American Sniper, il nuovo film di Clint Eastwood. Recensione in anteprima

Dal primo gennaio al cinema, 'American Sniper' racconta la vita di Chris Kyle, il cecchino più letale d'America, interpretato da Bradley Cooper

American Sniper

Dopo appena sei mesi dall’uscita di Jersey Boys nelle sale italiane, l’instancabile Clint Eastwood, premio Oscar per Gli Spietati e Million Dollar Baby, inaugurerà il nuovo anno cinematografico approdando al cinema il 1 gennaio con la sua ultima fatica, American Sniper, distribuito da Warner Bros. Pictures.

L’INFALLIBILE CECCHINO - American Sniper, sceneggiato da Jason Hall (Toy Boy – Un ragazzo in vendita e Il potere dei soldi) è tratto dall’omonima autobiografia di Chris Kyle, noto come “il cecchino più letale della storia americana”, best-seller in USA e rimasta ben diciotto settimane sulla lista del New York Times. La storia è appunto quella di Kyle (Bradley Cooper), arruolatosi nell’U.S. Navy SEAL dopo l’attacco dell’11 settembre alle Torri Gemelle, che viene inviato in Iraq con una precisa missione: quella di proteggere i suoi commilitoni. La sua infallibile precisione come cecchino salva innumerevoli vite sul campo di battaglia, tanto da valergli il soprannome di “The Legend”. L’eco della sua fama giunge però anche alle linee nemiche, che mettono una taglia sulla sua testa, fino a farlo diventare il bersaglio primario per gli insorti. Allo stesso tempo, però, Chris dovrà combattere anche un’altra battaglia, quella in casa propria con sua moglie Taya (Sienna Miller), nel tentativo di essere sia un buon marito che un buon padre, pur trovandosi dall’altra parte del mondo.

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UN FILM REPUBBLICANO – Se alla fine di American Sniper, dopo i titoli di coda, sullo schermo comparisse “Vote for the Republican Party” o “This movie is dedicated to our armies fighting in Iraq for our freedom”, il film di Eastwood potrebbe essere descritto come una perfetta opera audiovisiva propagandistica. Diciture del genere ovviamente non compaiono alla fine del film, ma l’intento propagandista del regista americano, che certo non ha mai nascosto la sua simpatia per il Partito Repubblicano (visto il suo sostegno nel corso degli anni ai vari presidenti da Eisenhower a Nixon, passando per il sostegno economico alle campagne elettorali di Schwarzenegger e McCain), è ben evidente. Così come è evidente la semplicistica trattazione della dicotomia bene/male, dove il Bene è ovviamente incarnato dagli eroi americani costretti a uccidere per difendersi, e il Male dal popolo iracheno, visto che Eastwood non manca di far lanciare bombe anche alle donne e ai loro figli (eppure, in molti nel mondo avranno certo ancora davanti agli occhi le immagini delle torture inflitte ai prigionieri di guerra da alcuni soldati americani).

Il problema più grande di American Sniper risiede non tanto in alcune scelte registiche discutibili e nel suo semplicismo morale, quanto nella sceneggiatura, riempita di ellissi (che bene non fanno né al ritmo né alla caratterizzazione del personaggio principale) e che cade rovinosamente su un terreno annaffiato a suon di banalità e melensaggine, specialmente nei dialoghi che si svolgono tra Chris e sua moglie, e che impediscono la giusta trattazione di uno dei temi più interessanti e poco sfruttato dalla pellicola: gli incubi, le ossessioni, il cambiamento e le difficoltà di ritorno alla vita quotidiana di Kyle, sconvolto dalla guerra e ossessionato dalla paura e dalla volontà di proteggere i suoi cari.

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Dopo una carriera coronata da grandi e memorabili successi di pubblico e critica, viene da chiedersi se fosse così necessario per Clint Eastwood cimentarsi con una sceneggiatura così patriottica (dopo che questa era stata rifiutata da registi del calibro di David O’Russell e Steven Spielberg) e dai contenuti forse da lui troppo sentiti per essere trattati col giusto distacco. E viene da chiedersi se c’è ancora davvero così bisogno di ricordare al mondo quanto l’America combatta per la libertà a suon di fucilate (inquietante, tra l’altro, il fatto che in terra natia il film sia stato premiato dall’American Film Institute come uno dei migliori film dell’anno). Noi, almeno in Europa, viste le recenti aberrazioni politiche che conquistano consensi sempre maggiori giorno dopo giorno a suon di razzismo, xenofobia e omofobia, abbiamo bisogno di vedere eroi coi libri in mano, e non maschi pompati con i fucili spianati contro altri esseri umani.

(Foto: Warner Bros Pictures)

David Di Benedetti

@davidibenedetti

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