Alluvioni: cause e responsabilità

Roma – Negli ultimi anni le alluvioni diventano sempre più attuali anche nel nostro Paese. Solo qualche settimana fa questo tipo di catastrofi naturali si sono verificate in special modo in Liguria, Toscana, Sicilia – ma anche in altre zone - con ingenti danni alle cose, e alcune vittime. Diversi, infatti, i morti registrati. Ma nella storia italiana, soprattutto recente, vive ancora il ricordo dell’alluvione verificatasi nel 1951 in Calabria, nel 1963 invece la tragedia del Vajont, e l’alluvione di Firenze nel 1966, episodi mai dimenticati.

Le alluvioni si verificano di norma in prossimità di fiumi e corsi d’acqua. Ogni qualvolta grosse quantità di pioggia si riversano sulla terra, l’acqua confluisce proprio nei fiumi attraverso il suolo, provocandone l’ingrossamento. Si sente parlare spesso al riguardo ad esempio di piena del fiume. Ma quando gli argini dei fiumi non riesco a contenere l’acqua che in essi si è riversata, ecco che proprio allora si verificano le esondazioni. L’acqua di solito non si muove da sola, ma con la sua furia cieca, porta con sé tutto ciò che ritrova nel suo passaggio, compresi terra e detriti, e come spesso la cronaca ci ha abituato anche cose e vite umane.

In occasione di tali avvenimenti oltre alla conta dei danni, si ricerca puntualmente quale sia la causa scatenante. E spesso è l’opera dell’uomo a essere additata come colpevole. L’uomo, infatti, gioca un ruolo fondamentale in questi frangenti: territori vasti lasciati inesorabilmente all’incuria, mancato controllo dei letti del fiume, cementificazione dei corsi d’acqua, disboscamenti. In alternativa dilaga la costruzione selvaggia, a discapito proprio della natura.

Ma le cause, secondo alcuni, possono essere riscontrate anche in un nuovo e diverso modo di vivere la campagna e l’agricoltura. In quest’attività primaria per la vita dell’uomo si fa, infatti, sempre più ricorso a sostanze chimiche, sostanze che danneggiano le terre e soprattutto l’humus.  Una contraddizione clamorosa, se si pensa che le terre non abbandonate sono sfruttate all’infinito con questi preparati chimici. Con lo sfruttamento intensivo e costante il suolo e le piante non riescono a trattenere l’acqua, scatenando la furia delle alluvioni. Inoltre, nonostante l’Europa abbia messo a disposizione del nostro paese, ingenti somme (25 miliardi di euro) per la riconversione delle terre a lungo inquinate dagli agenti chimici in favore della coltivazione biologica, tali risorse non sono utilizzate in toto.

Tra i pesticidi utilizzati nel territorio dell’Unione Europea, l’Italia ne consuma da sola il 35%. Un dato allarmante. È d’obbligo evidenziare poi, che l’uso di sostanze chimiche nell’agricoltura ha necessariamente delle ripercussioni anche sulla salute dell’uomo. Non a caso, infatti, pesticidi utilizzati in agricoltura e i loro residui sui prodotti alimentari giocano un ruolo fondamentale nella comparsa di mali incurabili. Nel resto d’Europa invece, per contro, si è ridotto drasticamente l’uso di agenti chimici nelle coltivazioni, già dai primi anni novanta. Una maggiore consapevolezza che stenta ad attecchire nel bel paese.

Da ciò, scaturisce necessariamente uno scenario piuttosto allarmante, uno scenario che però deve indurre a riflettere da un lato, e dall’altro spingere chi può e deve a intervenire, per evitare che le tristi e immani tragedie del passato diventino per noi semplice normalità.

                                                                                                                                                                                                           Angela Piras

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