Ancora un no all’estradizione di Battisti

Il Presidente uscente Lula e il suo successore Dilma Rousseff

Anche Josè Cardozo, ministro della Giustizia del nuovo governo brasiliano, con a capo la neoeletta Dilma Rousseff, si è dichiarato contrario all’estradizione di Cesare Battisti, il terrorista italiano militante dei Pac – Proletari Armati per il Comunismo – condannato in contumacia per quattro omicidi e residente in Brasile dove gode dello status di rifugiato politico.

«Non c’è alcuna ragione per la quale la decisione di Lula possa essere contestata dal punto di vista della sua validità giuridica» in quanto il Presidente ha agito «in stretta consonanza con il nostro diritto e con quanto aveva manifestato il Supremo Tribunal Federal», con queste parole Cardozo ha comunicato la sua posizione, dopo un consulto con l’Avvocatura generale di Stato.

Si complica ancora di più la faccenda Battisti e si irrigidiscono le relazioni diplomatiche tra Italia e Brasile: nonostante da Palácio do Planalto giungano dichiarazioni di fratellanza, nel nostro Paese non mancano espressioni di scontento forse troppo moderate, ma che sembrano mettere d’accordo membri di maggioranza e di opposizione.

In realtà dietro le quinte di questa commedia grottesca ci sono molti chilometri e molte vicende, iniziate nel 1978 – anno in cui Battisti commise il primo dei quattro omicidi di cui è accusato e per cui è stato condannato all’ergastolo – proseguite con l’evasione e la fuga in Francia sotto la protezione della dottrina Mitterand – politica socialista introdotta nel 1985 che prevedeva l’estradizione per i terroristi italiani di estrema sinistra solo in caso di terrorismo sanguinario, attivo e reale, contrastando così la dura politica punitiva adottata in un’Italia che tentava di uscire dagli anni del terrore – e dove il fuggiasco si getta nella produzione letteraria. Con il cambio di guardia all’Eliseo e l’arrivo di Chirac, l’ex Pac fugge di nuovo alla volta del Brasile, certo non senza l’aiuto di una temporanea cecità istituzionale oltralpe e spinto, incoraggiato, sostenuto e “sovvenzionato” da quel movimento internazionale che ha permesso a diversi personaggi controversi, molti ex terroristi di sinistra, di fare il giro del mondo a proprio piacimento.

Movimento che affonda le proprie radici nelle sinistre socialiste di tutto il mondo, o nelle destre reazionarie di tutto il mondo: ce n’è per tutte le esigenze e per tutti i gusti.

A complicare ulteriormente la situazione c’è la posizione del Brasile che non è certo l’ultimo paesino del Sud America e nemmeno il Venezuela di Chavez: l’aria da affabile e simpatico nonno di Lula e lo sguardo determinato, ma luminoso della Rousseff non traggano in inganno, la leadership commerciale ed energetica del Brasile è un dato di fatto e dai palazzi del governo non hanno intenzione di cedere il ruolo o parti della propria sovranità. Non a caso le parole giunte da Marco Aurelio Garcia, consulente speciale agli affari internazionali del Brasile, sono state: «Non ci preoccupa, la nostra è una decisione sovrana, che ha un forte fondamento giuridico», opinione arrivata al momento di commentare la reazione blandamente risentita del ministro Frattini che tuttavia ha in seguito dichiarato: «Un governo sovrano e forte come quello brasiliano non è condizionabile da azioni di ritorsione», se non altro è consolante che qualcuno ne sia consapevole.

Intanto in tutta Italia politici e gente comune sono scesi in piazza per manifestare il proprio dissenso per la mancata estradizione: Cesare Battisti sembra, e forse è, un criminale comune della peggior specie.

Francesca Penza

Foto via: http://www.arezzopolitica.it, http://www.coispnewsportale.it, http://www.cadoinpiedi.it

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