Aiuti umanitari: ci sono, ma usati male

La risposta alle reali necessità dei paesi poveri viene quasi sempre disattesa. Nonostante gli aiuti consistenti, i successi sono minori rispetto alle aspettative. L’Italia è il terz’ultimo paese d’Europa

di Nicola Gilardi

Ansa

Roma – Gli aiuti umanitari verso i paesi in via di sviluppo sono fondamentali per permettere alla popolazione di poter sopravvivere e avere un futuro. L’anno scorso, secondo l’organizzazione non-profit DARA sono stati destinati 10,4 miliardi di dollari, circa 7 miliardi di euro per il sostegno ai paesi poveri. Una cifra importante, alla quale hanno partecipato tutti i maggiori stati mondiali ed europei.

Ma questi aiuti sono davvero efficaci? Riccardo Polastro, capo del dipartimento di valutazione di DARA sostiene che questi aiuti vengono utilizzati male:«Sta diminuendo la capacità dei donanti di rispondere in modo idoneo alle emergenze umanitarie».

I conflitti nel mondo continuano ad aumentare e raggiungere le popolazioni nelle zone di guerra è sempre più difficile. Il lavoro degli operatori umanitari diventa sempre più insicuro e pericoloso. «L’HRI, humanitarian response index, mostra che le nazioni più potenti e ricche del mondo sono ancora inefficienti quando si tratta di dare assistenza umanitaria alle popolazioni colpite dalle crisi, per aiutarle a salvare le loro vite a la loro dignità – continua Polastro – ci sono sempre maggiori problemi di mancanza di accesso alle popolazioni, per esempio in Afghanistan il 50% del territorio non è accessibile, nel Sudan sono state buttate fuori le organizzazioni umanitarie, in molte regioni del mondo non riesce a dare protezione alle popolazioni, da un punto di vista legale e fisico».

La posizione dell’Italia nell’indicatore della Risposta Umanitaria è molto bassa, siamo al 21esimo posto. La classifica tiene conto di 85 indicatori e l’Italia risponde bene nell’immediato di un evento catastrofico, nella risposta rapida di aiuti, ma ottiene pessimi risultati riguardo alla risposta alle necessità delle popolazioni colpite oltre che alla capacità di lavorare con altri partner.

A guidare la classifica della DARA sono i paesi dell’Europa del nord, come Norvegia, Svezia e Irlanda. Gli Stati Uniti che sono i maggiori donatori, invece si posizionano al 14esimo posto.

Gli operatori sono consapevoli che quest’anno gli aiuti saranno minori, Polastro infatti dice: «Non ci aspettiamo  per quest’anno che i paesi arrivino a dare la stessa cifra dello scorso anno». A confermare questa linea c’è la presa di posizione dell’ONU che prevede un taglio di 4,8 miliardi di dollari, soprattutto a causa della crisi. A operare il taglio più consistente però è proprio il nostro paese, 56% in meno rispetto all’anno precedente e per una volta siamo al primo posto, ma francamente, ne avremmo fatto volentieri a meno.

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