Alla scoperta della stagione NBA 2010-2011: la Northwest Division

Con la pre-season ufficialmente iniziata, siamo arrivati alla Northwest Division, vinta dai Denver Nuggets nel 2009-2010: le attenzioni di tutti sono di nuovo puntate su di loro, ma questa volta per la controversa vicenda riguardante la stella Carmelo Anthony

di Andrea Samele

DENVER NUGGETS
LE STELLE – Le indecisioni sul futuro di Carmelo Anthony hanno accompagnato la franchigia del Colorado in questi ultimi giorni: prima i Nets, poi gli Hornets, i Bulls e anche i Rockets. George Karl rimane alla finestra, con la concreta possibilità di ritrovarsi senza il suo primo realizzatore e con Chauncey Billups in fase calante di carriera.
LE NOVITÀ – I frequenti infortuni occorsi nelle ultime stagioni a Nene Hilario e Kenyon Martin, entrambi tuttora in injury list, hanno indotto la dirigenza a muoversi nel settore lunghi: partito Joan Petro destinazione New Jersey, l’acquisto di punta è Al Harrington, ala di grande impatto offensivo e in grado di fare male da qualsiasi posizione. Tutta da scoprire la coesistenza con gli altri tiratori della squadra, in termini di gestioni dei palloni e distribuzione dei possessi offensivi: con un altro ball-hogger come Harrington, la panchina di Denver diventa un rebus tutto da decifrare, la cui mancata chemistry rischia di mettere in serio pericolo le possibilità di questa squadra. E se parte pure Carmelo Anthony…
LE INCOGNITE – Il punto di domanda più serio, oltre alla già citata chimica di squadra, riguarda le condizioni di salute del coach George Karl, affetto l’anno scorso da tumore alle tonsille e appena ritornato in palestra: senza la sua guida tecnica, Denver si è letteralmente sciolta, venendo anticipatamente sconfitta ai playoff dagli Utah Jazz. Altro fattore da non sottovalutare sono gli infortuni di uomini già in età avanzata, come Martin e Andersen, con i rispettivi recuperi che procedono a rilento, lasciando molto corta la coperta soprattutto sotto i tabelloni.
I GIOVANI – Il draft non ha consegnato a Karl nomi di rilievo: così a rappresentare le nuove leve Nuggets sarà ancora una volta Ty Lawson. Il play uscito da North Carolina ha chiuso la stagione con un problema alla spalla, ma è pronto a continuare il processo di crescita messo in mostra soprattutto nei primi mesi del 2010.

UTAH JAZZ
LE STELLE – Partito Carlos Boozer alla volta di Chicago, è rimasto Deron Williams a reggere il timone del vascello di coach Jerry Sloan: il playmaker dei Jazz sarà chiamato a migliorare ancora il proprio rendimento offensivo e ad adeguarsi nel minor tempo possibile al gioco a due con il neoarrivato Al Jefferson. L’ex Minnesota ha la grande occasione per compiere il definitivo salto di qualità che gli varrebbe lo status di superstar e l’abbandono dell’etichetta di eterno incompiuto.
LE NOVITÀ – Con i rumors inerenti alla vicenda Anthony che includono una possibile partenza di Andrei Kirilenko, il front office dei Jazz si è mosso soprattutto in uscita: Matthews a Portland, Brewer con Boozer a Chicago e al loro posto i volti nuovi Al Jefferson, Raja Bell, Earl Watson e Francisco Elson. Oltre al già citato Jefferson, potrebbe avere un ruolo fondamentale anche Raja Bell, per dare ai Jazz l’esperienza di un veterano in grado di fornire un apporto costante sia in fase offensiva che difensiva.
LE INCOGNITE – Jefferson come seconda opzione in una squadra che punta alla post season è tutt’altro che una garanzia: contro superstar del calibro di Gasol, Bryant, Durant e Anthony – solo per citarne alcuni – puntare su Jefferson è un rischio, anche in virtù dei suoi frequenti infortuni. Infine, pur con la presenza dalla panchina di Paul Millsap, il settore lunghi dei Jazz non offre garanzie in termini di continuità di rendimento, con Okur reduce da un’estate di riabilitazione post rottura del tendine d’Achille e Fesenko ed Elson non all’altezza della situazione.
I GIOVANI - Protagonista della grande cavalcata della sorpresa Butler nella March Madness di NCAA, Gordon Hayward (classe ’90) è destinato a ritagliarsi un ruolo da protagonista nelle rotazioni di Sloan. Le sue grandi doti di tiratore e di contropiedista in campo aperto ne fanno un’importante chiave tecnica per variare gli schemi e il gioco offensivo: con lui, Utah potrebbe finalmente aver trovato il realizzatore in uscita dalla panchina che tanto è mancato negli ultimi anni.

PORTLAND TRAIL BLAZERS
LE STELLE – Brandon Roy proverà – si spera senza infortuni – a coronare la crescita di un gruppo giovane finalmente con un cammino playoff all’altezza della situazione: con lui e LaMarcus Aldridge, i Blazers si sono assicurati una garanzia anche in chiave futura, pur con la necessità per entrambi di fare un passo in più nel caricarsi la squadra sulle spalle e trascinare i compagni anche oltre le loro normali capacità. Spetterà a Nate McMillan il compito di valorizzare un roster con tanti solisti e un’amalgama di squadra ancora in via di definizione.
LE NOVITÀ – Partiti Outlaw e Webster, da Utah è arrivato Wes Matthews, autentica sorpresa della passata stagione e ora atteso ad una grande conferma dopo il contratto oneroso offertogli dalla dirigenza Blazers: ironia della sorte, la novità più importante potrebbe però essere già in casa, quel Greg Oden falcidiato da infortuni in questi primi anni di carriera e mai in grado di mostrare al mondo le grandi doti che ne avevano accompagnato la scelta al numero 1 del draft.
LE INCOGNITE – Il roster ampio costruito da McMillan e dirigenza offre ottime soluzioni sia da fuori che per il gioco interno, con la presenza del veterano Camby a colmare le lacune per le lungodegenze di Oden e Przybilla: saranno da gestire in maniera perfetta gli equilibri di spogliatoio, dopo i mugugni Miller-Roy dell’anno scorso e la battaglia di logoramento in corso tra Rudy Fernandez, già con le valigie pronte, e la società.
I GIOVANI – Squadra che punta al futuro e che ci offre più di un intero quintetto di nuove leve da lanciare in pianta stabile nelle rotazioni e negli schemi di gioco: oltre a Matthews, Jerryd Bayless (’88) necessita di una crescita a livello di intelligenza cestistica e gioco con i compagni, ma ha già dimostrato di poter essere un cambio più che valido per Andre Miller, Luke Babbitt (’89) dal draft è il realizzatore che può rimpiazzare i partenti Outlaw e Webster e anche l’eventuale defezione dell’ultima ora di Fernandez, tutte per fare spazio a Nicolas Batum (’88), promessa francese di grandi doti fisiche e di notevole eleganza tecnica. Sotto i tabelloni, il duo classe ’87 Cunningham e Pendergraph può offrire una percentuale di rendimento per minuti rilevante nell’attesa di recuperare al 100% sia Greg Oden che Joel Przybilla.

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