Amnistia: Napolitano smentisce sé stesso

Giorgio Napolitano (europinione.it)

Roma - Il primo ottobre 2011 l’Ansa batteva un’agenzia in cui, fra le varie cose, veniva scritto: «Napolitano non vede le condizioni per una amnistia. Lo ha detto rispondendo alla domanda di un ragazzo recluso nell’istituto di rieducazione di Nisida, a Napoli». Le ipotesi sono due, o Napolitano soffre di un qualche disturbo bipolare, o è successo qualcosa che ha fatto cambiare idea al Presidente della Repubblica. La prima ipotesi pare poco credibile. La seconda, invece, molto inquietante. Ma molto più plausibile. La domanda che a questo punto sorge spontanea è: cos’è che ha fatto cambiare idea al Capo dello Stato?

La situazione delle carceri due anni fa era diversa? No, era la stessa. Alla fine del giugno 2011 il numero di detenuti per ogni 100 posti letto in Italia era di 148,2 a fronte di una media europea del 96,6%. Al 31 dicembre 2012, invece, i detenuti nei 206 istituti penitenziari per una capienza regolamentare di 46.995 erano 65.701. Quindi ogni 100 posti disponibili erano sistemati 142 detenuti. Paradossalmente, la situazione era migliore, seppur di poco, quando Napolitano non voleva l’amnistia. Questo dicono i numeri.

Effettivamente c’è un’altra cosa che in questi due anni è cambiata. Un imprenditore brianzolo abbastanza bassino sceso in politica circa venti anni fa è stato condannato a quattro anni di reclusione per frode fiscale. E la pena accessoria prevede che il suddetto imprenditore brianzolo non potrà più candidarsi per un periodo di tempo che la corte d’Appello di Milano dovrà calcolare da qui alla fine dell’anno. E si dia il caso che proprio il suddetto politico ed imprenditore brianzolo, nei giorni precedenti al due ottobre, abbia palesemente minacciato di far cadere il Governo delle larghe intese fortemente voluto (e in qualche maniera anche governato) dallo stesso Napolitano. All’ultimo minuto, però, il politico brianzolo cambiò idea e il due ottobre votò la fiducia al Governo. Perché?

Silvio Berlusconi (polisblog.it)

Ora, è possibile che la risposta a questo perché corrisponda con la risposta alla prima domanda, ovvero cos’è cambiata nella mente di Napolitano che nell’ottobre 2011 era contrario all’amnistia e adesso ne è diventato un grande sostenitore? Sì, è possibile. È quindi tecnicamente fattibile che il Parlamento voti un’amnistia o un indulto che preveda i reati per cui il politico brianzolo è indagato o condannato in cambio della fiducia del partito guidato dall’imprenditore al Governo di Napolitano? Anche qui la risposta è: sì, è tecnicamente possibile. Lo stanno ammettendo, pian piano, anche i politici stessi. Inizialmente il ministro Anna Maria Cancellieri aveva assicurato che l’amnistia o l’indulto non avrebbero avuto conseguenze sul destino giudiziario dell’imprenditore. Poi si era corretta dicendo che l’amnistia o l’indulto non sono atti che devono essere ad o contra personam. E ieri il ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello ha rivelato il segreto di pulcinella cioè che se ci sarà l’amnistia e l’indulto, dovranno essere «applicate a tutti i cittadini», compreso l’imprenditore brianzolo.

Alcuni politici stanno provando a dire che i reati finanziari che interessano all’ultra citato imprenditore non sono mai rientrati in indulti o amnistie. Ma è una risposta che non regge. Perché il Parlamento potrebbe votare un indulto come quello del 2006, che è stato applicato per le pene detentive e fino a 10.000 euro per le pene pecuniarie. Furono esclusi solamente i reati in materia di terrorismo, strage, banda armata, schiavitù, prostituzione minorile, pedo-pornografia, tratta di persone, violenza sessuale, sequestro di persona, riciclaggio, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, usura e quelli concernenti la mafia. Di conseguenza, vi rientrarono anche i reati in materia finanziaria. E infatti la condanna per frode fiscale a carico dell’imprenditore brianzolo è stata indultata per tre anni su quattro.

Si dirà: il Partito Democratico non voterà mai un indulto in grado di salvare l’imprenditore dalle sue tristi sorti. Non lo farebbe (forse) di sua iniziativa. Ma se a chiederglielo sarà Giorgio Napotalino, allora le cose potrebbero andare diversamente. Il Pd, infatti, fino ad ora ha sempre obbedito ai dettami del Capo dello Stato. Chi ha solo provato a mettere in discussione il Presidente della Repubblica, come Matteo Renzi, è stato aspramente criticato. Si è di fronti all’ennesimo salvataggio dell’imprenditore brianzolo? Chi vivrà vedrà. Ma gli indizi parlano chiaramente.

Giacomo Cangi

foto: secoloditalia.it; formiche.net; polisblog.it; europinione.it

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