Allo stadio il saluto fascista non è reato. Provocazione, non propaganda

saluto romano fascista stadio

 

LIVORNO – Fare il saluto romano allo stadio non è reato. A dirlo la sentenza del tribunale di Livorno che ha assolto quattro tifosi del Verona “colpevoli” di aver fatto il saluto fascista entrando allo stadio Armando Picchi. Nel 2011 i 4 ultrà fecero il gesto all’ingresso dello stadio e per questo furono accusati di manifestazioni esteriori usuali del disciolto partito fascista nell’eseguire il gesto del saluto romano. Nelle motivazioni della sentenza si legge che il gesto non rappresenterebbe nessuna minaccia allo Stato in quanto alle manifestazioni sportive non si fa proselitismo.

SALUTO FASCISTA, PROVOCAZIONE NON PROPAGANDA - La sentenza è stata emessa oltre un mese fa, ora però sono state pubblicate le motivazioni. Il giudice Antonio Perrone ha deciso di assolvere i quattro ultrà dell’Hellas Verona perché il saluto fascista allo stadio rappresenta una provocazione contro la tifoseria rivale, e perché i campi da calcio «non sono i luoghi deputati alla propaganda politica». Secondo la giustizia, dunque, in un contesto del genere quel gesto, che comunque viene considerato deprecabile, «non mette a repentaglio la democrazia e la Costituzione» del Paese, e soprattutto «non determina – come invece prevede la legge – un pericolo concreto e attuale alla diffusione e alla pubblicazione di idee discriminatorie e violente che possano pubblicizzare un tentativo concreto di raccogliere adesioni a un progetto di ricostituzione del partito fascista».

TWEET IRONICO

 

QUALI CONSEGUENZE? - Dunque il saluto romano, almeno negli stadi, non sarebbe propaganda ma una provocazione. C’è però da chiedersi se anche certe “provocazioni” possono comunque alimentare scontri o episodi poco piacevoli come quelli che purtroppo continuano ad accadere tra le tifoserie. Intanto, sulla base di queste motivazioni, il giudice ha così assolto Giovanni Andreis, 23 anni, Andrea Morando, 38, Federico Ederle, 45 e Sebastiano Zamboni, 25, per i quali il pm Alessandro Crini aveva chiesto una pena di 2 mesi e 20 giorni di reclusione. Una sentenza che farà sicuramente discutere.

Redazione

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