Allarme rosso Europa!

Borse europee in forte calo.

Borse europee in forte calo.

Spread alle stelle, attacchi speculativi, debiti pubblici incontrollati, preoccupanti voci di default. Ci risiamo: l’Europa è di nuovo sotto attacco. Dopo il vertice del 28 giugno, in cui Mario Monti sembrava aver assestato un colpo importante per la salvaguardia della Europa e i mercati essersi convinti per un attimo di come l’Unione europea avesse intrapreso la strada giusta per uscire dalla crisi, è bastato un venerdì e il lunedì successivo di caduta libera delle Borse europee, per capire che la strada è tutt’altro che in discesa. Anzi, sembra di nuovo aver subito una drastica e preoccupante impennata.

Tutto lascia presagire che sarà un vero e proprio agosto di passione per l’Eurozona, in particolar modo per l’ormai moribonda Grecia, e per le malate gravi Spagna ed Italia. Pessimismo e catastrofismo sembrano animare ogni possibile scenario all’orizzonte. Gli esperti sono rassegnati a constatare che stavolta una normale cura antinfiammatoria non sarà sufficiente e purtroppo di strumenti che possano fungere da cura antibiotica, non sembrano essercene quantomeno dietro l’angolo.

L’arma della speranza del Vecchio Continente contro il “cavaliere oscuro” della speculazione, si chiama “scudo anti-spread”. Voluto fortemente da Italia e Spagna, non vedrà la luce prima del 12 settembre, giorno in cui la Corte costituzionale tedesca si esprimerà sulla legalità del Fondo salva-stati e salva-banche dell’Unione (Esm), subentrato dal primo luglio all’Efsf.

Per tal ragione, tutto lascia pensare che sarà di nuovo la Bce di Mario Draghi a dover entrare in azione, per scongiurare una fine dell’euro che sembra quanto mai imminente. Lo farà acquistando massicce quantità di titoli di stato dei Paesi “euro deboli”, eludendo il divieto della monetizzazione del debito imposto dal Trattato e facendo appello alla salvaguardia sistemica finanziaria dell’Eurozona. Un azione tuttavia, che rischia di essere tutt’altro che scontata, qualora in seno al board della Bce non venga raggiunta la fantomatica maggioranza dei due terzi, messa in forte pericolo dai rappresentati della Bundesbank, finlandesi, austriaci, olandesi, tutti espressamente contrari. Sarà fondamentale quindi il sostegno della Banca centrale francese, per dare il via libera all’azione di Draghi.

Tuttavia non si escludono altri scenari. Le parole del ministro dell’Economia tedesco Philip Roesler su una possibile uscita dall’Euro di Atene, parzialmente smentite da Berlino e successivamente seguite dalle dichiarazioni tutt’altro che “euro-amichevoli” del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, consistenti in un richiamo ad un maggiore sforzo del governo Samaras nel rispettare in toto il piano di tagli messo a punto dalla Troika, rendono di fatto l’abbandono dell’Euro da parte della Grecia un ipotesi da non scartare.

E mentre il potenziale effetto domino che scaturirebbe dal default di Atene, fa passare notti insonni a Monti e Rajoy, Berlino e altre cancellerie europee avrebbero già studiato un “piano b”. Non è una novità infatti che Berlino e i Paesi nordici vedano l’uscita dall’Euro di Atene come un ipotesi gestibile, oltre che possibile. Proprio il sacrificio della Grecia e probabilmente anche della Spagna, consentirebbero un intervento massiccio in soccorso dell’Italia, considerato l’unico Paese in grado di mettere a rischio la stabilità dell’intero continente, in caso di uscita forzata dall’Eurozona. Lo sa bene la Germania, che dopo aver registrato un drastico calo alla voce export nell’ultimo trimestre, non vedrebbe di buon occhio un Italia, che nell’ipotesi di un ritorno ad una lira fortemente svalutata, assesterebbe un brutto colpo, in termini concorrenziali e commerciale all’export tedesco.

È scontato che Mario Monti farà di tutto per scongiurare sia l’uscita dall’Euro di Grecia e Spagna, che la sottoscrizione di un umiliante piano di aiuti per l’Italia. La situazione italiana sotto certi aspetti è assolutamente paradossale: constatate oramai le difficoltà nella crescita della macchina produttiva italiana, il Bel Paese presenta un saldo primario così come altri parametri di Maastricht di gran lunga migliori rispetto ad esempio l’Irlanda, che nonostante ciò paga interessi sul debito decisamente inferiori. Ciò è dovuto all’eccesso di debito pubblico, che con alte tasse e alta spesa, non lascia più margine ad avanzi primari consistenti atti a ridurre il disavanzo totale. L’unica soluzione sembra perciò quella di presentare un vasto piano di dismissioni di patrimonio pubblico, concreto e credibile, che consenta di operare un consistente taglio all’esorbitate mole di debito accumulato negli anni.

Scenari devastanti all’orizzonte non mancano, così come scetticismo, incertezza e preoccupazione. Una cosa è certa: l’Europa è arrivata al dunque. Alla prova finale. Agosto sarà un mese decisivo e con tutta probabilità ci dirà se il progetto politico più ambizioso degli ultimi sessant’anni, sarà stato solamente una grande occasione mancata o se al contrario continuerà il suo affascinante processo di integrazione europea nei prossimi decenni.

 Daniele Gunnella

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