Anatocismo bancario: cos’è e come possiamo difenderci?

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Anatocismo bancario: probabilmente tutti ne avrete sentito parlare almeno una volta. Ma sapete nello specifico cos’è e come dovreste difendervi? Con questa piccola guida proviamo a dare una mano a tutti coloro che si approcciano ad un sistema di credito bancario, e che vogliono tutelare se stessi, i propri interessi ed il proprio patrimonio.

ANATOCISMO BANCARIO: COS’E'?

Dicesi anatocismo bancario la pratica, ordinaria amministrazione fino a pochi anni fa in quasi tutte le banche italiane, secondo cui gli interessi a debito di colui che era titolare di un conto corrente venivano liquidati sul conto con frequenza trimestrale. Mentre gli interessi a credito venivano liquidati con cadenza annuale.

Ciò provocava un disallineamento nella maturazione degli interessi a debito, da cui il fenomeno dell’anatocismo. Ad esempio: se un correntista aveva un rosso di 100 euro, la banca addebitava ogni 3 mesi gli interessi relativi (al 10%). In questo modo dopo altri 3 mesi l’interesse sarebbe stato applicato sui 110 euro maturati in seguito al primo “addebito”, e così via via fino a dover restituire un monte interessi più alto rispetto al tasso annuo stabilito.

L’anatocismo era in realtà da sempre vietato dall’articolo 1283 del Codice Civile italiano, ma la metodologia di calcolo degli interessi sopra descritta era stata avallata dalla giurisprudenza.

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LA SVOLTA DELLA CASSAZIONE

La decisiva sentenza 21095 del 4 novembre 2004 della Corte di Cassazione ha stabilito che le clausole di capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori rispondono ad uso negoziale e non normativo, quindi in contrasto con il principio dell’art. 1283 Codice Civile.

In parole povere, i clienti accettavano le varie forme di anatocismo bancario perché queste venivano poste come condicio sine qua non per accedere ai servizi bancari. Di recente la sentenza di Cassazione del 6 maggio 201 ha rafforzato questa visione.

La Corte Costituzionale con sentenza 78/2012 ha sancito infine che il termine per richiedere la restituzione di quanto versato indebitamente, decorre dalla data di risoluzione del rapporto con la banca o dal momento del pagamento solutorio finalizzato alla copertura del passivo e si prescrive in 10 anni.

Il correntista può quindi richiedere alla banca la restituzione delle somme indebitamente versate  in virtù di rapporti relativi a contratti di affidamento in conto corrente, per sconto di effetti, portafoglio s.b.f., anticipi su fatture, riporti eccetera.

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COME DIFENDERSI

Ma come fare e a chi affidarsi se si dubita di essere stati sottoposti ad un caso di anatocismo bancario? Una delle soluzioni è quella di rivolgersi ad esperti in materia come GMB Finance, una società formata da analisti finanziari e legali specializzati in diritto bancario e finanziario, che affianca i propri clienti nel dialogo con la propria banca, in piena trasparenza, riequilibrando l’asimmetria informativa a cui l’utente per sua natura risulta esposto.

Una corretta informazione tutela i vostri interessi e quelli di vostri soldi. Se non siete particolarmente ferrati circa l’argomento e le relative “scartoffie”, lasciatevi aiutare da un team di esperti prima di apporre firme importanti per le vostre decisioni presenti e future.

Foto via federcontribuentinazionale.it, laleggepertutti.it, conciliazionecila.it

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