Amministrative e referendum: delegittimati i politici

Roma – Gli italiani sono pronti al cambiamento, a quello decisivo. Lo hanno declamato a gran voce nelle ultime elezioni amministrative e referendarie. Chi ancora non se n’è accorta è la classe politica nel suo insieme.  A destra, sinistra e centro ancora si dibatte su chi abbia vinto e chi abbia perso nelle tornate elettorali di maggio e giugno. Da Santoro a Floris, da La7 a Rainews, i programmi di approfondimento politico mostrano che i nostri rappresentati al Parlamento e al Governo continuano a parlare sempre la stessa lingua politichese usando parole che mostrano di non tenere conto degli umori e del volere dei cittadini, per non parlare dei suoi reali bisogni. Per cui il risultato finale è nessun cambiamento e semplice demagogia, ossia tenere un atteggiamento politico che usando «la retorica e le false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore – come cita testualmente wikipedia – spesso il demagogo fa leva su sentimenti irrazionali e bisogni sociali latenti, alimentando la paura e l’odio o nei confronti dell’avversario politico o di minoranze utilizzate come “capro espiatorio”».

Berlusconi fa demagogia con i fantomatici “comunisti” e le cosiddette “toghe rosse”, Bossi con gli extracomunitari, “Roma ladrona” e il sud palla al piede del ricco nord. Ma anche a sinistra non manca la pura e semplice demagogia che fa perno su un solo punto: l’antiberlusconismo. In tanti hanno pensato che l’effetto disastroso del risultato referendario avrebbe fatto crollare il governo, ma il premier non demorde e sembra intenzionato ad arrivare fino alla fine della legislatura nel 2013. A dimostrazione che una crisi politica sarebbe disastrosa per il Paese, il capo del Governo afferma che: ‹‹Non esiste alcuna alternativa a questo Governo e a questa maggioranza». La realtà è che i fatti sembrano dargli pienamente ragione. Divisa ed estremamente incapace di trovare una linea comune, la sinistra arranca brancolando nel mare mortum dell’immobilismo.

Ma in fondo che cosa chiedono i cittadini italiani? Probabilmente una nuova classe politica, dinamica e proiettata sul presente e verso il futuro. Una nuova elite politica, giovane e slegata il più possibile dal puro attaccamento alla poltrona e agli interessi di casta. Lo dimostrano le scelte compiute dagli elettori a Napoli e a Cagliari. Luigi de Magistris, nuovo sindaco della città partenopea, ha infatti “solo” 44 anni. Mentre Massimo Zedda, neo sindaco del capoluogo sardo, ha “appena” 35 anni. Il nostro, infatti, è un paese governato da vecchi, stanchi e con un’idea di gestione del potere totalmente slegata dalle dinamiche attuali della nostra società e gli italiani hanno pienamente dimostrato di esserne stufi. Un tempo i giovani politici crescevano in seno al partito, frequentavano le segreterie e partecipavano alle assemblee e alle riunioni. I nuovi leader emergevano quasi naturalmente all’interno dei circoli. Oggi gli anziani della politica pensano di essere immortali, e non ragionano affatto sulla necessità di un ricambio generazionale che dovrebbe accomodarsi al posto loro sulle poltrone del potere.

Sabina Sestu

Foto: 1.bp.blogspot.com; 2.bp.blogspot.com;

Preview: nuovosoldo.files.wordpress.com

 

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