Un anno di cinema: i migliori film del 2013 scelti dalla redazione

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L’ormai trascorso 2013 si appresta a lasciare il posto a un nuovo anno carico di novità e stuzzicanti anteprime: vedremo il (quasi) porno di Lars Von Trier, Angelina Jolie con le corna, Russel Crowe in versione Noè e Tom Hanks nei panni di Walt Disney; vedremo i soldati americani guidati da George Clooney combattere contro Hitler, cannibali affamati di occhi umani, uomini che si innamorano di voci di computer e transessuali che vendono farmaci illegali insieme a cowboy omofobi. Ma prima di avventurarci in questa nuova e promettente stagione cinematografica, ecco una lista, stilata dagli accaniti e per giunta parziali cinefili della nostra redazione, dei migliori film del 2013 (se invece non vi piacciono le classifiche, qui troverete una lista assolutamente imparziale).

galloneLA TOP 5 DI STEFANO GALLONE (@SteGallone):

1) HOLY MOTORS di Leos Carax - Il sottoscritto raramente ricorda di aver visto, di recente, un così perfetto capolavoro. Carax fa della metafora una vera e propria ragione di vita laddove per vita si intende predisposizione consapevole alla finzione, al plasticismo di sentimenti e ideologie portate alla loro estrema unzione in un non più utile servizio in favore del prossimo. Tutto nasce e muore in poche ore, nei nostri moderni animi troppo frettolosi per prestare ascolto o fornire un supporto che si preferisce delegare. Tutto si riduce ad un freddo gioco di ruoli dove comunicare è recitare, dove andare avanti è regredire, dove dimostrare amore è risultato di contrassegni, dove il radiatore di un’automobile ha più caratteristiche morali di un cuore umano. Da vedere, rivedere, assorbire, memorizzare, conservare.

2) ACRID di Kiarash Asadizade - L’’opera prima dell’iraniano Asadizadeh, passata forse troppo inosservata all’ultimo Festival del Film di Roma (malgrado il premio all’intero cast come miglior interprete emergente) è il giusto connubio tra la circolarità narrativa di Jafar Panahi e la perfezione della scrittura di Asghar Farhadi (in netto calo con l’ultimo Il passato). Nessun protagonista eppure tanto protagonismo di gesti, idee, pensieri e intenzioni di una società in perenne crisi morale universale, condizione che, più di altre, la rende esattamente uguale a qualunque suo simile terrestre. Indispensabile. Riflessivamente imprescindibile.

3) LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche - L’attualità culturale, per quello che ne rimane e tra le sue varie e sempre più confuse sfumature, ha un argomento particolarmente rilevante nelle discussioni pluridisciplinari: il sesso visto da chiunque e in qualunque situazione, come se non ci fosse altro di cui parlare. Kechiche ne offre una visione un po’ più legata al suolo terrestre: il sesso fa parte della vita di qualunque essere umano e, come tale, può e deve essere trattato nel suo versante più normale. Non sono venti minuti di scene lesbo esplicite il fulcro dell’attenzione verso questa pellicola (semmai rappresentano una scelta che le faccia rientrare in una odierna “normalità” filmica), bensì la delicatezza e l’umanità con cui Kechiche riesce a mettere in scena le esigenze più intime di una persona comune in una vita comune.

4) GRAVITY di Alfonso Cuaròn - La metafora: questo sconosciuto. Cuaròn (come alcune cose di Shyamalan, Nichols, Iñárritu e tanti ma tanti altri ancora, a partire dai maestri indiscussi) la traduce in immagini a modo suo, ovvero sfruttando il genere (stavolta la fantascienza ad altissimo costo) per sovvertirne alcune caratteristiche puntando al perfezionismo tecnico (piani sequenza al limite dell’impossibile, per quello che è uno tra i pochi casi veramente utili di 3D) e tematico (il concetto di distanza inteso sia in ambito interiore autoreferenziale che somaticamente esterno ma emotivamente legatissimo a fattori di estrema attualità morale).

5) LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino - Pur non riuscendoci fino in fondo o, per qualcuno, senza riuscirci affatto, Sorrentino ha tentato di dire qualcosa. Atto alquanto raro tra il puzzo di certe ingiustificabili produzioni nostrane con tanto di attribuzione di interesse culturale nazionale. Quel qualcosa, evidentemente, ha infastidito qualche personaggio di troppo se il giudizio complessivo, spesso, a suo tempo, esulava dal solo dato tecnico, fattore discutibilissimo per certe scelte soprattutto in sede di sceneggiatura. Ma ben vengano, in Italia, film capaci di sputare in piatti non più (o mai stai) nobili.

valentinamalgieriLA TOP 5 DI VALENTINA MALGIERI (@V_Malgieri):

1) QUESTIONE DI TEMPO di Richard Curtis - Un esempio splendidamente confezionato di commedia intelligente che non sottovaluta il buon gusto dello spettatore. About Time (questo il titolo originale del film) è infatti una pellicola che riesce a farsi ricordare… d’altra parte, la firma è quella di Richard Curtis!

2) MOLIÈRE IN BICICLETTA di Philippe Le Guay - Né solo commedia, né semplice dramma, questo film unisce il genio della scrittura al garbo della comicità. Philippe Le Guay non dimentica di riservare un tocco agrodolce alla vita, che è poi quel che permette alla comicità di deviare anche verso i toni dell’ironia più scanzonata. In un quadretto d’epoca, Molière in bicicletta racconta l’acidità dell’animo umano in un’atmosfera comunque rassicurante.

3) LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino – Nonostante le scissioni di giudizio e le perplessità che lo hanno accompagnato dall’uscita in sala alla candidatura agli Oscar, bisogna riconoscere che La grande bellezza resta un film raffinatissimo. Portarlo all’estero ci ha reso consapevoli di come, seppur lontano dalle storie che parlano di mafia, camorra o fascismo, e che normalmente ci caratterizzano oltre confine, Sorrentino sia riuscito a confezionare un prodotto geneticamente italiano. Come ha saputo ben dire Curzio Maltese recentemente infatti, «La grande bellezza  è l’unica opera, non solo film, che abbia affrontato e descritto il male di vivere di questi anni», indagando sull’enigma consueto dell’osservatore straniero: ovvero le ragioni che spingono da vent’anni un paese ricco di storia, splendore e talento come l’Italia, a sottostimarsi con i caroselli mediatici e con il declino etico, morale, fisico ed economico.

4) STILL LIFE di Uberto Pasolini - Geniale senza ombra di dubbio, il film di Uberto Pasolini conquista per l’originalità del focus, la delicatezza del suo disincanto, la beffa quotidiana della vita efficacemente raccontata sugli schermi. Still Life è infatti un film pregno di simbolismi che meritano di essere riconosciuti e celebrati, imbastiti da un regista attento, che con umiltà ha saputo realizzare un’opera convincente, commovente e pensata.

5) LINCOLN di Steven Spielberg - Il film in costume che, malgrado tutti gli occhi di inizio 2013 fossero puntati su Les Misérables, non deve e non può passare inosservato. Diretto da Steven Spielberg, è uno di quei film che ti fa venire voglia di prendere appunti, perché ogni suo contributo non è casuale. Anche solo le facce dei deputati, durante le votazioni, dimostrano la cura del suo confezionamento.

man-micali-2LA TOP 5 DI EMANUEL MICALI:

1) HOLY MOTORS di Leos Carax - Uscito in Italia con colpevolissimo ritardo, il capolavoro di Leos Carax si presta ad essere    annoverato tra i più riusciti esempi di metacinema. Impreziosito dall’interpretazione di Denis Lavant, Holy Motors mette in scena i surreali appuntamenti di Oscar, tra realtà e finzione. Semplicemente da vedere e rivedere.

2) LA GRANDE BELLEZZA di Paolo Sorrentino - Imperfetto e sempre sull’orlo dell’abisso del vuoto tanto citato, La grande bellezza di Sorrentino è un lavoro incoerente entro il suo perimetro ma coerentissimo se relazionato al resto della filmografia del regista napoletano. L’arte, affermava Rilke, è il velo che copre l’orribile, e Jep non è che il nostro Caronte tra le due polarità.

3) LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche - Una delle Palme d’oro più discusse ma anche meritate. La vita di Adele di Abdellatif Kechiche, film a tema lesbico, offre una delle storie di innamoramento e crisi più coinvolgenti degli ultimi anni. La ricerca attoriale del regista tunisino (naturalizzato francese) rende ogni momento del film carico di tensione emotiva e sessuale. Pur inondato da una moltitudine di fluidi corporei, non vi è traccia di oscenità.

