Alfano e Renzi. Potenziali leader di domani alle prese con quelli di ieri

renzi

Matteo Renzi

Roma – Si equiparano. Il sindaco piddino di Firenze Matteo Renzi e il segretario del Pdl Angelino Alfano paiono incedere sotto le luci della ribalta politica. Piaccia o meno ad elettori o ai vecchi big del Pd e degli azzurri, questo è il quanto e val la pena analizzarlo perché il loro passo – al momento – è limitato da ostacoli molto simili nonché scandito da differenze importanti.

L’ostacolo principale è presto detto: Renzi e Alfano devono fronteggiare la crosta dura degli inossidabili. I vari Pier Luigi Bersani, Rosy Bindi, Massimo D’Alema e via coi rottami di là e l’eterno Silvio Berlusconi di qua.

Sindaco e segretario sono attualmente incerti sul destino delle primarie nei rispettivi partiti. Renzi è obbligato dalle regole che il segretario Bersani dovrebbe fornire sulle modalità di partecipazione e non fornisce. Dettaglio non da poco perché solo con elezioni libere Renzi avrebbe occasione di presentarsi con il suo folto seguito di sindaci del centrosinistra che – ha spiegato l’amministratore al suo convegno fioretino di ieri BigBang Italia obiettivo comune – rappresentano già la ‹‹maggioranza del centrosinistra››.

Per Alfano il problema è analogo. Quando giorni fa Berlusconi ha dichiarato di voler rimanare alla guida del centrodestra ha implicitamente messo in discussione la stessa possibilità di dare luogo a un plebiscito elettorale, come deciso in passato dai vertici del partito, il che negherebbe ad Alfano l’occasione di procedere verso una piena leadership. Roba per cui avrebbe già il sostegno dello zoccolo duro del Pdl: gli anneini, primo tra tutti Maurizio Gasparri. Gente che – rivela un’indiscrezione di Libero, generalmente ben informato sulle vicende del Pdl – sarebbero pronti anche a creare un nuovo organismo nel caso in cui Silvio decidesse ufficialmente di tornare in politica. Si tratterebbe di un mix di An, Pdl, Fli, esuli della Lega. Segretario, Alfano. Potenziale elettorato, 10%.

Fin qui, in soldoni, le similitudini dei due destini. Arriviamo alle diversità perché il modo in cui i due procedono è proporzionale al loro stile e alle resistenze che tocca loro affrontare.

Alfano è fedele a Berlusconi. Sorvoliamo sulle sciocchezze in chiave bersaniana tra padroni e subalterni, chiacchiere stantie quanto chi le cita. Il punto è un altro: la fedeltà è virtù se non è cieca. Se lo è, è follia. Alfano non è né cieco né folle. Al contrario dispone di un certo seguito e di un programma piuttosto realistico. Racconta il segretario a L’intervista della domenica di Alessandro Banfi su Tgcom24: l’euro è una prerogativa per l’economia dell’Europa e quindi dell’Italia. Il problema non consiste nell’affossarlo o nel salvarlo ma nel renderlo sicuro dopo aver ribadito la sovranità di ogni nazione. Ed è secondo quest’ottica che Alfano chiarisce ‹‹[…] noi faremo i legittimi interessi dell’Italia e degli italiani›› arrivando a dire ‹‹no anche all’Europa››. Tu chiamala se vuoi rinegoziazione.

Siamo lontani anni luce da un Berlusconi a caccia di consensi che sale sul treno dell’antieuropeismo grillino per suggerire a giorni alterni lo stampo della moneta al posto della Bce, l’uscita dall’euro, l’affiancamento di una nuova lira. Tutta roba fattibile in sé giacché l’euro è un fallimento ma priva di una prospettiva chiara sugli equilibri finanziari mondiali e priva di una progettualità per realizzarla. Insomma, cose buone solo per solleticare l’ombelico elettorale. E poi c’è un’altra verità: sentirsi eterni non significa esserlo. Anche solo la possibilità di rinegoziare l’euro richiede tutta la prestanza fisica e il vigore che serve a gestire una battaglia, nella fattispecie contro la Germania. Berlusconi ha già dato e ha perso. Avanti un altro. Alfano tutto questo lo sa. Se non lo sa è bene che qualcuno glielo faccia presente affiché proceda per conto proprio.

Angelino-Alfano
Angelino Alfano

Arriviamo a Renzi. Voler rottamare può essere un’ottima iniziativa per farsi un nome (cosa avvenuta)  ma non ci si può limitare a questo. Il tema è noto: quali sono le idee del sindaco in materia di riforme, mercato, crisi europea, disoccupazione e via elencando? Nessuno lo sa e ora non basta più replicare di essere solo un sindaco per farla franca. Se ci si presenta per la poltrona del partito qualcosa di più sostanzioso bisogna pur fornirla. Tanto più che Renzi potrebbe anche essere in odore di candidatura per Palazzo Chigi se vincesse le primarie e potrebbe ottenere quel che ad Alfano sarebbe precluso per la diversa natura dell’elettorato: l’accesso a tanti voti del centrodestra. Tanti moderati di area destrorsa rimasti a casa alle ultime amministrative o che hanno convolato al Movimento 5 stelle e che potrebbero più che gradire la figura di Renzi. Se così fosse, lui da solo potrebbe arginare la dispersione di voti e fermare l’avanzata di Grillo e compagni.

Sia come sia, al momento, Alfano e Renzi rappresentano il futuro. Nell’attuale congiuntura socio-politica non  è poco.

Chantal Cresta

Foto || ansa.it; affaritalianilibero.it

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

2 Risponde a Alfano e Renzi. Potenziali leader di domani alle prese con quelli di ieri

  1. avatar
    Luca Bonicalzi 25/06/2012 a 02:24

    L’articolo dice. “Sia come sia, al momento, Alfano e Renzi rappresentano il futuro…. non è poco. Bene, io dico: “E’ poco, molto poco.”.

    Rispondi
  2. avatar
    Chantal Cresta 25/06/2012 a 18:45

    L’articolo dice: “Sia come sia, al momento, Alfano e Renzi rappresentano il futuro. Nell’attuale congiuntura socio-politica non è poco”. Confermo. Non tanto sulla fiducia a priori ma perché una possibilità non la si nega a nessuno. Tanto più se in giro ci sono solo e sempre i soliti catorci, abbiamo la crisi economica che morde e urge avere visi nuovi da proporre al mondo. Con tanti saluti al buon Monti già eclissato dalla stampa nazionale ed internazionale.
    Neppure a Grillo si nega. Uno che castiga parlamentari con pendenze giudiziarie e nuclearisti salvo avere 1 anno e 4 mesi di carcere alle spalle per “macroscopica imprudenza” automobilistica (si legge nella sentenza di condanna per la morte di 3 persone investite su una mulattiera ghiacciata) e consumare elettricità come un comunello di 7000 anime.
    Non è poco perché prima di castrare chicchessia gli si deve almeno consentire di sbagliare.

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews