Adozione in riduzione. Perché?

adozioneL’adozione è in calo: sempre meno persone scelgono di salvare un bambino dalla solitudine di un freddo orfanotrofio. Tempo fa, l’unica soluzione per chi non riusciva ad avere figli era adottarne uno, compiendo una buona azione e diventando genitore. Ora invece, causa la crisi e i nuovi metodi di concepimento, molti bambini non conosceranno mai l’affetto materno.

Il problema a cui va incontro una coppia che sceglie di adottare non è solo economico, ma anche pratico. I tempi di attesa sono lunghissimi, nonostante sia diminuita l’attesa di due mesi. Quindi, dalla data di conferimento dell’incarico da parte dell’ente all’autorizzazione dell’ingresso in Italia del minore, passano 23 mesi. Un’attesa straziante, carica di paure ed aspettative. Molte volte, infatti, il piccolo arriva dalla famiglia adottiva con una valigia carente di vestiti, ma carica di ricordi negativi e traumi.

Il 12% delle coppie non adottano proprio a causa di questo. Sono consapevoli del fatto che i bambini  che arriveranno saranno quelli definiti “special needs”, cioè con bisogni speciali. Necessiteranno quindi delle cure di psicologi, logopedisti e specialisti, richiedendo spese che molti non possono sostenere. Per non parlare della scuola pubblica che, con i budget ristretti, non sa sostenere queste creaturine fragili e bisognose di attenzioni.

Il rapporto pubblicato l’11 aprile dalla CAI (Commissione per le Adozioni Internazionali), evidenzia che anche l’età media dei bambini è in riduzione: 5 anni e 11 mesi rispetto a 6 anni e 1 mese del 2011. Più precisamente, oltre un terzo dei bambini adottati nel 2012 ha un’età compresa fra 1 e 4 anni, il 47,5% fra 5 e 9 anni, l’11,1% pari o superiore a 10 anni, mentre solo il 3,6% è sotto l’anno d’età. Adottare un bimbo più piccolo, che non ricorderà di non essere nato nel nido familiare che lo ha accolto, è molto più rassicurante. Ma non va sottovalutato il reale successo di molte adozioni in cui bambini con molte problematiche hanno trovato forti figure genitoriali che li hanno aiutati a rielaborare il loro percorso di vita.  

La cosa più importante è che questi bambini vengano circondati dall’amore di una famiglia solida. Le coppie che desiderano un figlio con tutto il cuore e provano per anni ad averne uno senza risultati, considerano il bambino adottato un dono del cielo. E lo è. Ogni vita è un dono, ogni bambino merita un’infanzia felice e piena d’affetto. I numeri non contano nulla di fronte a questo. Il sorriso di un bambino felice di essere al sicuro renderà qualsiasi ostacolo facile da superare.

 Claudia Polsinelli  

Foto via piattaformainfanzia.org, www.comunitamontanavlcc.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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