Altroconsumo. Petizione contro la supertassa del 26% sulle rendite finanziarie

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Risparmi e rendite sono spesso sinonimi: iper tassare le seconda significa depredare i primi (Listonemag.it)

Roma – Caro Renzi quanto mi costi! Dal primo luglio entreranno in vigore gli aumenti di tassazione sui conti correnti dal 20% al 26%. Una misura che il presidente del Consiglio Matteo Renzi, e il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, hanno ritenuto necessaria per assicurare un aumento di 80 euro alle buste paga comprese nella fasce di reddito tra gli 8.000 e i 24.000 euro annui (bonus pieno). E tra i 24.000 e i 26.000 euro (detrazione sul bonus per reddito).

Un fine nobile in sé ma che lascia molto dubbiosi tutti coloro che di economia si occupano ogni giorno. Tra essi, l’associazione consumatori Altroconsumo che ha fatto due conti intorno a tutta l’operazione ’80 euro’ e poi ha deciso di passare all’azione con un’iniziativa civile: una petizione.

ALTROCONSUMO PER TASSE E RISPARMI – Secondo stime del Governo, la misura ’80 euro’ prevede una copertura di circa 3 miliardi. Di essa, dicono da Altroconsumo, circa un quarto (755 milioni) arriveranno dall’aumento della tassazione al 26% sulle cosiddette rendite finanziarie: conti correnti, conti deposito, libretti postali, certificati di deposito. Insomma, tutto ciò che nell’iconografia fiscale, pre elettorale, viene considerato il lucro del ricco, da colpire e punire. Peccato che la realtà sia un’altra.

I prodotti soggetti alla super imposta sono da sempre un bene rifugio per piccoli risparmiatori, spesso pensionati o disoccupati che vivono dei risparmi della famiglia, con disponibilità economiche limitate e dunque godenti di piccole percentuali di rendita, già impoverita dall’imposta di bollo dello 0,2%, già una mini patrimoniale, introdotta dal Governo Monti.

MALINTESI TRA RICCHI E POVERI – Sicché si vive in un grosso malinteso laddove si ritiene che la rendita finanziaria sia altra cosa dal risparmio casalingo. Non lo è, tanto che è questa che sta consentendo a molti di avere ancora una fonte di sostentamento in tempi di crisi. Così come si sbaglia di nuovo a trovare coperture prevedendo in manovra clausole di salvaguardia (aumenti di tasse e accise), invece che aggredire la spesa pubblica.

ALTROCONSUMO, PETIZIONE– Solo che poi ci sono gli 80 euro da dare a chi ha redditi minimi. Un’idea che, ammesso si trovino i capitali anche per il 2015, rimetterà nel circuito dei consumi qualche euro. Pochi, secondo l’Istat: tra lo 0,5% e lo 0,6%, ma già qualcosa. E qui si torna a parlare di Altroconsumo.

Secondo l’associazione, il provvedimento renziano può avere un buon esito purché la super tassazione sulle rendite segua un percorso di progressività per guadagno finanziario, cosicché chi realizza poche centinaia di euro non sia costretto a sborsare quanto chi ne investe e ne fattura a migliaia.

La proposta dell’associazione è semplice: a) eliminare l’imposta di bollo dello 0,2%; b) aggiungere nella dichiarazione dei redditi i guadagni fatturati con la rendita, da cui è già stato trattenuto il 26% al momento dell’incasso. Così basterà la detrazione, graduata per fatturato, per ricalibrare il carico del balzello. Spiegano da Altroconsumo: se l’ammontare dei capitali finanziari annui è del 70% con detrazione al 26%, si può variare l’imposizione fiscale da un minimo di reddito di 15.000 euro tassando al 16%, ad un massimo di reddito di oltre 75.000 euro, al 30% (La tabella dei valori ipotizzati è reperibile su sito di Altroconsumo).

Così, al fine di portare la proposta all’orecchio del Governo, l’associazione si è resa promotrice di una raccolta firme on-line, reperibile sul suo sito, che al momento ha trovato il sostegno di oltre 7000 persone.

La petizione di Altroconsumo mira non solo alla tutela dei consumatori, ma pure a quella dei bilanci dell’Esecutivo perché una tassazione più equa sui beni rifugio potrebbe scongiurare sia la fuga dei capitali, soprattutto esteri, sia un’ulteriore impoverimento del Paese. Il quale, sempre secondo l’Istat, sta lentamente ritrovando la strada della fiducia con leggeri aumenti di spesa familiare calcolati in un +0,2% nel 2014, +0,5% nel 2015 e +1% nel 2016. Timidi segnali di 0, tastati sul polso di un individuo più malato per il satanismo fiscale nazionale che per le pur difficili condizioni economiche europee. La ripresa, se c’è, va defiscalizzata. Solo così si rimettono in circolo i quattrini.

Il coupon per l’adesione alla petizione è reperibile qui:

http://www.altroconsumo.it/soldi/imposte-e-tasse/news/tassa-sulle-rendite-finanziarie

Chantal Cresta

Foto || listonemag.it; redazione.finanza.com

 

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