Il jazz elegante di Stefano Bollani e Irene Grandi al Teatro Romano di Fiesole

I due "vecchi" amici Bollani & Grandi (estatefiesolana.it)

I due "vecchi" amici Bollani & Grandi (estatefiesolana.it)

Ci sono luoghi capaci di far nascere suggestioni ed evocare emozioni. E queste suggestioni sono legate ad una musica sempre diversa ed appropriata. L’opera al teatro, il rock negli stadi…e il jazz nella fantastica cornice del Teatro Romano di Fiesole. Se, poi, a fare jazz sono due artisti versatili e geniali come Stefano Bollani e Irene Grandi (di scena nella serata dello scorso venerdì 19 luglio per l’Estate Fiesolana), allora ci sono tutti i presupposti per una serata di grande musica.

Pianoforte, microfono, due coni di luce e la classe cristallina di due vecchi amici che hanno deciso di ritornare insieme sul palco. Perché Irene Grandi e Stefano Bollani nei primi anni ’90 facevano parte del gruppo fiorentino La Forma (e non perdono occasione per ricordarlo al pubblico, mettendosi alla berlina spontaneamente e intonando l’omonimo singolo).

E che tra i due ci sia un’intesa di vecchia data è evidente da subito: si cercano con gli sguardi, si prendono in giro, si sfidano in continuazione. L’impressione che nasce nello spettatore è quella di prendere parte ad una rimpatriata, più che ad un concerto. E in questa rimpatriata, Stefano Bollani con il pianoforte e Irene Grandi con la voce prendono per mano lo spettatore e lo conducono in un repertorio quanto mai vasto ed eterogeneo: si va da No Surprises dei Radiohead al jazz partenopeo di A me me piace ‘o blues di Pino Daniele, passando per un capolavoro della tradizione portoghese quale Medo de amar di Vinicius de Moraes.

Un riferimento alla canzone italiana diventa quasi imprescindibile. E, così, Viva la pappa col pomodor di Rita Pavone assume i toni di una marcetta semi-seria, Costruire di Niccolò Fabi si arricchisce (se possibile) di una visione ancora più intimistica, a Scusami di Joe Barbieri (con cui Bollani collabora da tempo) viene riconosciuta un’attenzione più che meritata.

Non mancano le sperimentazioni, prima appena accennate dal tocco magistrale di Bollani e poi palesate dalla voce graffiante di Irene Grandi: Dream a little dream of me che sfuma nelle note di Sweet dreams degli Eurythmics, Olhos non olhos di Chico Barque de Hollandi che si arricchisce di effetti sonori e giochi di rimandi musicali. Una scelta di canzoni eterogenea, che richiede una capacità di entrare e uscire da una gamma di sonorità, lingue e ritmi davvero complessa e molto varia. Ma la classe dei due interpreti riesce a ben figurare dinanzi a queste difficoltà.

(Foto: estatefiesolana.it)

Antonio Giordano

[youtube]http://youtu.be/v2fxr6GoBuc[/youtube]

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