Alla scoperta della stagione NBA 2010-2011: la Southwest Division

Prosegue il nostro viaggio tra le franchigie NBA, pronte a iniziare da lunedì il training camp di preparazione alla nuova stagione: dopo la Pacific, ora è la volta della Southwest Division, che nel 2009-2010 aveva visto trionfare i Dallas Mavericks

di Andrea Samele

DALLAS MAVERICKS
LE STELLE – Nonostante qualche momento di incertezza, Dirk Nowitzki ha rifirmato con la franchigia texana e sarà ancora il leader di una squadra dall’elevatissimo tasso tecnico e di esperienza: accanto a lui, ex All Star come Jason Kidd, Shawn Marion e Caron Butler, per tentare l’ennesima scalata verso traguardi importanti.
LE NOVITÀ – Roster confermato quasi per intero dal vulcanico proprietario Mark Cuban: è arrivato il solo Tyson Chandler, reduce da un Mondiale vissuto in larga parte da spettatore. Tuttavia, proprio Chandler potrebbe rivelarsi assai prezioso per ricoprire un ruolo prettamente difensivo e di energia, dal momento che di bocche da fuoco offensive Dallas ne ha già sin troppe.
LE INCOGNITE – Dallas ogni anno si presenta ai nastri di partenza come una delle favorite e ogni anno puntualmente, per la più svariata serie di ragioni, delude. L’età media sicuramente non è dalla parte di Jason Kidd e compagni, molti dei quali in evidente fase calante, le rotazioni escluso Terry sembrano non poter dare quel qualcosa in più che dalla panchina molto spesso risolve le partite e anche dal punto di vista difensivo, esclusi Chandler e Haywood, sembra mancare qualcosa per poter considerare Dallas a livello delle altre contender dei Lakers.
I GIOVANI – Arrivano dalla Francia le buone e le cattive notizie per il settore giovani dei Mavericks: Ian Mahinmi ha dimostrato al Mondiale di avere doti fisiche eccellenti, pur con palesi difetti in termini di tenuta mentale e di continuità realizzativa. Per contro, chi in Turchia non c’è proprio andato è Roddy Beaubois, infortunato nel training camp della Nazionale e costretto con ogni probabilità a iniziare in grande ritardo la nuova stagione NBA.

SAN ANTONIO SPURS
LE STELLE – Ancora loro, sempre e comunque: Tim Duncan, Tony Parker e Manu Ginobili. I Big Three della seconda era Popovich non vogliono ancora saperne di lasciare spazio al vento della gioventù e del rinnovamento: Ginobili in particolare è reduce da una stagione di rilancio dopo i problemi fisici patiti precedentemente e con lui a pieno regime San Antonio ha tutta un’altra marcia.
LE NOVITÀ – Arrivano entrambi dall’Europa i volti nuovi degli Spurs: da Treviso ecco Gary Neal, portato in NBA per fare il tiratore puro in uscita dalla panca. Difficile però prevedere un ampio minutaggio, per un giocatore che fisicamente si ritroverà ad essere uno dei tanti e non un fattore in termini di atletismo/rapidità come avvenuto in Italia e in Europa.
Dal Caja Laboral invece compie il grande salto – finalmente – Thiago Splitter, lungo brasiliano dagli ottimi fondamentali nel pitturato: ad accompagnarlo in questa nuova avventura vi sono i dubbi relativi al confronto con lunghi di tutt’altra stazza rispetto a quelli affrontati in Europa. Inoltre, la prerogativa di gran parte dei lunghi venuti dal Vecchio Continente è sempre stata quella di compensare una scarsa combinazione tra fisico e atletismo con ottimi fondamentali al tiro anche dalla medio-lunga distanza. Parliamo di giocatori come Diaw, Bargnani, Scola, lo stesso Gasol: da questo punto di vista, Splitter appare sicuramente qualche gradino inferiore.
LE INCOGNITE – Le maggiori perplessità, oltre all’età dell’asse portante del roster, riguardano il logoramento fisico dei leader Duncan, Parker e Ginobili: già detto di Manu, Tim è in fase calante, pur mascherata da un rendimento che si mantiene su un livello costante, ormai non è più la superstar di impatto che determina vittoria e sconfitta della propria squadra e va gestito con il contagocce, tra giornate di riposo nei back to back e minutaggio sempre sotto controllo. Parker, pur essendo classe ’82, quindi ancora sotto i 30 anni, ha dovuto fronteggiare quasi con cadenza annuale infortuni anche gravi che ne hanno minato il rendimento: l’ultima sua stagione disputata per intero risale addirittura al 2002-2003. Infine, con un Duncan non più nel suo prime fisico, la scarsa mobilità di DeJuan Blair, un McDyess a fine carriera e la predisposizione perimetrale di Matt Bonner non sono sufficienti a garantire un’adeguata copertura sotto canestro, con il rischio di rendere troppo prevedibile la fase offensiva, incentrata solo sugli uno contro uno dal palleggio di Parker e Ginobili e sul gioco in post con passaggi trasversali di Duncan. In attesa di giudizio anche Richard Jefferson, dopo la deludente stagione appena conclusa con soli 12.3 punti, suo minimo in carriera escludendo l’anno da rookie.
I GIOVANI – Un nome su tutti, pubblicizzato a più riprese anche dallo stesso Gregg Popovich: George Hill. Il giovane playmaker/guardia mette in mostra ogni giorno di più netti miglioramenti, al punto da aumentare sensibilmente sia il suo minutaggio che il suo peso realizzativo nell’economia dell’attacco texano. In assenza di Parker, Hill è stato un vero fattore, con coach Pop che lo ha addirittura incoronato a futuro perno della franchigia, affermando che “Parker alla sua età non era così forte”.

