Amabili resti: il ritorno della terra di mezzo

L’attesa era spasmodica, ma il ritorno di Peter Jackson a cinque anni di distanza dal kolossal “King Kong” lascia perplesso lo spettatore

di Barbara D`Alessandro

Peter Jackson insieme a Saoirse Ronan

Stanco forse di percorrere la strada dei film a budget multimilionari, il regista neozelandese Peter Jackson sembra aver sentito il bisogno di realizzare un’opera più intimista. La scelta del soggetto è perciò caduta su un romanzo: “Amabili Resti” (“The Lovely Bones” il titolo originale) di Alice Sebold, un’opera apertamente autobiografica, dato che l’autrice fu vittima di uno stupro durante i suoi anni al liceo, così come accade alla protagonista del libro e del film. Susie Salmon, infatti, viene stuprata e uccisa a soli 14 anni dall’anonimo vicino di casa, che si rivelerà essere un serial killer.

La vicenda è narrata proprio dalla giovane vittima, che si trova confinata in uno spazio che non è nè il mondo terreno nè il paradiso, in una sospensione che accompagna lo spettatore per la durata di tutta la pellicola. Il mondo e i terribili fatti accaduti sono, quindi, guardati da un’angolazione particolare, che ci riporta il punto di vista spensierato, e allo stesso tempo maturo, di una ragazza appena adolescente che ha conosciuto la morte. Pur sapendo sin dall’inizio che la giovane Susie è stata uccisa (è lei stessa ad affermarlo), seguiamo con passione il prologo nel quale Jackson, con grande cura del particolare, ci racconta i primi anni ‘ 70.

Dopo aver toccato l’apice della rivoluzione culturale e dei movimenti femministi e “Hippie”, le piccole comunità americane tornavano nei loro ranghi, con l’idea ingenua e presto smentita che questi piccoli microuniversi fossero perfetti e che il male non si potesse annidare in quei vialetti tranquilli e tutti uguali, con le case su due piani e la macchina parcheggiata di fronte al garage.

Si assiste con vero sgomento, seppure le scene più cruente non sono mostrate sullo schermo, all’omicidio della piccola Susie: a noi spettatori, ormai avvezzi ad omicidi e sempre più dominati da paura e manie di iper-protezione, risulta quasi impossibile credere che un assassinio possa avvenire per un’ingenuità, una raccomandazione mancata, e per di più a pochi metri da casa. Le indagni della polizia si rivelano incocludenti e allora è il padre della famiglia Salmon (un ottimo Mark Wahlberg, sempre più richiesto dai “grandi autori”) a prendere in mano la situazione.

Lo spostamento di senso su come venga osservata la comunità è uno degli aspetti più interessanti del film: l’utopistica visione di una realtà incorruttibile e giusta, prima, e la visione cinica successiva al delitto (in cui è inevitabile non vedere di un po’ di marcio in ogni essere umano) si succedono con una facilità disarmante. Su questo, forse, Jackson avrebbe dovuto insistere realizzando, invece, un film che sembra anch’esso “a metà”.

I personaggi, la loro evoluzione o involuzione, la forza di volontà nell’affrontare il lutto, sembrano meno approfonditi rispetto all’uso, forse un po’ programmatico, di questa fantastica “terra di mezzo” in cui si muove la defunta protagonista. L’analisi del maniaco omicida è affidata più che altro alle immagini e alle parole della giovane Susie, che però nascondono nel profondo un sentimento di incompletezza, l’incapacità di descrivere a pieno l’orrore che si nasconde in un personaggio così complesso.

La dimensione visiva del film è, però, il cavallo di battaglia del regista, l’aspetto che colpisce maggiormente. Per quanto sia colorato, rasserenante e accogliente, il “non-paradiso” da cui la vittima, e lo spettatore di conseguenza, scrutano la vita sulla terra, sembra risultare affascinante e allo stesso tempo profondamente inospitale per la protagonista, che rifiuta l’ascensione preferendo rimanere ancorata al suo passato e a una realtà che riconosce come sua, ma che ormai non le appartiene più.

Saoirse Ronan

Per rendere l’effetto di questo mondo che varia i suoi colori a seconda dello stato d’animo di chi lo vive, Jackson, si è rifatto all’iconografia POP e al surrealismo. In alcuni casi l’effetto suscitato sullo spettatore è davvero notevole (le navi in bottiglia che si infrangono sugli scogli), in altri suona forse già visto ( l’ascesa al cielo di Susie sembra troppo quella del “Gladiatore” di Ridley Scott).

Il regista gioca, poi, a fare Hitchcock, palesandosi nello sfondo del negozio di fotografie del centro commerciale cittadino e nella sequenza dell’irruzione della sorella della defunta che nutre sospetti verso il colpevole vicino: un gioco di tensione cinematografica inventato dal “maestro del brivido” che ha fatto scuola, e che rappresenta una vera sferzata per questo film dai mille volti.

Susan Sarandon, che appare ulteriormente ringiovanita nonostante il ruolo di nonna, dovrebbe svolgere una parte importante, capace di unificare una famiglia ormai in mille pezzi, parte che viene, però, lasciata cadere con troppa leggerezza, come la cenere in eccesso delle mille sigarette fumate. Una menzione speciale, in compenso, va alla giovane Saoirse Ronan (di 15 anni, già apprezzata in “Espiazione”) che interpreta Susie: davvero impressionante la capacità di gestire un ruolo difficile come questo, in cui si mescolano innocenza, rabbia e amore.

E infine qualche parola per Stanley Tucci, nota più che positiva del film: la mentalità e la fisicità dello stupratore si fondono in lui in un mix perfetto e inquietante al punto giusto. Un attore che pur interpretando sempre ruoli da “non-protagonista” diventa ogni volta, attraverso le sue performance, il fulcro catalizzatore dell’attenzione dello spettatore. Le musiche, appassionanti e coinvolgenti sono firmate da un maestro come Brian Eno, solitamente restio alle collaborazioni con il cinema.

Jackson aveva definito «una sfida intrigante» la realizzazione di questo film, una sfida che il regista ha vinto a metà. E così il pubblico, più che immergersi totalmente in un’opera che poteva davvero toccare le corde più profonde di ogni individuo, si immedesima a pieno nella protagonista e rimane confinato in una sorta di “terra di mezzo” dalla quale, alla fine del film, fa fatica a tirare fuori un’opinone.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews