Al Napoli vengono i 7 minuti: polemica con Ilaria D’Amico e Sky

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Ilaria D’Amico (thewardrobe.it)

I sette minuti della discordia. Quattrocentoventi secondi, tanto è bastato – secondo la rigidissima normativa concertata dalla Lega e dalle emittenti che hanno acquistato i diritti di ritrasmissione delle partite di serie A – a far scattare un botta e risposta a distanza tra la conduttrice di punta di Sky Sport Ilaria D’Amico e l’ufficio stampa del Napoli.

BOTTA… - L’antefatto risale a ieri, durante l’intervista di rito al termine dell’incontro Napoli-Atalanta. L’allenatore partenopeo Rafa Benitez è davanti alle telecamere di Sky, quando il direttore della comunicazione della SSC Napoli Nicola Lombardo interviene per sottrarlo bruscamente alla raffica di domande. Ilaria D’Amico è contrariata e lo dice pubblicamente, in diretta: «Non è accettabile che l’ufficio stampa del Napoli porti via Benitez dai nostri microfoni in modo così frettoloso, ci sono dei tempi stabiliti che devono essere rispettati. Avevamo il diritto di parlare per un altro minuto e 35 secondi. Chiederemo spiegazione al Napoli, occorre rispetto».

… E RISPOSTA - In serata del giorno successivo la replica dell’ufficio stampa del Napoli. Lunga, articolata e firmata dallo stesso Lombardo. «E’ giunta l’ora di fare chiarezza – recita la nota –  a vantaggio di tutti i telespettatori, sulle regole in atto nelle interviste del post partita agli allenatori. Soprattutto dopo la “protesta” della signora D’Amico sul fatto che la SSC Napoli non avrebbe tenuto nei tempi prestabiliti il signor Benitez ai microfoni di Sky nel post partita di Napoli-Atalanta. La SSC Napoli, che io rappresento nella parte della Comunicazione, ha sempre rispettato pienamente le regole imposte dagli accordi per le interviste, ma esige che lo stesso facciano i broadcasters nei suoi confronti. Che Sky permetta che una sua giornalista, in diretta televisiva, critichi l’operato di una società, senza nemmeno verificarne le motivazioni, è qualcosa di incredibile».

LA SPIEGAZIONE – La nota continua snocciolando gli obblighi a cui sono tenute le società al termine dei match: «Gli allenatori, al termine delle partite, devono sostenere una raffica di interviste obbligatorie. L’elenco è scandito da regole ferree, che impongono agli Uffici Comunicazione delle società di portare gli allenatori nell’ordine a: Sky, Mediaset, Rai, a volte Cielo e altri canali che abbiano preso i diritti, Radio Rai e infine, buoni ultimi, ai giornalisti della carta stampata nella classica conferenza stampa. Un’operazione che dura tra i 55 e i 70 minuti. Nello specifico, Sky, avendo pagato di più di altri i diritti per la trasmissione degli eventi, può obbligare il Benitez di turno a stare fino a 30 minuti di fronte alle telecamere. Nel senso che l’intervistato deve aspettare qualsiasi loro esigenza. Deve aspettare se viene data la parola ad altri allenatori, ai commentatori, a chiunque la regia ritenga opportuno. E’ nelle regole».

Nicola Lombardo, direttore ufficio comunicazione del Napoli (napolisoccer.net)

Nicola Lombardo, direttore ufficio comunicazione del Napoli (napolisoccer.net)

I 7 MINUTI DELLA DISCORDIA – «All’interno di questi 30 minuti, l’intervista deve durare al massimo 7 minuti. Quando comincia, come è successo ieri, il responsabile della Comunicazione controlla i tempi. Come lo fa? Affidandosi a un “cronometrista” della Lega Calcio, sempre al suo fianco. “Mancano 3 minuti, ne mancano 2, ultimo minuto”. A quel punto, quando la Lega dice che manca un minuto o 30 secondi, si chiede a Sky (o a Mediaset o alla Rai) di stringere, cioè di arrivare al termine della loro intervista in diretta senza sforare troppo nei tempi. Ovviamente, se sono passati i 7 minuti e Benitez sta ancora parlando, nessuno irrompe nella diretta e lo porta via. Si lascia che l’intervista si concluda, anche se questa abbia sforato i 7 minuti. Ma spesso avviene qualcosa di diverso: l’intervista ha superato i 7 minuti, la produzione del canale lo sa, la Lega lo ha certificato, il giornalista che intervista ne è perfettamente al corrente, e, nonostante ciò, dallo “studio” si continua a fare domande, superando abbondantemente i tempi previsti.

LA RICOSTRUZIONE E L’ATTACCO – «Veniamo a quanto è successo ieri. Io non so quanto sia durata l’intervista a Benitez perché  il conto del tempo  lo fa il responsabile della Lega. Sono intervenuto portando via Benitez, in modo educato e limitandomi a dire che il tempo era scaduto, su segnalazione della Lega che mi ha indicato che i 7 minuti erano abbondantemente passati. Nessuna scorrettezza da parte nostra. Un problema analogo è accaduto con Mediaset subito dopo. Al termine dell’intervista di Benitez, durata certamente più dei 7 minuti previsti, dopo che l’allenatore aveva salutato, Mediaset ha messo in onda un collegamento a sorpresa con il giornalista Pardo e un calciatore. Il mio atteggiamento è stato ancora più fermo che nei confronti di Sky. A questo punto chiediamo alla Lega Calcio che ci rappresenta e che deve essere arbitro di quanto succede nei pre e nei post partita, di essere vigile sul rispetto delle regole da parte dei broadcasters e di prendere i necessari provvedimenti in caso di mancato rispetto delle regole. Le televisioni contribuiscono parzialmente a creare economia nel calcio, ma senza l’economia che il calcio produce per le stesse pay tv, queste non esisterebbero». Siamo solo alla 3a giornata e non c’erano immagini incriminate da commentare. Se la polemica si sposta dal terreno di gioco alla zona mista, forse ne ha solo da guadagnare il gioco.

Francesco Guarino
@fraguarino

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