Algeria, il piano di edilizia sociale di Bouteflika

L'Algeria, dove lavorano migliaia di stranieri, è un territorio particolarmente rischioso

Algeri – Il presidente Abdelaziz Bouteflika ha confermato in tempi recenti che il più grande piano di edilizia sociale della storia dell’Algeria proseguirà a ritmi serrati, al fine di poter consegnare, entro il 2014, oltre un milione di abitazioni nuove o completamente ristrutturate agli algerini, che soffrono per una continua crisi di alloggi.

Il piano, che prevede un costo complessivo di dodici miliardi di euro (circa il 5,7% dell’intero Prodotto interno lordo del paese), verrà interamente finanziato dalle sei banche di Stato, che hanno una capitalizzazione ben maggiore della somma richiesta. Questo dato, tuttavia, non ha mancato di scatenare accese polemiche a causa di presunti rischi di corruzione tra gruppi edili e componenti dell’esecutivo, proprio a causa delle ingenti somme in gioco.

Al di là della mera cronaca, il piano di edilizia sociale permetterà all’Algeria di dotarsi di interi nuovi quartieri costruiti secondo criteri e tecnologie moderni, capaci di rispettare una sempre maggiore attenzione alla sostenibilità ambientale e alla mobilità, e per questo molti lavori saranno affidati ad aziende provenienti da paesi stranieri, in primis l’Italia.

A questo proposito, la firma di un protocollo d’intesa tra l’Associazione nazionale costruttori edili e un gruppo di industriali algerini ha gettato le basi per la creazione di nuovi posti di lavoro e investimenti complessivi per quasi 400 milioni di euro, che verranno redistribuiti nel biennio 2013-2014.

Si apre così una stagione particolarmente propizia, per l’Algeria e non solo, ma che può riservare anche retroscena negativi, come ad esempio per quanto riguarda il reperimento di manodopera straniera – particolarmente presente lungo tutto il territorio nazionale e l’industria – a causa delle minacce terroristiche sempre molto attive (la stessa Farnesina, nel servizio Viaggiare Sicuri, raccomanda di evitare tutti gli spostamenti nelle zone di confine con Libia e Mali e obbliga la comunicazione tra aziende italiane e ambasciata ad Algeri) dei gruppi dell’Islam radicale, coinvolte spesso in rapimenti, attentati e azioni di forza.

Si tratta, inoltre, di un investimento rischioso, se non addirittura a fondo perduto: la ricchezza media di un algerino è valutata intorno ai 5.000 dollari/anno, e sebbene il costo degli immobili sia sostanzialmente minore rispetto agli standard europei (a Béjaïa, una città industriale a circa 250 km da Algeri, vi sono appartamenti di oltre 100 metri quadri a meno di 150.000 euro), la possibilità che questi vengano interamente ripagati con affitti “popolari” et similia è sicuramente bassa.

Se vi si aggiunge, come già detto in apertura, la possibilità concreta che dall’esecuzione di questi lavori di alto interesse economico derivi un rischio di malaffare, con maggiori ricavi a fronte di una minore qualità costruttiva, ecco che l’intero piano può essere visto sotto una luce diversa, dove i benefici per gli ultimi rasentano la nullità.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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