Al via, a Roma, i 100 capolavori dallo Städel Museum di Francoforte

“Ritratto di donna su un tetto di Roma” di Klinger

Roma – La porzione otto-novecentesca di una collezione tedesca che spazia dai nazareni ai romantici, dal realismo all’impressionismo, dal simbolismo alle avanguardie. Si tratta della prima occasione per una presentazione in Italia delle collezioni del celebre museo di Francoforte, una delle più ricche e prestigiose raccolte europee d’arte antica e moderna, fondata nel 1815 dal mercante e banchiere Johann Friederich Städel (1728-1816). La mostra, allestita a Palazzo delle Esposizioni a Roma, è a cura di Felix Krämer e resterà aperta al pubblico fino al 17 luglio 2011. Johann Friederich Städel volle donare, come legato post – mortem, questa collezione privata alla collettività, facendo in questo modo di essa, una fondazione unica nel suo genere nell’Europa del tempo.

La selezione delle opere scelta per il Palazzo delle Esposizioni ha lo scopo di portare il pubblico a familiarizzare con una prospettiva geografico – culturale dell’arte europea più ampia, variegata e sorprendente tra la fine del  XIX secolo e l’inizio del XX. La mostra è articolata in sette scansioni stilistico-cronologiche distribuite nelle sette gallerie ai lati della monumentale Rotonda del Palazzo. In occasione dell’esposizione, a partire dal 29 aprile, ogni ultimo venerdì del mese, si svolgeranno anche alcuni appuntamenti per gli adulti all’ora dell’aperitivo (alle 19.00), per una lettura guidata di tre capolavori in mostra: “Musicisti dell’orchestra” di Edgar Dagas, “Cristo e la Samaritana”di Odilon Redon, “Carro circense” di Max Beckmann.

La rassegna si apre sullo scenario del classicismo tedesco di primo Ottocento introdotto dall’enorme ritratto di Goethe in riposo sullo sfondo della campagna romana, posto in fondo alla parete della stanza, realizzato nel 1787 da Tischbein e diventato simbolo assoluto del mito italico del Grand Tour. Tra i dipinti presenti in questa sezione vale la pena menzionare “Eruzione del Vesuvio” di Joahn Christian Dahl ( 1820-26) e “La quercia millenaria” di Carl Friedrich Lessing (1837). Si tratta comunque di pittori tedeschi attivi in Italia all’inizio del secolo XIX, romantici e seguaci delle poetiche del sublime nordico e delle atmosfere tumultuose del meridione esotico.

"Dopo la colazione" di Renoir

Il secondo ambiente è, invece, dedicato alla pittura realista intorno alla metà del secolo XIX e presenta gli esiti della cultura romantica e le reazioni della stessa. Sono allestite anche opere con vari esempi della pittura en plein air, come il grande “Frutteto” di Daubigny (1876) che campeggia nella parete a fondo sala. In evidenza anche lo splendido quadro in olio su tela “Alla Finestra” di Fritz von Uhde (1890-91) e “Veduta di Francoforte con il vecchio ponte di Sachsenhausen” di Courbet (1858). Chiude il percorso della sala il celebre quadro “Casa di campagna presso Nuenen” di Van Gogh. L’ambiente successivo è riservato al movimento simbolista ed è rappresentato dai suoi protagonisti assoluti ( Moreau, Redon, Munch ed Ensor) con le loro evocazioni di mondi immaginari ed inquietanti. Si tratta di immagini forti e cruente, come “Sansone e Dalila” di Liebermann (1902), mentre in “Ritratto di donna su un tetto di Roma” di Klinger (1891) l’atmosfera si fa più intima, rilassante e sospesa.

Alla rivoluzione impressionista è dedicata la parte centrale della mostra (sala n. 4). Sono presenti le opere più famose come “La colazione“ (1868) e “Dopo la colazione” di Renoir (1879), associate ai paesaggi en plein air di Sisley “Rive della Senna in autunno” (1876) e ad un gruppo di raffinate opere post- impressioniste e nabis (Boonard, Denis e Serusier). La quinta sala è dedicata interamente all’espressionismo di marca tedesca, rappresentata da un gruppo di opere la cui formula pittorica drammatica afferisce alle idee maturate all’interno del gruppo Die Brücke (con Heckel e Nolde). Molto particolari e interessanti sono le opere di Rottluff “Devozione alle stelle” (1919) e Kirchner “Suonatore di organetto al chiaro di luna” (1924), dove prevalgono i colori forti e accesi del blu, del verde e del violetto.

A Max Beckmann e al suo stile incisivo che riflette le complessità della cultura europea tra le due guerre, è dedicata tutta la sesta sala. Tra le sue opere spiccano in modo particolare “La Sinagoga a Francoforte” (1919) e “La stazione centrale di Francoforte” (1943). Una curiosità è che in entrambe queste opere c’è la presenza della figura del gatto in primo piano. Nell’ultima stanza sono presentate le opere afferenti alle avanguardie della prima metà del secolo, cubismo e astrattismo. Il famosissimo “Ritratto di Fernande Olivier” di Picasso (1909) occupa solitario la parete di fondo della sala e rappresenta tutta la potenza formale che la rivoluzione cubista dimostrerà nello svolgimento dell’arte del ventesimo secolo. Nel resto della sala sono allestite le opere di Klee e di Javlensky, di Marc e di Macke, di Ernst e di Schlemmer.

Un’esposizione articolata e ricca di opere che vale la pena visitare…buon divertimento!

di Chiara Campanella

 

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