HOUSTON ROCKETS
LE STELLE – Senza più McGrady e con Yao Ming a mezzo servizio e a costante rischio carriera, la vera stella sembra essere coach Rick Adelman, una garanzia nel far rendere al meglio i propri giocatori. L’asse portante sarà il gioco interno esterno tra il confermato Luis Scola, reduce da un ottimo Mondiale, e il duo Brooks-Martin, con l’ex Kings chiamato a stabilizzare il proprio rendimento intorno ai 20 punti di media e con percentuali migliori del risicato 40% dell’anno passato.
LE NOVITÀ –
Con Jordan Hill, Jeffries e lo stesso Martin arrivati a stagione in corso, sono Courtney Lee e Brad Miller le novità più significative nel roster dei Rockets 2010-2011: Lee, giunto da New Jersey nell’operazione Ariza, garantisce gioventù e freschezza dalla panchina, come backup di Kevin Martin, mentre Brad Miller è l’usato sicuro con cui la dirigenza si cautela in rapporto alle condizioni fisiche di Yao Ming.
LE INCOGNITE –
Yao Ming torna dopo l’ennesimo grave infortunio, con il rischio di appendere armi e bagagli al chiodo e chiudere la carriera senza aver lasciato un segno tangibile nella NBA: lo Staff medico Rockets ha già parlato di minutaggio contenuto in media sui 24/25 mpg, difficile quindi poter prevedere che impatto potrà avere il cinese sulle sorti di questi Rockets. Anche Kevin Martin è injury-prone: a 26 anni, l’ex Kings deve ancora riuscire nell’impresa di disputare una stagione per intero. Per concludere, in una Western Conference in cui regna l’equilibrio e in cui anche solo una vittoria o una sconfitta possono essere discriminanti fondamentali in chiave playoff, la mancanza di una vera superstar potrebbe essere un fattore negativo per questi Rockets.
I GIOVANI -
Tanti e tutti da decifrare i giovani di Houston: se per Budinger parla l’ottima stagione appena conclusa, Jordan Hill, arrivato da New York, deve ancora dare continuità ai progressi mostrati in corso d’opera, mentre Jermaine Taylor deve riuscire a ritagliarsi definitivamente un posto nel roster. Dal draft, Adelman ha pescato l’ala grande da Kentucky Patrick Patterson, autore di una discreta Summer League conclusa a quasi 10 punti di media con 7 rimbalzi.

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