tra allarmi e conferme

ROMA- L’Istituto Superiore per Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra) il 5 luglio scorso ha presentato a Roma gli esiti delle proprie attività di monitoraggio sullo Stato dell’ Ambiente in Italia per l’anno 2011, presso la Società Geografica Italiana a Roma«In un’ottica di pianificazione condivisa e integrata delle politiche di gestione del territorio, la raccolta da parte di Ispra e la diffusione delle informazioni ambientali, con il contributo di tutte le Agenzie Regionali e le Province Autonome per l’Ambiente (Arpa – Appa), ha permesso in questi ultimi dieci anni di realizzare la più ampia e organica collezione dei dati ambientali disponibili in Italia» secondo quanto si legge in una nota.

Uno spaccato dell’Italia fra alti e bassi. Le regioni con i livelli più alti di consumo del suolo sono la Lombardia, il Veneto e la Campania. Mentre tale fenomeno continua a crescere di 100 ettari al giorno e la superficie impermeabilizzata copre più del 6 percento dell’intero territorio, ci sono novità positive sulla qualità dell’aria.

Gli obiettivi al 2020 della politica comunitaria per il clima e l’energia prevedono la riduzione dei gas serra di almeno il 20 percento rispetto ai livelli del 1990, l’incremento dell’uso delle energie rinnovabili fino al 20 percento della produzione totale di energia e la corrispondente diminuzione del consumo di energia rispetto ai valori previsti per il 2020 grazie ad una migliore efficienza energetica.

Il settore dei trasporti è responsabile di circa il 24 percento delle emissioni totali di gas serra, del 30,6 percento del consumo totale di energia finale e del 63,6 percento del consumo finale di petrolio. In Italia le emissioni nocive prodotte dal trasporto stradale sono calate notevolmente negli ultimi anni grazie all’uso di catalizzatori, di filtri per particolato fine e di altre tecnologie montate sui veicoli.; secondo i dati anche le emissioni di piombo, benzene, composti organici volatili non metanici, particolato, ossidi di azoto, e ossidi di zolfo sono diminuite.

La diffusione dei veicoli più nuovi non è omogenea a livello nazionale. Le regioni del sud e delle isole  più le Marche e l’Umbria sono ancora caratterizzate da una prevalenza di autoveicoli di vecchia generazione di tipo Euro 0, Euro I, Euro II ed Euro III. Viceversa nelle regioni del centro-nord e nel Lazio lo sviluppo della motorizzazione è caratterizzato dal prevalere di veicoli conformi agli standard emissivi più recenti Euro IV ed Euro V.

Mentre si susseguono estati sempre più calde per effetto del cambiamento climatico – che ha fatto registrare negli ultimi 14 anni temperature al di sopra delle medie – scendono le emissioni di gas ad effetto serra, diminuite del 3,5 percento in 20 anni, passando dalle 519,25 MtCO2eq del 1990 a 501,32 MtCO2eq del 2010. Progressi, anche se, in base al Protocollo di Kyoto, l’Italia dovrebbe portare le proprie emissioni a a 483,26 MtCO2eq.

Altri punti del rapporto destano maggiori preoccupazioni, anche a breve termine. Risulta ancora alto il livello di minaccia per la biodiversità: oltre il 50 percento dei vertebrati (pesci d’acqua dolce, anfibi e rettili), il 15 percento delle piante superiori e il 40 percento di quelle inferiori sono a rischio a causa della perdita di habitat e dell’ inquinamento, minacciate costantemente dall’uso di pesticidi, dal bracconaggio, del prelevamento non autorizzato di piante e fiori.

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A protezione degli habitat sono stati però organizzati programmi per salvaguardare la biodiversità tra cui la Rete Natura 2000 che conta 1.564 siti protetti per una superficie complessiva di 6.316.664 ettari – pari a circa un quinto del territorio nazionale – . Le aree protette di terra sono invece 871, e occupano circa 3 milioni di ettari mentre sono 27 le Aree Marine protette.

Il Lazio è stato individuato come la Regione con il più alto volume di rifiuti radioattivi seguita da Piemonte, Emilia-Romagna , Capania e Lombardia , mentre in termini di radioattività la regione più interessata è il Piemonte.

Per i rifiuti urbani la situazione è differente: nel 2010 si sono registrate 32,5 milioni di tonnellate, con un livello pro capite di 536 kg ovvero superiore di 4 kg rispetto al 2009, con percentuali maggiori nel Centro Italia.

Non può mancare il punto su terremoti: in un solo anno, dal primo ottobre 2010 al 31 ottobre 2011, sono stati oltre 2.000 gli eventi sismici di magnitudo locale maggiore o uguale a 2, distribuiti lungo l’arco appenninico e, in minor misura, lungo quello alpino. Le aree maggiormente interessate da alta pericolosità sismica in Italia, spiega infatti il report frutto del lavoro delle Agenzie ambientali, sono quelle «localizzate nel settore friulano e lungo la dorsale appenninica centro-meridionale», in particolare «lungo il margine calabro tirrenico e in Sicilia orientale». In queste zone si sono verificati «i più forti terremoti storici italiani, alcuni dei quali hanno raggiunto magnitudo maggiori di 7 (Calabria, Sicilia orientale e arco appenninico centro-meridionale) e intorno a 6,5 lungo tutta la catena appenninica e le Alpi orientali».

E il mare? In sette anni, dal 2000 al 2007, e’ cambiato il disegno della riva per il 37 percento dei litorali italiani, con molti tratti di costa in erosione – 897 km- e la perdita di 600.000 metri quadrati di spiagge. Aumenta dunque  il numero dei litorali stabilizzati artificialmente: circa 250 interventi, 16 km di nuove scogliere e oltre 1 km di opere radenti. L’ 80 percento circa delle acque di balneazione italiane risulta conforme ai controlli effettuati

Ulteriori conclusioni emergono  infine dopo il  convegno organizzato la scorsa settimana  dall’Ispra stesso sui risultati degli stress test alle centrali nucleari europee – e quelle di Svizzera e Ucraina – decisi in seguito all’incidente di Fukushima in Giappone nel marzo del 2011. «A dispetto delle differenze negli approcci nazionali» spiega l’Ispra «e’ emersa la consapevolezza che l’attenzione sulla sicurezza nucleare non puo’ essere mai abbassata». Le distanze minime degli impianti nucleari esteri dal confine italiano sono di 100-200 chilometri. Distanze pari «all’ordine di grandezza della distanza di Fukushima da Tokio, non particolarmente ridotte ma tali da poter creare problemi, anche seri» in caso di «incidente grave e condizione meteorologica sfavorevole».

I Paesi al di là delle Alpi che preoccupano di più l’Italia sono: Svizzera , Slovenia  e Francia.  L’impianto più vicino all’Italia, 98 km dal confine,  è quello di Muehleberg in Svizzera, da 320 Megawatt,  in esercizio dal 1971, posto a 98 km dal confine italiano. In Slovenia, l’impianto di Krsko è relativamente di piccola taglia, 600 Megawatt elettrici, a circa 130 km dal confine italiano. In Francia ci sono 58 unità in esercizio distribuite su 19 siti differenti.

E non sono solo i dati forniti a guardare all’ Europa. Lo fa anche il Ministro per l’Ambiente Clini, che nella giornata di ieri ha reso nota l’intenzione di trasformare l’Ispra in un’Agenzia nazionale per l’ambiente, «come in tutti i Paesi europei».  Il nuovo disegno di legge della commissione Ambiente mira quindi ad ottenere «un’Agenzia che sia da un lato terza e autonoma e dall’altro capace di dare risposte».

Arianna Fraccon

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