‘Affari di famiglia’, il secondo romanzo di Francesco Muzzopappa

Francesco Muzzopappa torna in libreria con 'Affari di famiglia', un racconto surreale e divertente ma con una trama fragile e poco coinvolgente

Francesco Muzzopappa

Affari di famiglia – la copertina (www.bonsai.tv)

Un anno dopo aver regalato ai lettori una storia spassosa e divertente attraverso il romanzo d’esordio Una posizione scomoda (Fazi 2013, «Le meraviglie» 14,50€), torna il libreria l’autore umoristico Francesco Muzzopappa, con il racconto Affari di famiglia (Fazi 2014, «Le meraviglie» 14,50€).

LA STORIA – La contessa Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna è una nobile piemontese abituata per lunghi anni a vivere negli agi e nel lusso. Ma da qualche tempo la crisi sembra aver colpito anche il suo nobile casato: patrimonio dimezzato, beni immobili e arazzi dati in pegno e, ciò che angoscia maggiormente la contessa, il dover far colazione con le gocciole, rinunciando alle meravigliose frolle della prestigiosa pasticcieria Baratti & Milano. Ma non è solo la crisi ad aver falcidiato le fortune di famiglia: anche il figlio Emanuele, inspiegabilmente designato da Amedeo, defunto marito della contessa, erede del tesoro del casato, dimostra senza troppa fatica di essere tanto bello quanto «una specie di creatura acefala cui al massimo dare compiti semplici come rispondere chi è? al citofono». Non solo, ma a questa scarsità genetica di doti intellettive, aggiunge una smodata passione per giovani donne dal petto florido pronte a dissanguarlo.

LA RAPINA – La situazione sembra precipitare ulteriormente quando la contessa viene convocata in banca da Anna, una sciatta contabile, per discutere il livello raggiunto dai debiti accumulati dalla famiglia. L’unica soluzione proposta dalla funzionaria è quella di conservare i beni rifugio, nell’attesa di superare la crisi. Proprio come il Koh-i-Noor, gioiello inestimabile di proprietà del casato. Ma si pone un problema: Emanuele ha regalato il prezioso gingillo alla nuova fiamma, Ludmilla Coprova e la notizia è diventata di dominio pubblico. Proprio mentre la contessa è indecisa se avere un malore, una crisi isterica o commettere un omicidio, accade l’imprevedibile: una rapina in banca, che culmina nel sequestro della protagonista.

IL RAPIMENTO -  In realtà il rapinatore rivela presto le sue intenzioni: non vuole certo rendersi responsabile di un sequestro, ma liberare la contessa dopo averle narrato le sue imprese con una logorrea senza limiti. Mentre il malvivente declina senza freni inibitori tutte le sue imprese, la contessa ha un’illuminazione: fingere il rapimento e chiedere in riscatto il Koh-i-Noor. Prende quindi in mano la situazione e costringe il rapinatore, in realtà uomo solo e con l’ambizione di diventare uno scultore di velieri, sua interpretazione di banali barche in legno con uomini orbi e zoppi intagliati con la pretesa che siano marinai, a ospitarla nella sua casa di campagna e a mandare lettere minatorie al fine di costringere il figlio a recuperare il prezioso gioiello.

Francesco Muzzopappa

Francesco Muzzopappa con la copertina del libro precedente (www.40secondi.com)

 LO STILE – Francesco Muzzopappa, autore radiofonico e sceneggiatore di testi demenziali, torna cosi a scrivere un romanzo surreale e comico quanto il primo, dotato del medesimo humor tagliente e tipicamente inglese, omaggio ad autori come Tom Sharpe, Alan Bennett e P.G. Wodehouse. L’effetto creato dalla scelta dello stile, esattamente come nel primo romanzo, regala pagine in cui le battute a raffica non si contano, fatte recitare da Maria Vittoria dal Pozzo della Cisterna, personaggio caustico e consapevole di essere fuori dal tempo, ma che non perde la sua carica di sarcasmo e ironia neppure nei momenti più difficili, regalando ai lettori minuti esilaranti.

LA TRAMA – Tuttavia, rispetto a Una posizione scomoda, la scelta di narrare in prima persona la vicenda tramite gli occhi di un’anziana aristocratica, presenta due difficoltà: da un lato l’impossibilità di un processo di identificazione da parte del lettore e un conseguente minor coinvolgimento emotivo. Dall’altro è la narrazione stessa ad apparire in certi momenti più forzata e meno lucida. Ma forse questo secondo effetto è determinato anche da una trama di per sé meno solida e credibile rispetto alla precedente esperienza letteraria. Perché se è vero che un romanzo comico e surreale non necessita di essere supportato da una trama corrispondente a realtà, la grossa differenza sta nel fatto che troppi fatti restano inspiegabili e troppi avvenimenti vengono lasciati senza alcun seguito perché ci possa essere un vero coinvolgimento del lettore. Forse le scelte sono volute dall’autore stesso: creare un romanzo surreale e divertente senza dare ulteriori spiegazioni non necessarie. Ma la prima opera aveva un intreccio assai più completo e per questo appariva più realistica e divertente: Fabio, lo sceneggiatore di porno, avrebbe potuto essere un uomo qualunque in cui identificarsi, cosi come la sua incredibile vicenda. In questo caso né la contessa Maria Vittoria, né la sua storia possono mostrare una vicinanza vagamente empatica coi lettori.

Francesco Muzzopappa, Affari di famiglia, Fazi 2014, «Le meraviglie», 14,50€

Daniele Leone
@DanieleLeone31

 

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