Album di cover per i Puddle of Mudd

Dopo le fatiche dell’ultimo tour i Puddle of Mudd sfornano un buon disco di cover, frutto di tre settimane di registrazione avvenute nel marzo di quest’anno. La band americana, ormai sulla scena da più di dieci anni sforna undici classici del rock rivisitati, come a voler dire che i capisaldi del rock non vengono mai dimenticati.

Si parte con una buona Gimme Shelter dei Rolling Stones, abbastanza fedele all’originale; seguita dall’ottima Old Man, brano di Neil Young, qui rivisitato con potenza, stile ed originalità.

Terzo brano del lotto è T.N.T., uno dei classici assoluti degli Ac/Dc: potente, precisa e arrabbiata al punto giusto, anche se il confronto con l’originale non può che far risaltare le qualità superiori della band australiana. Stop Draggin’ My Heart Around di Tom Petty e Stevie Nicks è il brano successivo: un’altra buona rivisitazione, che si avvale anche della collaborazione della cantante BC Jean. Si continua poi con The Joker, un classico della Steve Miller Band già coverizzato da numerosi artisti in passato.

Brano successivo è Everybody Wants You di Billy Squier, seguito da una lunga versione di Rocket Man di Elton John, forse un tantino troppo lunga nella chiusura finale, ma comune da non disprezzare.

Si continua con All Right Now dei Free, altro classico del rock mondiale qui in versione per la verità un po’ anonima: l’originale, con tutti i difetti di una produzione di inizio anni ‘70, ha nonostante tutto più fascino e tiro. Decisamente meglio con la successiva Shooting Star, brano dei Bad Company, qui potente e trascinante: senza dubbio una delle migliori cover dell’intero disco. Segue una buona D’yer maker dei Led Zeppelin, molto fedele all’originale ma ben condita da una generale pesantezza che le aggiunge un tocco di modernità e di potenza in più rispetto alla versione degli Zep, praticamente reggae.

Si giunge così al termine del disco con Funk #49 dei James Gang, altro ottimo brano, tra i migliori dell’intero lotto.

Un buon disco di cover, ottimo per i fan più oltranzisti dei Puddle of Mudd e divertente ascolto per tutti gli amanti del rock. Canzoni ben scelte e ben suonate, anche se, ad esser onesti, alcuni brani risultano troppo simili all’originale: forse una rivisitazione con un tocco di personalità in più non avrebbe guastato, soprattutto da parte di una band matura e ormai consapevole del proprio ruolo.

La band americana è stata spesso erroneamente inserita nel filone nu metal di metà anni ’90: in realtà se ci sono forti legami tra i Puddle of Mudd e alcuni esponenti di quella corrente musicale (Fred Durst su tutti), musicalmente ci troviamo di fronte ad una band rock a tutti gli effetti, di impostazione classica e lontana dalle sperimentazioni e dalle sonorità di band come Korn, Limp Bizkit e Linkin Park.

Questo disco di cover è una dimostrazione ulteriore di questo: le canzoni rivisitate sono assoluti classici del rock, come a voler mostrare le origini musicali della band di Kansas City, un ottimo gruppo, esperto e maturo, ormai giunto alle soglie del quinto album in studio.

Alberto Staiz

Foto | via http://www.newreleasesnow.comwww.airdave.it

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