Alitalia e Trenitalia, lo strano matrimonio all’italiana

La crisi di Alitalia potrebbe essere risolta con un'operazione entro i confini nazionali

La crisi di Alitalia potrebbe essere risolta con un’operazione entro i confini nazionali

Roma – Con lassegnazione di cinque slot sulla tratta Fiumicino – Linate alla compagnia low cost EasyJet, lo scorso gennaio, Alitalia ha ridotto ulteriormente la sua sfera d’influenza sugli spostamenti in aereo degli italiani, già duramente messi alla prova dalle compagnie a basso costo (e basso servizio).

Ora, mentre torna prepotentemente in auge la proposta di Air France-KLM di acquisizione del pacchetto di maggioranza dell’Alitalia – Compagnia Aerea Italiana (per distinguerla dall’Alitalia – LAI fallita nel 2008), e Telecom Italia sta per essere ceduta al gruppo spagnolo Telefonica, un operatore del settore dei trasporti italiano si fa avanti, proponendo una soluzione quanto meno curiosa.

Si tratta, come avrete certamente intuito dal titolo, di Trenitalia. Ebbene, l’amministratore delegato Mauro Moretti, che dopo diversi anni di sofferenza finanziaria ha riportato le Ferrovie dello Stato nella zona utili, avrebbe proposto – forte di un patrimonio aziendale di circa 34 miliardi di euro – di prendere il controllo della compagnia aerea nazionale.

Si tratterebbe, in sostanza, di una acquisizione della quota di maggioranza e di una ristrutturazione del debito dell’azienda, ma che inevitabilmente comporterebbe forti modificazioni alle attuali rotte di Alitalia. In particolare, la rotta Roma – Milano di cui a inizio articolo verrebbe fortemente ridimensionata, se non addirittura soppressa, potendo essere sostituita con tempi analoghi dai Frecciarossa, che dal 2014-2015 collegheranno le due città in 2 ore e 20 minuti, grazie all’introduzione degli ETR 1000.

Per contro, gli aerei non più utilizzati sulle rotte interne verrebbero reimpiegati per destinazioni a medio (Europa, Africa mediterranea, Medio Oriente) e lungo raggio, un mercato dove Alitalia è assolutamente minoritaria, e quindi con capacità di guadagno ridotte rispetto ai grandi vettori internazionali.

Appare in ogni caso curioso che il principale vettore ferroviario, che pure negli anni passati ha ottenuto risultati importanti, quali l’apertura della linea ad alta velocità Torino – Salerno, si imbarchi in una rischiosa operazione economica di acquisizione del vettore aereo nazionale, con una quota di mercato sempre più ridotta e un debito particolarmente rilevante. Si tratterebbe, sì, di una operazione patriottica, che permetterebbe di mantenere sotto controllo italiano una delle ultime aziende “storiche” rimaste nel Bel Paese, ma per contro rischia di danneggiare gli interessi dei viaggiatori, da ambo i lati, stante la differenza dei mercati coinvolti.

Stefano Maria Meconi

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