4) NELLA CASA di François Ozon – Un Ozon al suo meglio regala al pubblico un’opera, liberamente tratta dal testo teatrale El chico de la ultima fila di rara bellezza, che pone l’accento sulla relazione intima e profonda che si instaura tra lo scrittore e il suo lettore. Un film che anche grazie ad una recitazione ottima coinvolge emotivamente e intellettualmente sin dalle primissime battute.

5) LOOPER di Rian JohnsonLooper è il film di fantascienza più valido apparso sugli schermi italiani in questo 2013. Il regista Rian Johnson, influenzato da Akira e Philip K. Dick, realizza un’opera affascinante che spinge il protagonista a riconsiderare la propria posizione in favore di un bene più ampio, investendo il presente con le responsabilità di un futuro in divenire. L’estremo sacrificio dell’egoismo individuale.

AlessiaLA TOP 5 DI ALESSIA TELESCA (@AlessiaTelesca):

1) LA MIGLIORE OFFERTA di Giuseppe Tornatore - Film fascinoso ed intrigante che intreccia inestricabilmente il thriller, l’enigma e l’amore. Narrazione originale arricchita da un ritmo serrato ed in costante ascesa, che coinvolge lo spettatore per poi lasciarlo di stucco in un finale ambiguo e più che mai interpretabile.

2) VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò - Poesia, gentilezza, eleganza e bellezza si nascondono in questa piccola perla cinematografica italiana che ridipinge, e reinventa, la figura del politico, restituendogli, forse in modo illusorio, umanità e autenticità.

3) KILLER IN VIAGGIO di Ben Wheatley - Pellicola spiazzante ed irriverente, recitata e diretta fuori dagli schemi, che racconta, in modo provocatorio e con un esagerato cinismo, l’oscuro meccanismo della mente umana. Dissacrante, inquietante e divertente, il racconto è contornato dagli splendidi paesaggi delle Midlands inglesi.

4) LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche - Un film etereo e spiazzante per la bellezza mostrata, variopinto e sfaccettato di singoli particolari. Emozionante nel senso più intimo del termine, la pellicola regala tre ore di inusuale intensità dalle quali è impossibile uscirne indenni.

5) LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pierfrancesco “Pif” Diliberto - L’esordio alla regia di Pif si è rivelato un inaspettato successo, dovuto alla facilità di raccontare una storia di vita tanto romanzata quanto autentica. Pellicola che, grazie allo scherno nei confronti dei mafiosi e al ricordo reale degli eroi nostrani, è in grado di far ridere e commuovere al tempo stesso.

FRANCESCALISALA TOP 5 DI FRANCESCA LISA:

1) THE MASTER di Paul Thomas Anderson - Superbo affresco sulla complessità della gestione del trauma, la perversione del potere, la sessualità distorta e – Anderson docet – la miseria umana. Il tutto magnificato da una fotografia e una colonna sonora che imprimono il tocco di classe a questo capolavoro registico/attoriale (Phoenix ed Hoffman senza eguali).

2) HOLY MOTORS di Leos Carax - Miracolo filmico, metafora del e sul cinema, viaggio attraverso l’insondabile mistero dell’interpretazione dei ruoli e della loro inevitabile confusione, incommensurabile atto d’amore per il sommo “gesto”, che è ciò che resta quando tutto intorno è svilito, eroso, definitivamente negato. Un film che vale per un centinaio, materia più unica che rara.

3) THE ACT OF KILLING di Joshua Oppenheimer - Un documentario che però è una messa in scena, quella della violenza (realmente) perpetrata dall’esercito che alla fine degli anni ’60 rovesciò l’allora governo indonesiano in carica, trucidando centinaia di “comunisti” e oppositori del regime. La scelta del regista di far reinterpretare ai sicari quella mattanza in chiave finzionale crea un cortocircuito tra realtà e fiction che, amplificando l’orrore per quell’abominio, potenzia il senso stesso del suo progetto.

4) LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche - Le labbra di Adele e gli occhi di Emma, la passione e la scoperta di due corpi che si svelano l’uno all’altro grazie ai movimenti della macchina da presa, unico strumento capace di esaltarne il sinuoso fascino. Il senso di un’età e di un sentimento raccontati con la semplicità di uno sguardo libero (mezz’ora in meno avrebbe comunque valorizzato di più storia e personaggi).

5) GIOVANE E BELLA di François Ozon - Isabelle/Lea è una maschera di cera, impenetrabile e bellissima, il suo segreto è un’affermazione perentoria, una scelta convinta che non abbisogna di  motivazioni, non ne chiede e non ne fornisce, per questo il suo prostituirsi non è volgare, ma rappresenta un atto (apaticamente) rivoluzionario. La scena dello sdoppiamento sulla spiaggia – principio dello sdoppiamento reale che di lì a poco la ragazza compirà volontariamente – vale tutto il film.

Menzione speciale: FUORISTRADA di Elisa Amoruso - Il vero “Sacro Gra”, capace di sintetizzare in un’unica storia vita e vissuti di chi abita sì ai margini della capitale (e della comune morale), ma nel cuore pulsante dell’esistenza: l’amore.

farioLA TOP 5 DI FRANCESCO FARIO (@FrancescoFario):

1) LA MAFIA UCCIDE SOLO D’ESTATE di Pierfrancesco “Pif” Diliberto - Una satira giusta, ben gestita a livello registico, dove sono ben chiari gli ingredienti della satira, vista nel termine più latino possibile, e dove (perdonate il gioco di parole) il nuovo può dire novità, usando metodi sempre verdi.

2) LOVE, MARILYN di Liz Garbus - Uno splendido documentario sulla vita di una delle più grandi dive del cinema, nel quale le parole dei suoi diari e le parole di altri che hanno parlato di lei vengono eseguiti da grandi attrici e grandi attori, seguendo il metodo del “monologo interpretato”. Un film sul metodo, su una vita e sull’interpretazione.

3) NO, I GIORNI DELL’ARCOBALENO di Pablo Larraín - Un film sulla rinascita, dalla trama di vita vera. Seppure non completamente originale, fermandosi al solo avvenimento, è fedele al proprio intento e vanta un buon uso delle immagini di repertorio.

4) LES MISÉRABLES di Tom Hooper - Un buon musical, dai costumi e l’ambientazione fedele ad Hugo. Oltre alle musiche, originali di Broadway, è forse il film che ha il cast più “azzeccato”: giustificatissimo l’Oscar alla Hathaway.

5) LA MIGLIORE OFFERTA di Giuseppe Tornatore - È un film destinato a diventare un intramontabile. È un inno all’Arte. La regia, la trama e i colori travolgono lo spettatore. Tornatore è, forse, al massimo della sua forma artistica: la bellezza, la cattiveria del mondo trascinano e sconvolgono, lasciando a bocca aperta sia per l’emozione provata che per il messaggio trasmesso allo spettatore.

giulioLA TOP 5 DI GIULIO LUCIANI (@Julienlucien):

1) DJANGO UNCHAINED di Quentin Tarantino - Ennesimo capolavoro di Quentin Tarantino che questa volta ha scelto un emblematico frammento della storia degli Stati Uniti, perfezionando sempre di più la sua formula di cinema che mescola l’entertainment puro a sceneggiatura e regia assolutamente geniali. Sulla scia (e allo stesso livello) di Bastardi senza gloria.

2) VIA CASTELLANA BANDIERA di Emma Dante - Emma Dante ha portato il teatro nel cinema, realizzando un’idea sperimentale orgogliosamente italiana. Un linguaggio nuovo nella nostra cinematografia, perfetto per raccontare temi universali, perché ognuno nella propria vita rischia di impantanarsi nella sua personale Via Castellana Bandiera, luogo senza spazio e senza tempo in cui si rimane paralizzati di fronte a insormontabili paure.

3) LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche - Una sintesi, a dir il vero lunga ma mai noiosa, del migliore naturalismo francese. Meritatissima Palma d’oro a Cannes, il film è stato il “caso cinematografico” del 2013 per le scene esplicite di sesso tra le due protagoniste. Eppure nella pellicola non si fa che parlare di amore con la A maiuscola e ciò che forse può imbarazzare sono le lacrime incontrollate che suscita nello spettatore il realismo della recitazione e della storia.

