Amanda e gli altri: giustizia all’italiana

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Raffaele Sollecito e Amanda Knox

Perugia – Il direttore del Foglio, Giuliano Ferrara, giorni fa subito dopo la sentenza di proscioglimento di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, consigliava quanto segue: “per un attimo, sospendiamo ogni giudizio”.

Fingiamo di non sapere chi siano i 2 ex imputati. Immaginiamo di non esserci fatti alcuna opinione personale su di loro, i loro comportamenti, i loro gesti, volti, atteggiamenti; di non sapere da dove vengono né ciò che la stampa ha scritto di loro per anni.

Svestiamo i panni degli innocentisti o dei colpevolisti e consideriamo solo il caso nudo. Due ragazzi vengono accusati di aver massacrato una coetanea, le prove a sostegno della tesi sono per lo più inconsistenti. Gli inquirenti sono certi delle loro ipotesi d’accusa e il tribunale di primo grado le accoglie senza dubbi. Nega, così, la possibilità di effettuare perizia di riscontro sugli elementi biologici rinvenuti e, dunque, di scoprire per tempo che la Scientifica impegnata nel caso era giunta a risultati “inattendibili”. I 2 ragazzi vengono condannati a 25 anni. Poi, l’Appello sistema il mal fatto, ma intanto gli imputati si sono fatti 4 anni di galera.

Ripensiamo al Ferrara-consiglio e sorge la domanda: come si può imporre a 2 persone 25 anni di carcere senza prove inconfutabili e “al di là di ogni ragionevole dubbio”? Magari preferendo al riscontro di analisi, il vago indizio di genere e d’opinione (Esempio: Amanda è sessualmente disinibita, ergo, Amanda è un’assassina)? Andiamo avanti.

Papa – Il suggerimento dell’Elefantino è così buono che lo si può apporre ad altri casi. Prendiamo Alfonso Papa. Immaginiamo di non sapere che sia un deputato del Pdl, dunque della maggioranza di Governo, dunque del premier Silvio Berlusconi.

L’uomo è in custodia cautelare a Poggioreale da 2 mesi, in attesa della prima data di processo (26 ottobre). Su di lui, l’accusa di rivelazione ed utilizzazione di segreti di atti d’ufficio nella vicenda P4, più un’altra serie di reati allegati: concussione, corruzione, estorsione, favoreggiamento personale. Roba forte.

Prove incontrovertibili, al di là delle ipotesi? Nessuna. Indizi? Una montagna, pare, ma non sufficienti – dice il codice – a giustificare il carcere duro in fase preventiva. Eppure a Papa viene ancora negata la libertà vigilata. Neppure le precarie condizioni di salute del deputato (cartella medica peoccupate e dimagrimento vistoso) riescono a dissuadere gli inquirenti sull’inutilità di certi metodi. Anzi.

I legali di Papa, Giuseppe D’Alise e Carlo di Casola, si sono recentemente dimessi,  previa conferenza stampa. Dicono di non poter garantire la piena tutela al loro assistito, causa impedimenti continuamente frapposti dagli organi giudiziari. Traduzione: con Papa si procede in maniera irrituale ed al di là delle procedure consuete. Ci si potrebbe chiedere il perché ma la risposta è ovvia: inguaiare Berlusconi.

Sospendiamo il giudizio: se al posto di Papa ci fosse un qualsiasi altro tizio, si resterebbe o no inorriditi da una magistratura che senza prove certe, nega i diritti elementari di un imputato per entrare a gamba tesa negli equilibri della politica? E se quel tizio fosse uno di noi?

Un Cavaliere – Si tratta solo di innocui esercizi di stile, dunque, già che ci siamo andiamo oltre. Prendiamo un presidente del Consigio a caso. Non è Berlusconi quindi non si prova alcuna passione viscerale.

Il tomo è impelagato da 20 anni con le procure di mezza Italia. Lo hanno accusato di tutto senza arrivare mai a una condanna ed ora (più che mai) – quasi sul punto di finire l’ultimo mandato – è stato ridicolizzato da intercettazioni prive di valore legale, ma assai gossipare (Casi escort e Ruby); è stato obbligato a sborsare una mezza miliardata di euro al concorrente in affari in ragione di una sentenza che – pare, ma questo è tutto da dimostrare – sia stata tagliata e cucita alla bisogna (caso Cir); gli sono stati negati 11 testimoni della difesa per accelerare i tempi di uno dei suoi procedimenti, così da evitarne la prescrizione (caso Mills); ed è stato chiamato in causa in un’indagine prima come parte lesa, poi

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Alfonso Papa

come indagato, trovandosi attualmente in una situazione surreale tra le procura di Napoli, Bari e Roma (caso Tarantini). Tutto normale? Tutto proceduralmente ineccepibile e fondato su prove circostanziate?

Media – Dopo la vicenda di Amanda e Sollecito, la stampa internazionale si è accorta che la Giustizia italiana non funziona. Di più: il londinese Times parla di una “sistema penale farsescamente incompetente” mentre il Guardian si sbilancia: “Gli attacchi gridati di Berlusconi alla magistratura come sistema malato potrebbero non essere privi di fondamento”. Non sono gli unici. Ben prima della liberazione dei 2 ragazzi, l’autorevole voce del pensiero-anarchico-insurrezionalista-multimediale, Wikileaks, divulgava il seguente cablo (settembre 2011): “In Italia la tempistica della Giustizia sembra dettata da motivi politici”… Adesso, giudicate voi.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it

 

 

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