Amaryllis: il nuovo album degli Shinedown

La copertina di "Amaryllis"

Tornano nei negozi di dischi gli Shinedown, a ben quattro anni di distanza dal fortunato The Sound of Madness, l’album che li ha fatti conoscere anche in Europa e li ha consacrati coma una delle più importanti realtà che il panorama rock americano può offrire. Intitolato Amaryllis il nuovo album della band della Florida rappresenta la quarta fatica discografica, un buon disco dove sono presenti tutti gli ingredienti che hanno decretato il successo della band: potenza, gusto per la melodia soprattutto nelle ballate, grandi prestazioni vocali del leader e cantante Brent Smith e ottima produzione.

Si parte con la potente Adrenaline: un rock moderno e sostenuto, ben suonato. Ottimi il ritornello, cattivo ma orecchiabile e il buon assolo del chitarrista Zach Myers. Bully è il primo singolo estratto: un buon brano orecchiabile perfetto per i passaggi radiofonici, figlio di quel rock moderno (sulla falsa riga degli ultimi Hinder) che unisce il glam anni ’80 con le sonorità tipiche del grunge e del post-grunge.

Amaryllis è la prima ballata del disco. Un brano intenso e profondo, condito da un buon lavoro ritmico, un arrangiamento corposo e una eccellente prestazione vocale di Brent Smith. Unity prosegue il discorso intrapreso dal brano precedente. Stessi ingredienti per un altro buona di buona fattura e impatto.

Brent Smith, cantante degli Shinedown

La successiva Enemies torna a premere il piede sull’acceleratore. Un brano a metà strada tra gli Alter Bridge e i Nickelback più incazzati, sicuramente tra i pezzi migliori del lotto. I’m Not Alright è un buon brano, che non abbassa di molto la qualità dell’album, pur non essendone uno dei punti di forza. Nowhere Kids è un’altra legnata, energica, potente e travolgente.

Miracle è un lentone rock di grande atmosfera, che strizza l’occhio al rock da classifica e a sonorità da MTV,  piuttosto commercialotte e al sapore di “già sentito”. Un giro di accordi di pianoforte apre I’ll Follow You, una eccellente ballata, profonda, intensa che risolleva la media qualitativa dell’album dopo due brani discreti, ma non indimenticabili. Da segnalare l’ennesima ottima prova alla voce di Brent Smith: da ricordare come il cantante abbia spesso dichiarato di non aver mai preso una lezione di canto in vita sua. Tutto talento naturale il suo.

For My Sake e My Name (Wearing Me Out) scorrono via facilmente, prima della conclusiva Through the Ghost, semi-ballata acustica, degna chiusura di un album che si lascia gradevolmente ascoltare.

Rock moderno di buona fattura e facile ascolto, ben prodotto e ben suonato. La lezione del grunge (Alice in Chains su tutti) viene sapientemente mescolata con il post grunge di Creed e Alter Bridge, con una perenne strizzatina d’occhio alle melodie easy listening. Questo Amaryllis non è certo un capolavoro assoluto, ma comunque un buon ascolto, frutto di una certa maturità stilistica e compositiva che la band di Jacksonville, giunta alla quarta prova discografica, ha finalmente raggiunto.

Una giusta miscela di ballate e pezzi tirati, senza eccessive cadute di tono con pezzi troppo scontati e una produzione buona per un disco che non potrà far altro che consolidare il successo e la popolarità di una band che ha guadagnato, nel corso degli anni, un posticino tra le band emergenti del panorama rock statunitense.

Alberto Staiz

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