Amministrative: sapori e dissapori della politica nostrana

Letizia Moratti, sindaco uscente di Milano

Finalmente la campagna elettorale per le amministrative è finita. Dalla mezzanotte di oggi è calato il silenzio stampa e questa è certamente una delle migliori notizie che si possano divulgare in una nazione in perenne propaganda elettorale. Perciò, il momento è propizio per tirare il fiato e capire che aria tira: chi vincerà cosa, come (se al primo turno o al ballottaggio) e soprattutto, perché.

Pdl /Lega Nord – La relazione della ex coppia più bella d’Italia divenuta una coppia che scoppia è stata così dibattuta che tornarci sopra annoia. L’estrema sintesi è: se Letizia Moratti perde la rielezione al Comune di Milano o vince al secondo turno, Silvio Berlusconi sarà ostaggio del Carroccio, il quale del Cav. ne ha i Ball piuttosto pieni. Senza contare che l’Umberto Bossi nazionale si sente già alla guida di Montecitorio e questo dà a lui e a i suoi il diritto di replica alle sparate del premier. Quindi, se Berlusconi attacca i magistrati, il Senatur si dissocia. Se il bersaglio è il presidente della Repubblica, La Lega si oppone. Se il primo giura lo stop alla demolizione delle abitazioni abusive in Campania, il secondo gela “Noi non lo votiamo”. Insomma, i coniugi sono ai piatti che volano in salotto e se non si mandano a remengo subito è solo per i figli, cioè i voti. E questi probabilmente daranno di nuovo ragione alla zoppicante Moratti, la quale è così nervosa da aver sfoderato l’arma impropria della calunnia (o macchina del fango che dir si voglia) nei confronti dell’avversario Giuliano Pisapia. Quest’ultimo, dal canto suo, – con o senza furti d’auto alle spalle – di speranze nel capoluogo lombardo ne ha ben poche.

Pd/Sel – Il perché è presto detto: il programma elettorale di Pisapia è un inno all’immigrazione anche perché tra i membri in lista, appaiono nomi come Davide Piccardo, figlio del gerarca dell’Ucoii, Hamza Roberto e gli aspiranti consiglieri di zona, Paolo Abdullah Gonzaga e Omar el-Sayed.

L’ex comunista Pisapia, dunque, vorrebbe nell’ordine: più moschee, centri per i rom, tutele per la formazione professionale e il pronto inserimento nel lavoro degli extra-comunitari a partire dai concorsi pubblici, e procedure più rapide per concedere loro diritto di voto. Poi, cartellonistica stradale plurilingue, l’abolizione del pacchetto sicurezza con obbligo al coprifuoco in vigore nelle zone di Milano ritenute “a rischio” e così via. E i milanesi? Da programma, Pisapia non ha dubbi: per loro dichiarerà guerra alla paura perché, spiega, “Chi ha paura si blocca”. Capito?

Così è difficile credere che una città di 10 milioni di persone in attesa di ordine e di Expo ceda in maggioranza il voto al candidato del centrosinistra. Tanto più che, il programma di Pisapia sembra rivolto essenzialmente alle frange filo-islamiche, estremo-sinistrosse dei centri sociali. Un bacino limitato ma nutrito che, però, in parte non lo voterà e il motivo è Nichi Vendola. O meglio l’omosessalità del leader di Sinistra e libertà, partito di provenienza di Pisapia. Gioni fa, infatti, l’imam della moschea di Segrate, Abi Abu Shwaima, ha dato l’out-out ai suoi musulmani: l’islam non può sostenere gli “invertiti” che – ha ribadito Shwaima all’agenzia Aki-Adnkronos International – secondo la legge coranica andrebbero lapidati. Dunque, la situazione della sinistra a Milano è la seguente: Pisapia spera che un programma terzomondista avvicini almeno gli elettori fortemente schierati a sinistra, promettendo loro tutto il concedibile. Questi però, in parte lo snobberanno perché il leader del Sel è gay e quindi, finchè in Italia la Carta fondamentale sarà la Costituzione e non il Corano, il Gay non si potrà massacrare e Pisapia non si dovrà votare. Non fa una piega.

Ed ecco che così si piega anche l’imprecazione di Beppe Grillo che 3 giorni fa ha dato del “Buson” (Frocio) al povero Nichi, nel bel mezzo di un convegno a Bologna. Tradotto in gergo politico-populista-grillino la boutade significa “chi non vuole votare lui e il suo orecchino, pensi  a me”. Cosa non si fa per un pugno di schede elettorali.

Pier Luigi Bersani, segretario Pd

Nel frattempo Pier Luigi Bersani, che fa? Attualmente bazzica proprio a Bologna. Pare che il leader del Pd sia preoccupato per l’esito della tornata nella roccaforte diroccata dei rossi che, delusa da troppe pessime giunte di sinistra, guarda con favore il candidato leghista, Manes Bernardini.

La sconfitta nel capoluogo emiliano, per Bersani, significherebbe quasi certamente rinunciare alla carica di segretario del partito, perciò – incredibile ma vero – è possibile affermare che Pd e Pdl abbiano raggiunto l’identità di vedute grazie ai loro leader: Milano sta al futuro di Silvio come Bologna a quello di Gigi. Miracoli della politica nostrana.

P.S. Occorrebbe parlare anche del Terzo Polo, il quale però ancora non esiste. O magari è sul punto di morire. Chissà. In attesa che Udc, Fli e Api decidano cosa fare di sé, dei compari e degli elettori, buon exit poll a tutti.

 

Chantal Cresta

 

Foto|| www.ansa.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

2 Risponde a Amministrative: sapori e dissapori della politica nostrana

  1. avatar
    anonimo 16/05/2011 a 08:27

    ma non vi sembra che questa buffa donna assomigli a stanlio?????

    Rispondi
  2. avatar
    Chantal Cresta 16/05/2011 a 17:58

    Non sia così cattivo, Anonimo.
    Consideri che una campagna elettorale così stressante e faticosa non ha fatto bene neppure alla pelle di Pisapia.

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews