Alemanno e Pdl: cambio di rotta

Gianni Alemanno

Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno

Roma – Finirà nello stesso modo, con quello stesso dito alzato verso il palco? Quell’indice che segnò la fine di un’amicizia, di un’alleanza, di un’intera stagione?

Certo Gianni Alemanno non è per Berlusconi e il Pdl quello che era invece Gianfranco Fini, suo cofondatore, ma le ultime uscite del sindaco di Roma sembrano ricalcare in qualche modo quelle del Presidente della Camera prima della cacciata dal partito.

Sono ormai mesi che Alemanno ripete la stessa frase: serve un cambio di rotta.
Iniziò in maniera più insistente all’indomani della batosta delle amministrative, quando esortò il Pdl ad aprire “a personalità che si erano allontanate” (cioè i futuristi) e, proposta ancora più dirompente, a cambiare il simbolo del Pdl e togliere il nome di Berlusconi, guardando anche “alla sostanza del partito e al suo forte radicamento nel territorio e tra la gente”.

C’è stato sì un cambiamento da allora, con il passaggio della segreteria del Pdl all’ex ministro della giustizia Alfano; ma tante altre sono state invece le situazioni che hanno rafforzato il sindaco di Roma nella sua convinzione: l’ulteriore sconfitta al referendum di giugno, i nuovi scandali del premier, le continue liti nella maggioranza, la situazione economica e la conseguente perdita di credibilità del governo da parte dell’Europa; tutti fattori che stanno dimostrando la necessità di un cambio non solo a livello nazionale, ma anche di partito.

Quella che è venuta fuori dalla convention dei circoli della “Nuova Italia” conclusasi questo fine settimana è un’idea di partito ben diverso dal quello che è invece oggi il Pdl.

Alemanno ha proposto un programma di fine legislatura comprendente una nuova legge elettorale che ridia ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentati, in modo che non ci sia “mai più una Minetti in un consiglio regionale”.
Il sindaco di Roma ha anche sottolineato l’importanza delle primarie per il partito, anche per scegliere i candidati sindaci, ed infine, quasi ripetendo le parole del suo ex presidente ai tempi di Alleanza Nazionale, ha esortato a “convocare già nelle prossime settimane gli organismi di partito per discutere delle questioni programmatiche”. Sono gli stessi richiami alla collegialità che Gianfranco Fini faceva ripetutamente prima di quel fatidico aprile.

È  vero che Alemanno non intende uscire dal partito, e questo lo ha ribadito a scanso di equivoci; ma quella frase rilasciata subito dopo la kermesse, quel “se le nostre richieste non verranno accolte la nostra posizione dentro il partito cambierà” tradisce una presa di posizione ben più forte di un semplice suggerimento.

Anche nei confronti della Lega, il sindaco di Roma è sulle stesse posizioni che sono sempre state quelle di Fini, e cioè che non può esistere nessuna Padania, che “bisogna cancellare dal lessico della maggioranza la parola secessione e sventolare con più convinzione la bandiera del proprio Paese”.

Il Presidente della Camera pagò allora a caro prezzo la sua “infedeltà” (come venne bollato il suo contributo interno al partito), ma quell’aprile la situazione era ben diversa. Oggi, Berlusconi è sicuramente più debole di allora, sia politicamente che personalmente, ed appare più solo anche all’interno della sua maggioranza.
Inoltre, l’interlocutore diretto non è (o non dovrebbe essere) più Berlusconi, ma Alfano: a lui è diretto il documento scaturito dalla convention, lui è stato scelto per dare una scossa e un’immagine di novità e rinnovamento rispetto al dirigismo aziendalista che ha caratterizzato questi ultimi anni di vita del Pdl.

Per queste ragioni, forse le parole di Alemanno avranno un esito diverso rispetto a quella che fu, invece, la risposta data allora a Fini.
Forse quel dito non si alzerà un’altra volta, ma la situazione non è certo semplice.

Gianfranco-fini

Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini

Nel documento conclusivo della tre giorni “Cambiare, partecipare, unire l’Italia” vi è una forte esortazione a“promuovere  il più vasto confronto possibile con tutte le forze politiche, sociali, economiche e culturali del Paese”, e soprattutto si richiama espressamente il Pdl a “prevedere esplicitamente un nuovo programma politico e il percorso per individuare una nuova candidatura per la  premiership alle prossime elezioni”. Ed ancora, “una prospettiva in grado di aggregare un nuovo schieramento di centrodestra con tutte le forze realmente alternative alla sinistra”.

Alemanno ha lanciato la sua sfida: un nuovo programma, una nuova candidatura, un nuovo schieramento.
Alfano è avvertito. Più chiaro di così.

Tommaso Tavormina

Foto|| adnkronos.com; freenewsonline.it

 

 

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