Amministrative. Contro Beppe Grillo solo la Lega ha davvero da perdere

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Roberto Maroni

Roma – Si potrebbe dire che l’unica forza politica che in queste amministrative abbia davvero qualcosa da perdere sia la Lega Nord. Non perché gli altri partiti navighino con il sole in fronte sicuri della loro offerta e convinti che l’antipolitica tout court, quella grillina in particolare, non possa incidere sulle scelte del loro elettorato. Né perché la Lega non sia egualmente invischiata in tali e tanti scandali da rasentare il grottesco (Solo l’ultimo: la laurea del Trota in Albania. Rivelazione che ha scatenato la protesta persino degli albanesi). E’ esattamente il contrario.

Pdl, Udc e Pd sono naufragati sullo scoglio del Governo Tecnico insieme alle rispettive aspirazioni dei loro leader. Angelino Alfano voleva rifondare il centrodestra secondo i valori del Ppe europeo. Valori di cui non è ancora chiara la natura, confusa l’origine, di difficile lettura la struttura. Si sa solo che è roba di destra e che l’ex premier Silvio Berlusconi presenterà un nuovo progetto politico alla fine del mese.

Pierferdinando Casini voleva rifare il grande centro cattolico. Lo voleva anche ieri. Forse lo vorrà anche domani. E’ possibile che insisterà sul grande centro fino alla fine dei suoi giorni.

Per Pier Luigi Bersani il problema è solo quello di capire con chi allearsi per presentarsi il più tardi possibile alle prossime elezioni politiche, vincerle certamente e cercare di rimanere a Palazzo Chigi almeno un giorno in più dell’ultimo Governo Prodi.

Neppure il Sel di Nichi Vendola e l’IDV di Antonio Di Pietro godono di buona salute. I partiti sono cotti e lo sanno perché di tutto li si può accusare ma non di non conoscere i fatti propri.

In questa desolazione rimane la Lega, tormentata anch’essa, ma che possiede un tratto di differenza: laddove gli altri sembrano rassegnati al loro destino, lei lotta. O almeno ci prova.

Ha iniziato subito con la “pulizia”, quella imposta dal nuovo segretario in pectore Roberto Maroni dopo l’avviso di garazia al tesoriere Francesco Belsito. Ha dimesso il vecchio Senatur Umberto Bossi, Belsito stesso, la “badante” Rosy Mauro, allontanato il cerchio magico. Tenta in ogni modo di cancellare dalla memoria dell’elettorato il Trota e i suoi straordinari titoli di studio: 29 esami in economia aziendale, tutti in lingua straniera, in un anno.

Ha ripreso in mano il rapporto consunto con la base, la sua d’origine, quella delle piccole imprese e dei comuni schiacciati dal peso della crisi. Ha dato luogo a una reale offerta politica ingaggiando una lotta contro l’IMU che sta trovando adesioni tra i sindaci di tutta Italia e che ha aperto un confronto vero sull’effettiva efficacia delle misure del Governo. Sta spaventando l’imperturbabile Mario Monti che ora si spertica rassicurando che la tassa sulla casa non supererà i 200 euro, mentendo sapendo di mentire.

Ha il suo laboratorio ideale per la rifondazione ufficiale: Verona. Città dove il super favorito sindaco uscente Flavio Tosi corre con 7 liste tra quella di partito e le civiche a lui collegate. La Lega ha i mezzi, gli uomini, l’offerta. Potenzialmente ha le carte giuste, non per

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Beppe Grillo

vincere (qui ha ragione Bersani: ci sono solo macerie in giro), ma per ricominciare. Almeno nel nord-est, almeno a Verona. Ecco perché è l’unica che può perdere realmente qualcosa e d’altronde non si può dire che non ci siano stati passi falsi.

Il primo è stato di lasciare spazio mediatico al Senatur, il quale sarà pure vecchio e malato ma per nulla remissivo. Ne ha dato prova una settimana fa a Zanica (Bergamo) quando durante il raduno della “Lega Unita” ha lanciato il suo ‹‹mi ricandido al congresso›› per il ruolo di segretario di partito il prossimo giugno. Una prova di forza nei confronti di Maroni il quale, tempo fa, aveva steso una mano d’amicizia a Bossi affermando che se lui si fosse ripresentato lo avrebbe votato. Parole vuote ma tali da consentire a Bossi un appiglio – Berlusconi lo chiamerebbe un predellino – che gli è stato subito tolto e la sua ricandidatura liquidata come fuori luogo persino dal cerchista per antonomasia, Roberto Calderoli. Insomma la Lega è tutto tranne che unita.

Il secondo capitombolo lo ha fatto lo stesso Maroni sempre a Zanica asserendo che ‹‹L’obiettivo che abbiamo è mandare a casa il governo Monti››. Frase sicera quanto inappropriata per una forza politica che vuole vestirsi con il manto della lotta civile per il nobile bene dei cittadini e non per mero calcolo politico. Ma la politica è fatta anche di questo. E di antipolitica. Ecco perché Roberto Maroni e Beppe Grillo si equivalgono: rappresentano il punto di rottura dal quale ripartire. E allora che ricominci il migliore.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; parmaoggi.it

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