Anniversario della scomparsa di Anna Frank: una ragazza come tante

Anna Frank (scopridovequando.com)

«Anna era una ragazzina piena di vita, amava molto parlare, e le piacevano i ragazzi! Se fosse ancora viva sono convinta che sarebbe diventata un’eccellente scrittrice». Con queste parole Nanette Blitz Konig ricorda la sua compagna di scuola, divenuta celebre in tutto il mondo per la sua storia, per la sua scrittura e il famoso diario, con il suo messaggio di speranza che ha tramandato alle generazioni future: Annelies Marie Frank, meglio nota come Anna Frank, di cui oggi si celebra l’anniversario della morte, avvenuta sessantotto anni fa (31 marzo 1945).

La storia di Anna e della sua famiglia è anche la storia dell’Europa degli anni che precedettero e che portarono alla guerra: gli eventi storici che avvenivano intorno a loro, sono stati la diretta conseguenza del modo in cui si è svolta la loro tragica storia.

Anna era figlia di Otto Heinrich Frank, imprenditore tedesco di origine ebrea. Dopo la Grande Guerra, Otto assunse la gestione della banca di famiglia e nel 1925 si sposò con Edith Hollander, madre di Anna. Il 1925 è anche uno dei primi anni bui della Germania. Hitler infatti pubblica in quell’anno il Mein Kampf, dove sottolinea il proprio pensiero politico e la sua ideologia sulla razza.

Nel 1926 i Frank coronano il loro sogno d’amore, dando alla luce una bambina, Margot. Il 12 giugno del 1929 nasce invece la piccola Anna, pochi mesi prima del crollo della borsa di Wall Street, principio della prima grande crisi economica mondiale. La crisi portò disoccupazione e povertà, primi ingredienti per far esplodere il malcontento popolare, che permise ad Hitler di accumulare sempre più consensi che lo portarono a diventare, nel 1933, Cancelliere.

I Frank, essendo «ebrei puri», come scriverà la piccola Anna sul suo diario un giorno, percepiscono l’ascesa di Hitler come una minaccia. Decidono perciò di emigrare in Olanda, precisamente ad Amsterdam, dove sono sicuri di stare al riparo dal razzismo nazista. Lì, nella capitale olandese, la vita di Anna e della sua famiglia segue il suo corso abituale: le ragazze iniziano ad andare a scuola, Edith si occupa della casa e Otto dei suoi affari.  Anne inizia a vedere la vita con quell’entusiasmo e quello splendido sorriso che mostra sempre nelle sue foto.  Un giorno Anna racconterà nel suo diario quest’esilio: «Dato che siamo ebrei puri, nel 1933 mio padre è andato nei Paesi Bassi dove è diventato direttore della Opekta Mij. olandese, una ditta che produce marmellate. In settembre mia madre lo ha seguito mentre io e Margot siamo andate ad Aquisgrana dalla nonna. Margot ha raggiunto i nostri genitori in Olanda in dicembre ed io in febbraio. Il giorno del suo compleanno mi hanno messo sul tavolo, come una specie di regalo».

Contemporaneamente, dal 1933 al 1938, la Germania nazista costruisce i vari campi di concentramento e annette l’Austria attraverso lo “anschluss”. Gli ebrei che vivono in Germania e nei territori occupati sono sempre più in pericolo. Molti di loro emigrano. Circa 30.000 ebrei vanno in Olanda. La vita di tutto il mondo, compresa quella dei Frank, viene sconvolta quando il 1 settembre del 1939 Hitler invade la Polonia e, a maggio del ’40, paesi neutrali e nemici, come la Francia, la Danimarca, il Belgio e l’Olanda. Gli ebrei di tutta Europa cominciano a rendersi conto che, in qualunque paese si trovino, la minaccia hitleriana è comunque troppo forte. E’ in quel momento che le nuvole nere cominciano a mostrarsi nel cielo sereno dei Frank, che scoprono attraverso immagini e notizie ciò che accadeva agli ebrei. Anna scriverà di quell’anno: «In maggio del 1940 i bei tempi finirono: prima la guerra, poi la capitolazione, l’invasione tedesca e l’inizio delle sofferenze di noi ebrei. Venivano continuamente emanate leggi antisemitiche che limitavano gravemente la nostra libertà».

I primi mesi trascorrono senza significativi cambiamenti. La schedatura degli ebrei rappresenta il primo passo verso l’isolamento. La vita di Anne è limitata in misura crescente dalle leggi razziali emanate dagli invasori. Per esempio deve frequentare una speciale scuola ebrea e i luoghi pubblici, come il cinema ed il tram, diventano terreno proibito. Otto, a causa della sua etnia ebraica, è costretto a lasciare la proprietà della propria azienda; senza però far pesare troppo la cosa alle figlie e alla moglie: la famiglia infatti seguita a vivere normalmente.

Nel 1942 la felicità muove l’ultimo e significativo passo nella vita di Anne. Le viene infatti regalato per il suo compleanno un quadernino a righe bianche e rosse. Sarà lì che Anna annoterà, da quel momento in poi, tutto il suo passato, tutto il suo presente e le sue speranze per il futuro: tutte cose documentate da foto incollate su quelle pagine. Quell’anno, però, è anche l’inizio della tragedia. Margot riceve la prima convocazione: deve andare in un campo di lavoro in Germania. Otto e Edith non hanno intenzione di lasciar andare la loro figlia nella Germania nazista. Se Margot non si presenta, verrà arrestata tutta la famiglia.

Alcune pagine del famoso diario di Anna Frank (viaggero.it)

La famiglia comincia così una vita clandestina, nella stessa città dove aveva trovato la salvezza. Il luogo prescelto come nascondiglio è la casa sul retro della sede dell’azienda di Otto. Il nascondiglio accoglierà, oltre ai Frank, la famiglia Van Pels: Hermann, Auguste e il figlio Peter (per il quale Anna proverà i primi sentimenti adolescenziali) Hermann van Pels è un dipendente dell’azienda di Otto Frank.

La porta di accesso era nascosta dietro una libreria. Naturalmente Anne ha anche il diario. Più tardi, ripensando a quel periodo scriverà: «Il tempo spensierato e senza affanni della scuola non tornerà mai più».

Gli avvenimenti che racconterà nel suo diario sono tanto banali, come le piccole discussioni sul cibo o le insofferenze fra persone che vivono troppo vicine, quanto profonde e significative, come le paure causate dal vivere in clandestinità o le difficoltà angosciose per dei prigionieri, come il cibo che non arriva o il pericolo di malattie, i sentimenti per Peter, i conflitti con i genitori, la sua aspirazione di diventare scrittrice. Tutto annotato con considerevole talento.

Vissero lì nascosti dal 9 luglio 1942 al 4 agosto 1944, durante l’occupazione nazista. Una mattina, però, una soffiata di un informatore olandese portò la Gestapo al loro nascondiglio. Vennero arrestati dalla Grüne Polizei, e il 2 settembre 1944 Otto e la sua famiglia vennero caricati su un treno merci che andava ad Auschwitz, dove giunsero tre giorni dopo. Nel frattempo Miep Gies ed Elly Vossen, due persone che si erano prese cura del gruppo durante quel periodo clandestino, trovarono il diario e lo misero al sicuro.

Anna, Margot ed Edith Frank, i van Pels e Fritz Pfeffer non sopravvissero ai campi di concentramento tedeschi (nel caso di Peter van Pels, alle marce della morte tra un campo e l’altro). Margot e Anna passarono un mese ad Auschwitz e vennero poi spedite a Bergen-Belsen: qui Anna morì di tifo il 31 marzo 1945, due settimane prima che le truppe inglesi liberassero il campo.

La storia di Anna è identica a quella di tante vite stroncate e distrutte nel pieno del fiorire della giovinezza dall’orrendo e vergognoso evento che fu l’Olocausto. Il suo diario è un perfetto esempio di scrittura storica, poiché grazie alla penna di Anna, oggi possiamo leggere la storia della guerra in quegli anni, resa ancora più comprensibile da brevi racconti giornalieri di questa ragazza.

La storia di Anna, trasformata anche più volte in pellicola cinematografica (come quella del ’59 che fece vincere a Shelley Winters il primo Oscar), è una storia che va ricordata sempre, senza interruzioni, giorno per giorno, ripresentandoci gli orrori del passato: orrori che vanno ricordati non solo nel Giorno della Memoria, poiché, come scriveva Primo Levi: «Chi non ricorda il suo passato, è destinato a riviverlo».

Francesco Fario

 

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