4) BLUE JASMINE di Woody Allen - Woody Allen, tornato nel suo habitat statunitense, riacquista credibilità nel raccontare crisi esistenziali e coppie che scoppiano con uno humor che viaggia sempre più verso il cinismo cupo. Eccezionali le interpretazioni di Cate Blanchett e Sally Hawkins, valore aggiunto a una sceneggiatura dal ritmo inarrestabile che, nonostante l’amarezza di fondo, riesce nel paradossale intento di far divertire.

5) ANNI FELICI di Daniele Luchetti - Un affresco di forte impatto emotivo dell’infanzia vissuta in prima persona dal regista Daniele Luchetti, raccontata attraverso la veracità e la bravura di Kim Rossi Stuart e Micaela Ramazzotti. Il risultato è un’analisi poetica e struggente degli umori e dei dolori che hanno segnato una famiglia italiana come tante. Senza pretendere di strafare, in realtà Luchetti ha pienamente centrato l’obiettivo.

gianLA TOP 5 DI GIAN PIERO BRUNO (@GianFou):

1) HOLY MOTORS di Leos Carax - Il film dell’anno, tra i migliori degli ultimi dieci. Se è vero che il cinema è arte, Leos Carax ce lo dimostra modellando un nuovo concetto di cinema. Un solo aggettivo, troppo spesso abusato ma non in questo caso, per descriverlo: geniale.

2) DJANGO UNCHAINED di Quentin Tarantino – Tarantino e il western: serve aggiungere altro? Tanto irresponsabile e sfrontato stilisticamente quanto serissimo e profondo eticamente. Il film lascia prosciugati, divertiti, compiaciuti, spossati, estasiati, folgorati.

3) LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche - Film di anima e corpo, carnale ed etereo, con una vitalità e un trasporto nel racconto che trasuda dallo schermo come non capitava da tempo. Il nuovo racconto di formazione del cinema moderno.

4) BLUE VALENTINE di Derek Cianfrance – La nascita, la fine di un amore e tutto il resto intorno. Un film semplice e delicato che vive di sceneggiatura, fotografia e di due attori straordinari, Ryan Gosling e Michelle Williams, probabilmente nella migliore interpretazione della loro carriera.

5) LO SCONOSCIUTO DEL LAGO di Alain Guiraudie - La metafora del mito erotico in un giallo paradossalmente romantico , commovente e misterioso. Un film affascinante sulla magia e la natura dell’attrazione.

davidLA TOP 5 DI DAVID DI BENEDETTI (@davidibenedetti):

1) LA VITA DI ADELE di Abdellatif Kechiche - Acclamato a ben vedere dalla critica a Cannes, è forse il film più bello dell’anno, una pellicola che seppur la notevole durata (3 ore) scorre fluida come l’esistenza regalando immagini che restano avvinghiate alla pelle. Magistrale l’interpretazione dell’attrice protagonista Adèle Exarchopoulos.

2) VIVA LA LIBERTÀ di Roberto Andò - Un faro nell’immenso buio della cinematografia italiana, anni luce avanti a opere apprezzate dalla critica come La Grande Bellezza e Sacro GRA. Roberto Andò incanta con la sua dis-incantata riflessione sul bisogno di umanità in un Paese che si è perso dietro falsi idoli.

3) IL LATO POSITIVO di David O’Russell - Candidato a 8 premi Oscar e 4 Golden Globes, è il film che ha consacrato il regista David O’ Russell. Ironia e dramma  si fondono in una commovente commedia che ricorda quasi il maestro Billy Wilder.

4) GRAVITY di Alfonso CuarónUn’opera umanista, intimista e ammaliante realizzata in un ipnotico 3D che porta lo spettatore a perdersi negli spazi infiniti del cosmo insieme ai due protagonisti. Magistrali la regia e la sceneggiatura, è forse il miglior film di Alfonso Cuarón.

5) RUSH di Ron Howard - Ron Howard dirige magistralmente la storia della rivalità tra i piloti James Hunt e Niki Lauda confezionando una sorta di “biopic” che non cede mai al didascalico e punta tutto al confronto tra due personalità incredibilmente diverse con un risultato davvero emozionante.

 

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