Amburgo, sgombero del centro sociale. Monta la protesta

Un'ondata di proteste si estende in tutta la Germania per sostenere i manifestanti di Amburgo, dopo la fine dello stato di eccezione

Amburgo

Duri scontri nel quartiere di Altona tra polizia e manifestanti

La città di Amburgo si è svegliata dopo gli otto giorni sotto l’assedio della polizia, che ha coinvolto i due quartieri popolari di Altona e St. Pauli, i quali erano stati dichiarati “zona di pericolo”. L’ondata di proteste, comunque, è iniziata già il 21 dicembre dello scorso anno, quando le forze dell’ordine volevano sgomberare un centro sociale, il Rote Flora, e il corteo finì con cento agenti antisommossa e cinquecento manifestanti feriti. Ora però, dopo la sproporzionata risposta da parte dello Stato e la fine dell’assedio delle autorità, proteste anticapitaliste e di solidarietà con Amburgo si sono estese per tutta la Germania, da Berlino fino a Gottingen, da Francoforte fino a Dresda.

AMBURGO: DA “CITTA’ LIBERA” A “ZONA DI PERICOLO” – Paradossalmente Amburgo, nota come “città libera e anseatica”, è stata nelle ultime settimane dichiarata in stato di eccezione nei due quartieri tradizionalmente popolari. Sotto lo status definito come “zona di pericolo”, le forze dell’ordine avevano la capacità di effettuare arresti e identificazioni in modo arbitrario e i diritti costituzionali dei cittadini sono stati sospesi temporaneamente. Di notte, si applicavano ordini restrittivi su piccole superfici pubbliche, come strade o parchi, con lo scopo di evitare che si fossero eseguite dimostrazioni. Circa seicento controlli sono stati eseguiti senza la necessità di una previa autorizzazione giudiziaria: quaranta detenuti è stato il risultato di questa inusuale situazione, che fino ad ora era stata creata limitatamente per la lotta al narcotraffico e che ora si muove contro un movimento sociale.

TENSIONI TRA SOCIETA’ E AUTORITA’ – La presenza del Rote Flora è stato il detonante degli scontri e questi il motivo dell’insediamento delle autorità nella zona. Il centro sociale è aperto da venticinque anni nel quartiere amburghese di Sternenschanze, all’interno della circoscrizione di Altona. Di ideologia anarchica, il centro sociale è stato un simbolo della resistenza anticapitalista e dei movimenti sociali, e ora il sindaco di Amburgo, Olaf Scholz, ne richiede lo sgombero da parte della polizia, deciso a riaffermare gli antichi diritti di proprietà, appartenenti all’immobiliarista Klausmartin Kretschmer. In questi ultimi mesi, la tensione è cresciuta a causa dello sfrato di diversi palazzi storici degli anni sessanta, ossia la stessa sorte che il sindaco voleva per il Rote Flora, il che comporta il recupero dei  terreni mirante all’apertura a nuovi investimenti. Per di più, centinaia di rifugiati provenienti da Lampedusa sono perseguitati e confinati in campi d’internamento, come preludio alla deportazione, il che rende il contesto ancora più teso.

Amburgo

Il centro sociale Rote Flora

SOLIDARIETA’ – Pian piano, la situazione comincia ad avere ripercussioni sul resto della Germania, dove si sta producendo un eco in diverse città contro i provvedimenti delle autorità e in sostegno ai manifestanti di Amburgo. Anche a livello politico, il gruppo parlamentare Die Linke (la Sinistra) così come i Verdi, hanno espresso la loro contrarietà all’abuso di potere che si configura come conseguenza della dichiarazione dello stato di eccezione in diverse zone della città, in quanto le proteste non sono altro che un contraccolpo alle politiche razziste e classiste messe in atto dai poteri pubblici. Perfino alcune pareri giurisprudenziali hanno affermato  l’incostituzionalità di tali misure. Ciò nonostante,non ci si possono aspettare molti cambiamenti, dato che i socialdemocratici (Spd) e i democristiani (Dcu) hanno la maggioranza nel parlamento amburghese.

SI INFRANGE IL “SOGNO TEDESCO” – Il modello economico e politico tedesco è continuamente oggetto di lodi per i grandi mezzi di comunicazione, l’esempio di civiltà da seguire, l’ideale di Paese che tutta l’Europa sogna. Ma, come si è dimostrato dall’inizio dell’anno, alla fine il cittadino medio soffre le stesse problematiche di un individuo italiano, spagnolo o greco. Il divario sempre più ampio tra la classe politico-economica e la popolazione genera scontri e tensioni, e le politiche neoliberaliste d’austerità, unite ai tagli alle spese pubbliche, creano la stessa disuguaglianza sociale che troviamo nel sud dell’Europa.

Sandra Alvarez

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