“All I Was”: l’album solista di Mark Tremonti

Mark Tremonti (www.guitarlist.it)

Mark Tremonti è uno dei chitarristi più influenti nel panorama rock-metal dei giorni nostri. Salito alla ribalta con i Creed alla fine degli anni ’90, Tremonti ha proseguito la sua carriera musicale fondando gli Alter Bridge (con il talentuoso Myles Kennedy alla voce) e bissando il successo della sua band originaria. Chitarrista molto dotato, Tremonti ha unito il sound del metal classico con un tocco alternativo e post-grunge, creando un mix che è diventato il suo riconoscibilissimo marchio di fabbrica.

Dopo aver sfornato 7 album con le sue due band, Tremonti si è cimentato in un disco solista come chitarrista e cantante, ben supportato da Eric Friedman (chitarra e basso, già turnista dal vivo per i Creed) e Garrett Whitlock alla batteria. Il risultato è un disco di qualità, ben prodotto e ottimamente interpretato. Ma veniamo in dettaglio ai vari brani.

Leave It Alone parte con un riff tipico dello stile compositivo di Mark Tremonti, sempre in bilico tra antico e moderno. So You’re Afraid  parte con un veloce riff che sfocia in una strofa melodica, figlia degli Alter Bridge, alternato ad un intermezzo che tocca vertici accomunabili allo speed metal, soprattutto nell’assolo, velocissimo e ultratecnico.

Wish You Well è costruita su un riff rubato ai Megadeth di Dave Mustaine. Heavy Metal allo stato puro per Tremonti, che con questo album solista si sposta anche su coordinate mai toccate dai suoi due progetti principali che lo hanno reso famosi, Creed e Alter Bridge. Ottimo il riff centrale, prima di un altro assolo concentrato di tecnica e velocità. Da segnalare anche la buona prova alla voce dello stesso chitarrista originario di Detroit: un timbro non particolarmente colorato, ma preciso e potente, senza cadute di tono.

Brains è un midtempo cupo e massiccio con un ritornello orecchiabile dove gli Alter Bridge si fanno sentire prepotenti. Stesso discorso per The Things I’ve Seen altro buon pezzo che si muove su terreni già ampiamente battuti in passato: melodia, potenza glaciale e raffinata precisione di esecuzione.

You Waste Your Time, primo singolo estratto e uno dei brani migliori dell’album, sconfina nello speed metal nel suo tiratissimo riff iniziale. Il brano si sviluppa su linee più melodiche nella strofa, alternate ad un ritornello potente, prima di un veloce assolo dove Tremonti sfoggia tutta la sua abilità con la 6 corde.

New Way Out è la ballata del disco: un altro buon brano dove spicca il profondo e trascinante assolo di chiusura. Giving Up torna a picchiare sui timpani dell’ascoltatore, così come la potente titletrack All I Was. Tra le due canzoni c’è posto per il crescendo avvolgente di Proof. Concludono l’album Doesn’t Matter e Decay: altri due buoni brani che si muovono però su linee ritmiche e melodiche già ascoltate durante il corso dell’album.

Un buon album senza dubbio, dove Mark Tremonti può dare libero sfogo alle sue qualità di songwriter e di esecutore. Molti assoli e brani mediamente più pesanti (diversi sconfinamenti nello speed e thrash metal) rispetto a Creed e Alter Bridge, anche se l’influenza delle due band si fa sentire marcatamente per tutta la durata dell’album.

Lo stesso Tremonti aveva dichiarato di essere un prolifico songwriter e di aver composto numerosi brani che non riteneva adatti per nessuna delle sue due band. Da qui l’idea di un album solista. Tuttavia l’influenza delle due band si sente eccome. La prima metà del disco è probabilmente migliore della seconda, dove una certa ripetitività di fondo comincia a far capolino.

Una prova discografica comunque ampiamente sufficiente: Mark Tremonti si dimostra uno dei chitarristi più influenti, dotati ed ispirati dell’intera scena hard rock/heavy metal. Un disco che sicuramente renderà felici i suoi fan storici.

Alberto Staiz

Foto homepage: lebmetal.com

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