‘Allacciate le cinture’, oggi in sala il nuovo film di Ferzan Ozpetek – La recensione

Arriva oggi in sala il decimo lungometraggio di Ferzan Ozpetek con Kasia Smutniak e Francesco Arca

Ferzan Ozpetek è uno di quei registi la cui firma si riconosce già dalla prima inquadratura. E non solo: da un punto di vista contenutistico, temi come la coralità, la convivialità, l’amicizia, la famiglia, il dolore, il passato che s’intreccia al presente, l’omosessualità, il tradimento, sono una costante rintracciabile un po’ in tutta la sua filmografia, da Il bagno turco a Saturno Contro, passando per Mine vaganti, La finestra di fronte e Le fate ignoranti. Dopo Magnifica presenza, film col quale il regista turco aveva leggermente deviato anche sul sovrannaturale (in maniera più decisa e più leggera rispetto a Cuore Sacro), realizzando un’opera piuttosto sottotono e non del tutto riuscita, Ozpetek torna oggi nelle nostre sale con Allacciate le cinture, suo decimo lungometraggio.

LA TRAMAAllacciate le cinture è la storia di Elena (Kasia Smutniak), fidanzata con Giorgio (Francesco Scianna), cameriera in un bar del centro di Lecce insieme all’amico del cuore Fabio (Filippo Scicchitano), uno schietto e simpatico ragazzo omosessuale, e all’amica Silvia (Carolina Crescentini), fidanzata a sua volta con il bell’Antonio (Francesco Arca), motociclista rozzo e maschilista, per il quale Elena, improvvisamente, ha un colpo di fulmine. Tredici anni dopo, Elena e Fabio hanno realizzato il loro sogno di aprire un locale di successo, ma dovranno presto fare i conti con l’inesorabile imprevedibilità degli eventi.

allacciate le cinture

LA VITA, L’AMORE, GLI IMPREVISTI – Niente di nuovo da dire sui contenuti di Allacciate le cinture: Ozpetek ci ha abituato a storie struggenti dove gioia e sofferenza convivono in realistico quadro col quale il regista ha descritto molte volte con maestria la vita di ognuno e il modo in cui gli imprevisti la sconvolgono. In questo senso, Allacciate le cinture è il racconto di come gli essere umani reagiscono alle difficoltà con coraggio, di come i veri affetti si protraggano nel tempo mutando forma ma restando, in fondo, veri e autentici. Il problema, però, risiede proprio nel come il regista turco e il suo fedele Gianni Romoli abbiano scelto, stavolta, di raccontarlo: il film non riesce a trasmettere con la giusta e dovuta intensità il suo contenuto, e ricama con dialoghi al limite del banale e del melenso su tre eventi fondamentali, diluiti in un’opera di 110 minuti che, a conti fatti, annoia anche lo spettatore più volenteroso, arrivando persino a far storcere il naso quando la commistione di toni drammatici e comici (già sperimentata in Mine vaganti) genera un qualcosa di terribilmente grottesco, e per niente divertente.

IL CAST – In molti saranno rimasti colpiti dalla notizia che Francesco Arca, ex “tronista” del programma TV Uomini e Donne, avrebbe avuto un ruolo di primo piano nel film. Eppure, paradossalmente, è proprio lui l’attore meno stonato, perché coerente al suo personaggio: statico, rude, inespressivo come una statua dell’Isola di Pasqua. Le interpretazioni più deludenti sono invece quelle di Kasia Smutniak (brava e bella sì, ma a tratti monolitica), e quella di Filippo Scicchitano, che ha già interpretato il ruolo di un giovane omosessuale in Il mondo fino in fondo di Alessandro Lunardelli (presentato allo scorso Festival Internazionale del Film di Roma), ma che appare qui eccessivamente costretto in un ruolo che, diciamolo, non rientra propriamente nelle sue corde. Una menzione speciale la merita, invece, Paola Minaccioni, che nel film interpreta una malata terminale, la quale già in Mine vaganti (era la divertentissima domestica Teresa), aveva saputo dimostrare la sua grande simpatia e comicità.

A conti fatti, insomma, con Allacciate le cinture siamo lontani dal sapiente intreccio di malinconia e ironia di Mine vaganti e dalla struggente tristezza di Saturno Contro. Non ci resta che sperare in un ritorno di Ozpetek a quell’attenta delicatezza registica che ha reso così interessante la sua filmografia, nella speranza che la prossima volta, una volta allacciate le cinture, il viaggio sia molto più intenso.

David Di Benedetti

@davidibenedetti

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