Agate Rollings: la recensione del loro esordio discografico

La copertina dell'album

Agate Rollings è una nuova realtà musicale che si affaccia nel panorama discografico italiano, nel settore della musica elettronica sperimentale. La prima idea di questo progetto nacque nel 2010 dall’unione dei due componenti Alessandro Sgarito e Stefano Gallone, che decidono di unire le proprie forze per dare vita ad un progetto musicale innovativo ed unico, lontano dai generi di riferimento che hanno da sempre influenzato i due musicisti, ovvero grunge, jazz e fusion e rock sperimentale. L’obiettivo dei due musicisti era quello di mettersi in gioco con l’elettronica, genere musicale al quale sono sempre stati interessati. Dopo due anni dalla creazione del progetto vede finalmente luce il primo lavoro ufficiale autoprodotto, intitolato Lost Battle Against Failure, che esce sul mercato discografico questo mese.

La proposta musicale di Agate Rollings si inserisce in un contesto di musica elettronica estremamente sperimentale che può essere ricondotto al genere ambient. Le influenze musicali più rilevanti posso essere ritrovate in nomi quali Thomas Koner (nel suo stile glaciale e freddo), Pan American (con chiari riferimenti a brani come Quiet City), Brian Eno (in particolare l’album On Land del 1982), proseguendo con Godspeed you black emperor e Tangerine Dream.

Ma le influenze del progetto non si fermano qui: i Pink Floyd sono onnipresenti, e un certo retrogusto di post rock (sulla falsa riga dei Mogwai) è chiaro. Il tutto viene shakerato in una miscela innovativa ed originale, frutto della maestria di due musicisti capaci ed ispirati.

Analizzare brano per brano questo album sarebbe impossibile ed inutile, trattandosi di una sorta di concept musicale che deve essere osservato con attenzione nella sua interezza, nella quale un brano è legato al precedente da un unico filo conduttore: il tema della perdita inteso come lotta contro cause di forza maggiore che impediscono la libera espressione soggettiva ed il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Un tema attualissimo: le difficoltà e i fallimenti di una generazione vengono raccontati attraverso una musica dilatata, glaciale, ossessiva, ma al tempo stesso accomodante e piacevole, che ci racconta di paesaggi e atmosfere idilliache, immaginari e metaforici traguardi difficilmente raggiungibili. Il tutto senza l’utilizzo di una singola parola, elemento totalmente assente da un album nel quale la musica è protagonista totale.

Alessandro Sgarito e Stefano Gallone

Tappeti di tastiere e sintetizzatori creano un soffice sottofondo sul quale si innestano brevi giri di chitarra e basso: melodie a volte ossessive, a volte malinconiche, pensierose e penetranti; seguendo quelle che sono le maggiori emozioni e gli stati più ricorrenti dell’animo umano.

Le note ossessive di 1958 Clockwork, l’accompagnamento glaciale e sinistro che sfocia in melodia piacevole di 1984 Artic, la rilassante malinconia di 1976 Border, le note avvolgenti e piacevoli di 1960 Shoot, il giro ossessivo di 1987 My Favourite Countdown, e così via; per poco più di quaranta minuti di musica intensissima e densa di significati.

Tutte le principali emozioni dell’animo umano vengono passate in rassegna in un caleidoscopio di suoni, colori e immagini. Un vero e proprio viaggio musicale all’interno della coscienza umana e delle sue problematiche più nascoste. Un disco assolutamente non immediato, che va ascoltato ed assimilato con calma, un pezzo alla volta, al fine di arrivare ad assaporare il significato totale della sua interezza.

Un nuovo progetto musicale fresco ed ispirato, che spicca per intensità di significati nel mare di banalità che affolla il mercato discografico odierno.

Alberto Staiz

Photos by Daniela Dioguardi

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